FAVOLA INUTILE DEL CANTANTE MUTO

 

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 Tutti i giorni hanno una loro musica: ti alzi, accendi la radio ed il tormentone di turno invade le tue orecchie ormai sature di ritornelli e note già stantii dopo solo una settimana di programmazione e qualche migliaio di cd venduti alla massa che puntualmente abbocca alle entusiasmanti scoperte di nuovi talenti nel panorama musicale nazionale.

Ludovico Scagni si alza così ogni mattina, ogni giorno accende la sua radio ed ascolta i ritornelli, i “suoi” ritornelli, i “suoi” talenti musicali, ragazzotti bellocci e nemmeno tanto bravi che riescono a fargli guadagnare con un solo singolo tanto banale quanto strapubblicizzato. Il resto lo fanno le persone comuni, tartassate dal tormentone e convinte, dopo il millesimo ascolto, che sia bello veramente. Il risultato di tutto questo? Soldi, cos'altro? Scagni non fa arte, Scagni fa l'imprenditore, la gente chiede e Scagni provvede, domanda-offerta. Per l'arte ci sono per esempio i musicisti jazz squattrinati, oppure soltanto quelli bravi che suonano per il gusto di suonare e creare qualcosa che si avvicini al bello. Ma senza soldi che gusto c'è?

 La Nihil Records è un palazzone del centro città di una cinquantina di piani: oltre agli uffici comprende una music hall, sale di registrazione, gli studi di due emittenti radiofoniche e, al 50° piano, il regno di Scagni. Vi entra sicuro Ludovico, è a casa. Pigia un tasto e le enormi tende dietro alla sua scrivania si aprono facendo entrare la luce del sole e l'immagine, tutt'altro che umile, della grande città dominata dall'alto. Respira profondo Scagni, inebriato da quella vista, un vero toccasana per il suo egocentrismo, un succulento pezzo di carne grondante sangue che eccita lo squalo mentre nuota nel suo territorio.

La giornata si preannuncia campale: tra un mese inizia il Festival di Sanremo e bisogna decidere chi sarà il privilegiato che occuperà il posto riservato alla Nihil, ossia colui che vincerà. Pilotare il televoto non è cosa onorevole ma redditizia sì: porta pubblicità, fa vendere una altro inutile singolo ed è il miglior concime possibile per la crescita del complesso di superiorità di Scagni.

Quet'anno però la solita vittoria potrebbe risultare noiosa, stavolta bisogna fare il botto perchè, se ne dovrà parlare per un po' di questo Festival sennò perchè aver comprato i diritti televisivi? Per quelle cinque serate tutti gli italiani dovranno attaccarsi agli schermi, con gli occhi puntati verso l'evento del secolo e la mano con la carta di credito verso Scagni. Il boss della musica mondiale pensa al suo prossimo colpaccio ed aspetta il fido stuolo di talent scout e creativi, un'accozzaglia di cervelli abbagliati dal loro leader, pronti ad esaudire ogni suo singolo desiderio e ad eccitarsi quasi sessualmente per un minimo gesto di approvazione. Di quest'ammasso di neuroni fa parte anche Polimeni, il creativo meno creativo del secolo. Stipendiato da Scagni come una sorta di contrappasso a tutto il successo ottenuto vive come un reietto all'interno della Nihil e la cosa ancor più grave è che tutti sono a conoscenza della sua posizione di confetto Falqui dell'anima nera del grande capo e per questo lo sbeffeggiano, lo maltrattano, lo evitano e gli mettono il sale nel caffè in mensa. Facile capire come tra un senso di persecuzione ed uno di inferiorità, uno sfottò ed un caffè salato, il povero Polimeni non funzioni efficacemente. Tanto per capirsi: il “bella di padella” coniato a suo tempo dal Dj Francesco, rispetto alle trovate del nostro, potrebbe agevolmente paragonarsi alla Divina Commedia.

E' quindi col solito stato d'animo a tinte grigiastre che Polimeni entra con tutto lo staff creativo nell'ufficio di Scagni: un metro dietro a tutti, trasandato quanto basta, spettinato come ruolo richiede, spaventato come azienda impone sceglie la seggiolina nell'unico angolo buio dell'immenso ufficio e comincia ad assistere allo show. Quello che vede è un gigantesco autoscontro da luna park dove al posto delle automobiline miliardi di neuroni si scontrano freneticamente generando idee, proposte, intuizioni. Ma oggi il proprietario della giostra ha calato sulla pista la coda da afferrare e solo Polimeni l'ha vista, quella coda è la sua idea ed alza la mano per prenderla.

 “Polimeni, che vuole?!”

Il gelo scende dopo le parole di Scagni e tutti si voltano verso il fondo della sala ad osservare il creativo di scarto con la mano alzata.

“Io... io... avrei un'idea”.

“E' una formalità da sbrigare in fretta” pensa Scagni e nella sua immensa magnanimità:

“Patli Polimeni”, poi sospira annoiato, si versa un caffè e si appoggia alla spalliera della poltrona di pelle in attesa della trovata da cestinare alla velocità di una Formula 1.

