
IL POSTO DELL' ANIMA
"Domani vado a
Siena", succede sempre così, non lo programmi e non lo
sai fino a quando non lo hai già deciso. Il lavoro
raramente ti concede due giorni consecutivi di riposo e
stavolta... stavolta ce li hai! Mandi un sms di allerta
a Fede e ti prepari spiritualmente, riempi lo zaino con
l'indispensabile, ti imponi di andare a dormire ad un
orario decente perchè il giorno dopo c'è da guidare e,
puntualmente, ti rigiri nel letto per ore perchè tanto
di sonno non ne hai. Riapri gli occhi conscio di aver
dormito meno ore del solito ma te ne freghi, c'è il
viaggio, la voglia di andare, la bramosia di divorare
quelle quattro ore di strada. Sali in macchina ed
assesti la media sui 150 km/h, il massimo consentito
dalla tua Punto sgarruppata. Pavia, Piacenza, Parma,
Bologna, Firenze, Firenze Certosa, esci! Sei ormai sulla
quattro corsie e per te è come essere arrivato, come se
rilasciando il pedale dell'acceleratore la tua Punto
potesse arrivare per inerzia fino in Piazza del Campo e
fermarsi dolcemente proprio davanti a via Duprè. Anche
qui la prassi è sempre quella, lasci la macchina per
tradizione e per convenienza nelle viettine a parcheggio
libero vicino alla Fortezza e ti incammini verso la tua
meta: sbuchi nel Campo e in un lampo sei in capo
all'Onda. Il primo passo a varcare i confini della
Contrada è, dentro di te, solenne, e d'istinto fai
sempre i soliti gesti: la mano sfiora il muro alla tua
destra, per inghiottire il groppo alla gola ti riempi i
polmoni come se l'aria dell'Onda fosse l'aria più pura
sulla faccia della Terra e, mentre fai tutto questo,
fingi di sentirti a casa quando invece sai che essere un
semplice ospite è un privilegio. Guardi dritto davanti a
te a percorrere mentalmente prima ancora che fisicamente
tutta la strada, alzi lo sguardo e cerchi San Giuseppe,
là in fondo: qui ci hai portato il grande amore della
tua vita, ci hai portato i tuoi migliori amici e ci hai
trovato altri amici. Nonostante tutto, sai che a 400 e
passa chilometri da casa tua questo luogo c'è sempre
anche se immancabilmente ti stupisci che sia sempre lì.
Alzi gli occhi e vedi una formella con quel delfino che
addirittura hai tatuato sulla pelle e tieni gelosamente
nascosto. Sai che questo è il tuo posto dell'anima...
Cristian Riccardi
NEL POSTO GIUSTO
E’
ora di muoversi, altrimenti si rischia di arrivare in
ritardo: doccettina, bagnoschiuma tonificante e shampoo
alla calendula, per capelli lunghi ovviamente, non
vogliamo mica che si rovinino. Un po’ di musica di
sottofondo: Bach o new age? Vai con i
muggiti-grugniti-versi delle foche del mare del nord (ma
ci saranno poi le foche nel mare del nord?). Manca il
balsamo ed anche le abluzioni sono compiute. Acqua di
colonia, deodorante che non buca l’ozono… ecco, bello e
profumato, un uomo da sposare insomma, più efficiente di
quei cinque ragazzoni gay di quel programma, come si
chiama? Vabbè, non è importante, però simpatici, proprio
simpatici, ed arredano bene: la mia camera avrebbe
bisogno di loro, una tinteggiatina qua, un coprilettino
là, ma non c’è tempo, non c’è tempo, quanta roba da
fare, presto, presto, tocca alla cena. Leggera, mi
raccomando: pasta al pomodoro fresco ed un filo di olio
extravergine d’oliva, bistecchina di pollo ed
insalatina, qualche frutto ed acqua a volontà, naturale
perché l’altra mi gonfia. Un’ultima cosa prima di
uscire, importantissima! La mia tisanina: tiglio, miele
e qualche intruglio segreto di personal invenzione
direttamente dall’erboristeria di fiducia che tanto bene
fa alla voce. Oddio, lo strumento, se lascio a casa
quello è finita, che sbadato!
Via in auto: linda e
pulita la mia fida Panda, l’ho chiamata Pamela, come la
mia nonna, vecchia ed affidabile. E considerando la
botta sulla portiera (della Panda) e le rughe (della
nonna) entrambe fieramente raggrinzite.
Già arrivato: mamma
mia quanta gente, e guarda i vestiti, e guarda come sono
truccate quelle, e… ma quanto avrà speso quel tipo per
la giacca? In Italia non si trova mica.
“Buonasera a tutti”,
il camerino, l’ultima oasi di relax prima del gran
debutto, il momento di mettersi in ghingheri per la
serata: via le scarpe da tennis, via i jeans, via il
maglioncino del mercato – 5 euri dai cinesi, un affare!
– e dentro alla divisa che la scena impone. Ora il
trucco.
Perfetto, è arrivata
l’ora x, pronto per la ribalta, tutti fuori, si apre il
sipario: un boato! Ma… quello appeso al lampadario che
fa?! No, non gridarmi in faccia, sì, grazie, sono bravo,
lo so, ma ti puzza l’alito, mi abbracci dopo… oddio che
casino… questi calzoni di pelle hanno un cavallo che va
ancora domato, le borchie mi danno un fastidio pazzesco,
la maschera da vampiro mi fa sudare come un cammello… e
poi perché dobbiamo sempre suonare in mezzo a tombe e
cadaveri finti? Mamma se è dura la vita del bassista
heavy metal, soprattutto stasera che c’era l’ultima
puntata di Dawson’s Creek… luci, applausi, prima nota…
il solito irrinunciabile orgasmo… facciamoli godere,
ragazzi!
Cristian Riccardi

