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Racconto di vita vissuta
Copyright 1995-USA
Antonino Angileri
NELL'INFERNO DEL VIETNAM
di Antonino Angileri
(Prima Parte)
Noi americani ancora oggi non
amiamo parlarne. La guerra del
Vietnam e' una delle pagine piu'
dolorose della storia degli
Stati Uniti. Tra il 1961 ed il
1975 milioni di giovani
americani lasciarono le loro
case per andare al fronte. Quasi
sessantamila persero la vita in
battaglia. Oltre centomila
restarono mutilati. Tra coloro
che partirono per il fronte
c'erano anche numerosi
italoamericani. Io sono uno di
coloro che ha combattuto
nell'inferno del Vietnam. A quel
tempo il servizio militare era
obbligatorio. La selezione
avveniva in maniera casuale
attraverso i numeri della
patente di guida o la data di
nascita o ancora il numero
pensionistico. Quando il
computer sceglieva quel numero,
la persona veniva invitata a
presentarsi presso la piu'
vicina caserma militare. Se si
voleva evitare di fare il
soldato c'erano soltanto due
possibilita': scappare in Canada
o finire in galera. Il nostro ex
presidente Bill Clinton scelse
di scappare in Canada. Numerosi
giovani americani decisero
fuggire in Canada come Clinton o
in Svezia. Altri s'iscrissero
all'universita' riuscendo ad
ottenere il rinvio per motivi di
studio.
Tutto cio' valeva solo per i
cittadini americani nati negli
Stati Uniti. Se un immigrato si
rifiutava veniva subito spedito
al paese di origine senza
possibilita' di tornare negli
Stati Uniti. Io partii insieme
con altri giovani per il fronte.
Trascorsi sei mesi nel Vietnam.
Un periodo difficile che mi ha
segnato duramente ma durante il
quale son maturato. Ora ho
deciso di raccontare la mia
esperienza. Credo sia importante
parlarne poiche' purtroppo la
guerra e' sempre un tema
attuale. Allora avevamo il
vietnam, oggi abbiamo
l'Afganistan e l'Iraq. Tutte le
guerre sono terribili e lasciano
un solco profondo nella psiche
dei giovani soldati che si
trovano volenti o nolenti a
combattere. Quando la guerra
finisce si torna ad essere amici
come sta accadendo ora tra gli
Stati Uniti ed il Vietnam ma
nessuno puo' ridare la vita ai
soldati che sono morti, sono
morti e basta.....e per che
cosa?
Ecco il mio racconto:
Appena sbarcato dall'aereo fu
avviluppato da un intenso
calore. Il giorno dopo, un
elicottero porto' il suo plotone
nell'aperta giungla vietnamita
vicino il delta del fiume Meking,
non lontano dal villaggio di Can
Tho. Mentre era in marcia senti'
per la prima volta una
stanchezza, una spossatezza
fisica. Aveva marciato per dieci
ore senza una sosta, senza
rallentare, senza mai fermarsi
per raccogliere i caduti,
lasciando i loro corpi forse
preda del nemico che si muoveva
alle loro spalle. L'aria era
irrespirabile. Nino non sapeva
esattamente la temperatura ma
certamente erano perlomeno 45
gradi Celsius o forse piu'. Il
sole era una palla enorme,
brillante e terribile. Sembrava
come se la terra si fosse
ravvicinata e stesse per essere
bruciata dai suoi raggi. Nino ed
i suoi compagni evitavano di
guardare verso il cielo azzurro
senza nuvole. Le loro pupille,
piccolissime, cercavano invano
l'oscurita' sotto le palpebre
serrate. I raggi solari
riuscivano pero' a trapassare
quella tenue copertura
torturando i loro cervelli con
un calore sanguigno. Per molte
ore marciarono con gli occhi
quasi chiusi sentendo intorno a
loro il rumore degli stivali che
grattavano quell'infame terreno.