Polimeni suda:

“Ecco, signore, si ricorda di Aleandro Baldi?”

“Sì, si sbrighi”

“Bene... e di Bocelli si ricorda signore?”

“Certo”

“... e di Annalisa Minetti?”

“Polimeni, esulo dal ricordarle chi sono e che lavoro faccio, me li ricordo tutti! Il suo tempo sta per scadere, arrivi al dunque”

“Sì... il dunque... dunque... tutti e tre hanno vinto Sanremo e tutti erano non vedenti. Cantavano bene, le canzoni erano belle ma forse l'handicap ha contribuito...”

“Polimeni, la Minetti faceva schifo, l'abbiamo fatta vincere noi, ricorda?! Aleandro Baldi aveva giusto gli occhiali scuri, glieli ho fatti mettere io, era una finta, una boutade, pensi che ora fa il guardalinee nella Promozione toscana! La sua idea l'ho già avuta io dieci anni fa! Signori, scusate l'interruzione, continuiamo”

“Ma la mia idea non era questa signore”

Scagni si blocca, lo osserva: due fulmini escono dai suoi occhi e vanno a trafiggere l'ego di Polimeni, già sottile di suo. Ciò che esce dalla bocca del gran capo è un sibilo:

“Si sbrighi”

“Ecco, io pensavo... perchè non proponiamo un cantante... muto? Io avrei già...”

Polimeni non riesce nemmeno a finire la frase, un fungo atomico di risate si innalza nell'ufficio, ma più che l'ilarità è la voglia di umiliarlo ad aver provocato lo scoppio. Tutti ridono, tutti all'infuori di Scagni, immobile, silenzioso, con gli occhi ridotti ad una fessura. Il primo ad accorgersene è il creativo seduto a ridosso della scrivania presidenziale ed improvvisamente si blocca, se il grande capo non ride vuol dire che non è il momento di ridere. Piano piano la consapevolezza della situazione si propaga come un'epidemia per tutto l'ufficio finchè il fragore della bomba non si placa e cala il silenzio. Polimeni ormai sta fantasticando sulle mille modalità in cui potrebbe avvenire il suo licenziamento ma Scagni parla:

“Continui”

Polimeni ora è un campione di immersioni, il suo stato d'animo è pari a quello dell'apneista che ha nuotato fino ad una profondità spaventosa ed ora tira la prima boccata d'aria dopo l'emersione. Respira e risponde:

“E' una sorta di... come dire... di provocazione. Potremmo pubblicizzare la cosa convincendo la gente la gente che ognuno ha il diritto di essere ascoltato oppure potremmo buttar lì la solita storia dell'uomo che nonostante tutti gli ostacoli che ha trovato nella sua vita è riuscito a realizzare il suo sogno oppure che c'è qualcosa di più importante delle parole e cioè le emozioni oppure...”

“...” “Oppure...”  “...”   “Oppure... tutto insieme”

Silenzio.

E' il silenzio della camera iperbarica che ha accolto l'apneista dopo la sua performance. Grande prestazione, ma ora rischia di tirare le cuoia in uno sgabuzzino pressurizzato. Le sorti del paziente sono nelle mani del Dottor Scagni che ora rivelerà al mondo la sorte del campione:

“Va bene, lo faremo” e Polimeni può uscire dalla camera iperbarica ma rischia un triplice infarto, altro che uomo che ce l'ha fatta, al confronto lui ha scalato l'Everest con le pinne!

“Mi dica solo chi e come”

Polimeni torna in sé ma la domanda ha già una risposta pronta ed il creativo passa ad illustrare il piano rinfrancato da una sicurezza interiore mai provata:

“Il cantantece l'ho già, si chiama Gianni Fizzonasco, come il paese del Mercatone del Mobile, ma lui si fa chiamare Gian Fizz in omaggio al suo cocktail preferito. Chiaramente essendo muto non canta ma si esprime attraverso un linguaggio dei segni di sua invenzione basato sulle emozioni. Usa molto le espressioni del viso piuttosto che le mani, ricorre al pianto, al sorriso: con un sottofondo musicale adatto risulterebbe tutto molto armonico, molto emozionante, ne sono sicuro”

“Mi faccia capire bene: cosa significa “risulterebbe”?”

“Significa che... non l'ha mai fatto. Però ha inciso un disco!”

“Stiamo scadendo nel grottesco Polimeni: è muto, non ha mai... gesticolato su una base musicale ma ha inciso un disco. Mi prende in giro?”

“No... bè... ecco, lui ha venduto alcuni cd ad un'associazione di non udenti, a scopo benefico, per trovare dei fondi per un circolo ricreativo per muti e siccome lui non parla e quelli non sentono è riuscito a farsi comprare 80 cd vergini... però la copertina l'ha disegnata lui”

“Sempre peggio. Polimeni, ci vediamo domani insieme al suo amico muto. Le voglio dare una possibilità, solo una. Signori, la seduta è tolta, tutti a lavorare”

Il gregge esce dall'ufficio ma la pecora nera stavolta ha l'impressione di essersi appena fatta un bagno nella candeggina.

