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L'ELEMOSINA
La scuola
che frequentavo da bambina era
situata su una via trasversale
del
centralissimo
Viale Europa nel Messinese la
mia città nativa,l'inverno è
mite da
queste parti
quando
pioveva amavo camminare sotto
l'acqua e tornare a casa come un
pulcino
bagnato per
la disperazione di mia madre che
tutte le volte strillava
(ti
prenderai
una polmonite).
Accanto
all'edificio scolastico si
erigeva un grande recinto di
legno che
raggiungeva
la strada principale e copriva
un'area di circa 5 ettari di
territorio,la recinzione era
molto vecchia e logorata dal
tempo. Dentro il
recinto si
trovava un vecchio edificio
abbandonato che a suo tempo
era
adibito a
riformatorio,noi ragazzini
sbirciavamo tra lo steccato
rotto e
l'unica
cosa che vedevamo era lo
svolazzare dell'incuria,ogni
tanto qualche
barattolo
rotolava spinto dal vento e la
nostra fantasia ci portava a
vedere
i
fantasmi dei bambini che con
quel barattolo ci giocavano a
pallone.
Sull'angolo
della strada che si affacciava
alla via centrale tutti i giorni
seduta su
una piccola sedia
vi era una vecchina che
chiedeva l'elemosina,
portava
sempre un grosso foulard in
testa che lasciava appena
intravedere
dei
riccioli bianchi,scarnita e con
le mani protese che mostravano
le deformità
di una
avanzata artrosi,un grembiulino
legato ai fianchi con un tascone
davanti
dove
metteva i pochi spiccioli
raccolti,adesso che ci penso non
ho mai dato
niente
a questa vecchietta visto che
per me era
facente parte
del contesto
urbano
,quasi come una statua.
Era il
primo giorno di scuola dopo le
vacanze Pasquali ma per noi
ragazzine
della
1° media Tommaso Cannizzaro non
era un giorno di studio poiche’
si
festeggiava
la Pasqua dello studente ,
indossavamo i nostri abiti
migliori
per
andare a Messa accompagnate
dalla nostra prof. di italiano,
una volta
radunate
tutte le alunne fuori dal
cancello scolastico ci avviammo
verso la
chiesa
di S. Antonio che stava a
qualche isolato più avanti
.Eravamo emozionati
ed
euforici,a quella età le nostre
uscite si limitavano a scuola e
casa,le amiche
e
compagne li incontravi solo in
aula o in quel piccolo tragitto
che si
percorreva
per tornare a casa. L'allegria
ci faceva da guida lungo il
percorso
che
ci avrebbe portate in chiesa.
Usciti dalla Messa
camminavamo piano per
prolungare
quella gioia e spensieratezza
che provavamo nello stare
insieme.
Giunte
vicino la scuola vidi che la
vecchietta non c'era, mi sembrò
strano
Perche’
erano anni che la vedevo tutti i
giorni e non era mancata mai,con
mia
sorpresa
vidi che al suo posto vi erano
un uomo una donna e un
bambino,(una
famiglia),e
come la vecchina stavano a mani
protese per chiedere
l'elemosina,
man mano
che mi avvicinavo li potei
osservare anche se lo stupore
non mi
lasciava,l'uomo non più di una
quarantina d'anni,alto circa
1.70,moro di
carnagione,i capelli mossi e
neri,mostrava una grande umiltà
insieme ad una
decorosa
dignità pur dentro quei vestiti
logori che portava addosso,la
donna
esile
poco più bassa dell'uomo aveva
un sorriso sereno graziata anche
nei
gesti,uno
sguardo benevolo, trasmetteva
dolcezza,portava sulla
testa un lungo
foulard di
cotone color avorio dove erano
raccolti i lunghi capelli
neri,una
gonna
lunga che arrivava alle caviglie
e davanti a loro un bambino di
non più
di
10 anni,aveva i capelli castani
con dei morbidi riccioletti che
gli
coprivano
appena il collo,un pantaloncino
corto e una giacchetta scura
ormai
troppo piccola per la sua
età,composto e ubbidiente stava
davanti ai
genitori
e li imitava in quel gesto di
chiedere un'offerta, ,ma la cosa
che
più
mi colpi è stato notare che
guardavano me e
sorridevano come se si
aspettassero
qualcosa solo da me,non riuscii
in quei pochi istanti a gestire
i miei
pensieri,l'unica cosa che pensai
era (voglio dare qualche moneta
a queste
persone
ma mia mamma mi ha dato solo 100
lire per comprarmi il gelato
come
faccio
..rinuncio al gelato?che devo
fare ?) intanto le mie gambe
continuavano
a camminare
e nel frattempo ero arrivata già
all'isolato successivo,quando me
ne
resi conto mi sentii in colpa
per non aver saputo da subito
rinunciare a
quel
gelato, mi ripromisi che se il
giorno dopo li avessi rivisti
avrei dato
la mia
monetina. Il giorno dopo
lestamente uscii di casa per
andare a scuola
con la
speranza di incontrare quella
famiglia e poter adempiere a
quanto mi
ero
ripromessa ma con sorpresa
li
a quel solito posto c'era la
vecchietta e
quella
famiglia non la vidi più. Dopo
quasi mezzo secolo ricordo
ancora
quell'episodio
forse perche fu il mio primo
senso di colpa e da allora non
nego mai a
nessuno un po’ di elemosina, ho
imparato anche a saper
rinunciare
a
quello che mi piace per la
soddisfazione di vedere
sorridere gli altri.
quella fu’
la mia prima lezione di vita
(saper donare e saper
rinunciare).
Giuseppa
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