Sentivano il respiro stanco ed
il rumore di labbra secche
bisognose di acqua. Nessuno
parlava, non si sentiva una
parola. Il plotone marciava in
silenzio; ognuno sprofondato nei
suoi pensieri ma sempre allerta
in caso di un attacco nemico. Se
qualcuno cadeva, cadeva in
silenzio per poi continuare la
loro marcia senza girare le loro
teste come se fossero ciechi e
sordi. Anche Nino perse i sensi
varie volte cadendo per terra ed
involontariamente apri' gli
occhi e tutto cio' che vide gli
sembro' una selvaggia
immaginazione, il terribile
grido di un mondo impazzito.
L'aria vibrava con una
caldissima temperatura, le
pietre tremavano silenziose, ed
in lontananza , ad una curva in
quella fitta vegetazione, la
fila di quei soldati, sembrava
separata dalla terra e vibrava
come una massa liquida nella sua
marcia.....A Nino sembrava come
se quei soldati davanti a lui
non fossero esseri umani ma una
massa di ombre. L'enorme, vicino
e terribile sole, accese
migliaia di minuscoli accecanti
soli su ogni canna dei loro
mitragliatori e sulle loro parti
metalliche e la loro lucentezza
penetrava dentro i loro occhi.
Quel calore umido e penetrante
invadeva i loro corpi entrando
in ogni loro fibra, nelle ossa e
nel cervello ed a volte Nino
credeva che sulle spalle,
attaccata al suo collo, non
c'era piu' la sua testa ma uno
strano globo, pesante e
luminoso, orribile. In quel
momento Nino ricordo' la sua
casetta sulle falde
dell'Aspromonte, vide l'angolo
della sua stanza ed una
bottiglia d'acqua polverosa
sopra il suo tavolino che aveva
una gamba piu' corta delle
altre, e che aveva un pezzetto
di cartone sotto per mantenerlo
stabile. Nino non poteva vedere
nell'altra stanza, ma avvertiva
la presenza della cara nonnina,
Angelina. Se avesse avuto la
forza di piangere, avrebbe
sicuramente pianto perche'
quelle immagini erano semplici e
pacifiche. Si fermo' ed alzo' le
sue braccia, ma qualcuno alle
sue spalle lo spinse. Riprese la
marcia senza sentire piu' il
caldo e la fatica. Marcio' per
un lungo periodo in mezzo a
quella lunga e muta fila di
giovani soldati. Vide tanti visi
bruciati dal sole che stanchi
appoggiavano il loro mento sulla
canna dei loro mitragliatori. In
quel momento, per la prima
volta, percepi' chiaramente che
quei soldati che marciavano
silenziosamente sotto quel
bruciante sole, stanchi dalla
fatica e da quell'umidita',
cadevano spesso per terra e
penso' che tutti erano ormai
impazziti. Tutti erano confusi,
non sapevano dove andavano in
quell'inferno verde e paludoso,
non sapevano perche' il sole li
tormentava terribilmente, non
sapevano nulla. Non erano teste
che si muovevano sulle loro
spalle ma strani e terribili
globi. Nino vide un soldato
cadere per terra stremato, poi
un altro ed un altro. Vide anche
un soldato disteso per terra con
le spalle scoperte, esanime. Si
capiva dal modo in cui aveva
sepolto la sua faccia in quella
calda sabbia e dal biancore del
palmo delle sue mani che era
morto. Le sue spalle erano rosse
come se fossero ancora in vita e
solo una tinta di color
giallastro faceva capire che era
morto.