 L'indomani mattina un rinfrancato Polimeni si presenta di buon'ora in sala di registrazione. Accanto a lui eccolo, l'eroe designato della città dei fiori, colui che rivoluzionerà il concetto di cantante: Gian Fizz è magro, i capelli lunghi, barba incolta appiccicata ad un'espressione tra l'assente ed il sereno, lo sguardo un po' perso nel vuoto ma tremendamente pacifico e rassicurante. Una giacca sdrucita un po' troppo larga ed un paio di pantaloni plurirammendati un po' troppo corti completano il quadro. Quando Scagni entra in perfetto orario dalla porta automatica della sala il suo occhio clinico entra subito in azione. Silenzioso osserva Gian Fizz, gli gira intorno, sembra quasi annusarlo, poi sentenzia:

“Il personaggio c'è, è stravagante, patetico abbastanza per quello che deve fare, trasuda povertà da tutti i pori, alla gente piace vedere lo sfigato che si riscatta, le persone adorano le favole. Un punto a suo favore, ultimo dei miei creativi”

Anche a Polimeni piace lo sfigato che si riscatta, si trova proprio a suo agio nella parte, la conosce a menadito.

“Va bene” riprende Scagni sedendosi con calma nella comoda poltrona davanti a sé “vediamo cosa sa fare la nostra foca, mostratemi come un muto può cantare”

E' il momento della verità per la coppia Polimeni-Fizz: l'insolito cantante, senza cambiare di una virgola l'espressione ebete/paradisiaca del suo viso, si porta al centro della scala di registrazione ed il creativo fa partire le prime note di una musica dolcissima, quasi una ninna nanna. Una lacrima scende dall'occhio sinistro di Gian Fizz mentre con l'indice della mano destra va a formare un cerchio nell'aria: i suoi gesti sono quanto di più armonioso ed aggraziato si possa accompagnare alla nenia e hanno l'effetto di catalizzare tutte le attenzioni verso il loro autore. Le note rapiscono la mente dal corpo e la portano a fare una passeggiata lontano dalla frenesia di tutti i giorni, in un posto caldo e rassicurante dove nulla può farci del male, dove tutto è un tenero abbraccio, dove il mondo è veramente bello.

L'ultima nota si dissolve e le braccia di Gian Fizz sono già tornate a penzolare inerti lungo i fianchi, Polimeni si ridesta come da un sogno e la prima cosa che fa è voltarsi verso il grande capo. La scena che gli si presenta davanti è da non credersi: Scagni è ancora seduto con il busto non più appoggiato alla spalliera ma proteso verso Gian Fizz, l'espressione del suo volto è decorata da un sorriso ebete quanto quello del povero muto e le sue guance sono rigate da due lacrimoni del tutto identici a quelli di un bambino di quattro anni. Dopo una manciata di minuti di immobilità e silenzio Scagnisi alza con la sua nuova espressione stampata in volto e, senza nemmeno asciugarsi le lacrime, si alza, sussurrando con la voce rotta dall'emozione:

“E' perfetto. Scusatemi, ora devo proprio andare”.

 Da quel giorno Polimeni non vide mai più Scagni, nessuno lo incontrò più alla Nihil. L'operazione Gian Fizz fu portata avanti unicamente dal creativo che accompagnò passo passo il suo pupillo fino al palco dell'Ariston.

E che successe la fatidica notte del Festival? Successe che, come voleva Scagni, 60 milioni di italiani si incollarono al televisore e quando Gian Fizz fece scendere la lacrima e roteare il dito tutti provarono le stesse cose che Polimeni e Scagni avevano sperimentato quel giorno in sala di registrazione ed alla fine dell'esibizione ci fu chi, come l'ormai riabilitato creativo, si ridestò sereno, tranquillo e rinfrancato e chi, come il grande capo, si stampò sul volto quella strana espressione, si alzò, se ne andò e non si vide mai più.

Resta una domanda ancora: dove andarono? Da nessuna parte, semplicemente tolsero il disturbo da un mondo fatto di soldi, inganni ed interessi più o meno leciti che loro stessi avevano costruito ed andarono a cercare quella terra sconosciuta che Gian Fizz aveva loro mostrato, quella terra che i semplici come Polimeni già avevano dentro ed avendo la conferma che esisteva veramente non potevano fare altro che risvegliarsi rinfrancati e sereni.

 I televisori si spensero, Gian Fizz non incise mai più un altro disco all'infuori degli 80 cd vergini venduti ai sordi, Polimeni non prese il posto dello scomparso grande capo alla Nihil e nemmeno diventò ricco e Scagni pare sia stato visto all'angolo di una strada armato di sax e barba incolta intento ad esibirsi in un indimenticabile assolo jazz. Ed il suo sorriso non era più un ghigno, non era più ebete, era vero.

Cristian Riccardi