Nino cerco' di allontanarsi ma
non aveva la forza e rimase
fermo a guardare quel corpo che
prima apparteneva ad un soldato
come lui. Comprese che entro
poco tempo anche lui avrebbe
perso conoscenza ed attese
questo momento con calma, come
in un sogno, dove la morte
sembrava solo un passo nel
cammino di meravigliose e
confuse visioni. In quel mentre
un soldato abbandono' la fila e
diresse i suoi stanchi passi
verso Nino. "Cosa vuoi?", gli
chiese Nino. Il soldato si
fermo'. Era enorme e barbuto,
con l'uniforme lacerata. Aveva
perso il suo mitragliatore. I
suoi pantaloni erano mantenuti
alla sua vita da un solitario
bottone e tramite quegli squarci
si poteva intravedere il suo
corpo bianco e pallido. Cerco'
di muovere le sue mani e le sue
gambe ma non ci riusci'.
"Credo sia meglio se ti siedi",
gli disse Nino. Il soldato
continuo' a stare in piedi,
cercando vanamente di riprendere
controllo dei suoi arti. Nino
s'alzo' dalla roccia dove si era
temporaneamente seduto. Guardo'
il soldato negli occhi e vide un
abisso di orrore ed insanita'
nelle sue pupille.
"Vai via! Lasciamo solo! Vai
via!", grido' Nino. Il soldato,
grosso ed enorme, si avvicino' a
Nino e lo afferro' buttandolo
per terra, per poi cadergli
addosso. Nino libero' le sue
gambe da quel pesante corpo ed
alzandosi cerco' di correre,
correre lontano da quei soldati,
quando all'improvviso udi' un
colpo di mortaio proveniente da
una vicina collina, e subito
dopo, un secondo ed un terzo
boato. Quel maledetto calore, la
paura e la fatica scomparvero
immediatamente mentre
l’adrenalina avviluppo' i loro
corpi rendendoli freschi, e
pronti alla battaglia. La mente
di Nino si schiari' diventando
chiara e lucida mentre correva
per raggiungere il suo plotone.
Vide visi sereni, facce gioiose.
Senti' finalmente delle voci,
delle imprecazioni, ordini e
risate nervose. Sembrava come se
il sole si fosse allontanato su
in alto nel cielo, come per non
essere in mezzo a quella
battaglia, rimpicciolendosi e
diventando meno caldo. Un altro
colpo squarcio' l'aria, per poi
esplodere come il grido di una
terribile strega. La battaglia
fini' in un momento, quel nemico
invisibile era nuovamente
scomparso. Facendo un rapido
conto, Nino realizzo' che erano
rimasti soltanto tre mortai. Gli
altri erano stati distrutti,
tanti soldati avevano perso la
vita. Nel suo plotone erano
rimasti solo Nino, sei altri
soldati ed il sergente. Non
avevano dormito o mangiato per
circa venti ore. Per tre giorni
e tre notti un rumore ed ululati
satanici avevano avviluppato
quei soldati in una nuvola di
insanita', isolati dalla terra,
dal cielo e da loro stessi.
Quelli rimasti in vita
continuarono a marciare come
lunatici. I morti rimasero
immobili mentre gli altri si
muovevano intorno parlando e
scherzando nervosamente, felici
di essere ancora vivi. Tutti i
loro movimenti erano veloci e
precisi, i loro ordini eseguiti
alla perfezione, ma se qualcuno
all'improvviso avesse chiesto a
qualcuno di loro chi erano,
indubbiamente non sarebbero
stati capci di trovare una
risposta nei loro stanchi
cervelli. Come in un sogno tutte
le facce sembravano familiari e
tutto quello che stava
succedendo sembrava anch'esso
familiare e naturale come se era
gia' successo prima; ma quando
Nino guardava il viso di quei
soldati o le loro armi, oppure
cercava di sentire lontani
rumori, veniva riportato alla
realta' dalla novita' e dal
mistero senza fine di ogni cosa.
Arrivo' la notte e prima di
accorgersi del suo arrivo e
meravigliarsi da dove era
arrivata il sole gia' brillava
nuovamente bruciando con i suoi
raggi infuocati tutto cio' che
stava sotto di lui.
>>>Avanti

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