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Racconto di vita vissuta
Copyright 1995-USA
Antonino Angileri
NELL'INFERNO DEL VIETNAM
di Antonino Angileri
(Seconda parte)

Un corpo senza testa
Il sole brillava bruciando con i suoi
raggi infuocati tutto cio' che stava sotto di lui. Nino
ed i suoi compagni seppero da un soldato che, sperduto
nella giungla si uni' a loro, che quell oera il terzo
giorno della battaglia ma subito lo dimenticarono. A
loro sembrava solo un giorno senza fine e senza inizio,
qualche volta tenebroso, qualche volta brillante ma
sempre incomprensibile e cieco. Nessuno aveva paura
della morte, poiche' nessuno sapeva cosa in verita'
fosse la morte. Dopo la terza o quarta notte, Nino aveva
ormai perso il conto del tempo. Tento' di fare un
pisolino ma appena chiuse i suoi occhi, quelle scene
straordinarie e familiari riapparvero davanti a lui.
Vide ancora una volta la bottiglia d'acqua sul tavolino.
Udi' la voce della nonnina, nell'altra stanza, che
cantava una ninnananna. Sul tavolino, accanto alla
bottiglia d'acqua, c'era una lampada accesa. Penso' che
doveva essere sera o forse notte inoltrata. Quelle scene
rimasero immobili. Nino li miro' con calma ed attenzione
per un lungo periodo, lasciando riposare i suoi occhi
mentre guardavano il riflesso della luna sulla bottiglia
d'acqua, e si meravigliava come mai la nonnina non
dormisse ancora poiche' era gia' tardi ed era tempo di
andare a letto. Ogni tanto apriva gli occhi e vedeva
quel cielo tenebroso con tanti puntini luminosi. Li
richiudeva e rivedeva la sua stanza ed udiva la voce
della nonna. In quel mentre un colpo di mortaio esplose
non lontano riportandolo alla cruda realta'. Corse al
riparo. Senti' lontano un grido alzarsi al disopra dello
scoppio del mortaio e capi' che qualcuno era morto ma
non si mosse dal suo riparo. Continuo' ad ammirare la
sua stanza e ad ascoltare la voce della nonnina. Quando
ritorno' il silenzio una calma mortale avvolse
l'accampamento. Nino si alzo' dal suo riparo e con il
mitra tra le mani perlustro' la zona. Guardo' gli altri
soldati negli occhi e senza neanche rendersene conto
sprofondo' nuovamente nei suoi pensieri. Penso' alla
nonna. Si chiese nuovamente come mai a quell'ora fosse
ancora sveglia. Era confuso. Ne parlo' con il sergente e
lui gli spiego' che capitava a tutti i soldati di avere
delle allucinazioni. Si misero a ridere. Nino noto' che
l'occhio sinistro del sergente sbirciava come se volesse
fare l'occhiolino a qualcuno dietro le sue spalle. Nino
si giro' e con orrore vide due gambe con i piedi ancora
dentro gli stivali ma senza nessun corpo. Incomincio' a
far girono, quando le prime gocce di un temporale
caddero sulla sua fronte. Pioggia! Pioggia come quella
di casa, ordinarie gocce d'acqua. La pioggia arrivo'
inaspettata. Nino ed i suoi commilitoni corsero in cerca
di un riparo abbandonando le armi. Il soldato addetto
alla mitragliatrice pesante, per ragioni incomprensibili,
inizio' a togliere l'uniforme al cadavere di un nemico
morto, mentre Nino cercava nell'accampamento un
impermeabile o un ombrello con cui ripararsi. In
quell'istante, la tempesta, che aveva imperversato
sull'accampamento, scomparve facendo posto ad un gelido
silenzio. Una mitragliatrice incomincio' a cantare un
veloce stornello non lontano dalla loro posizione e
tutto rimase immobile, cosi' immobile che si poteva
sentire il respiro del loro mitragliere ed il rumore
della nuova pioggia che cadeva sulle loro armi, sui loro
elmetti e sulle pietre. Questo soffice e continuo suono
riporto' alla mente di Nino la stagione autunnale. Il
profumo della terra bagnata sembro' spazzar via per un
istante quel sanguinoso e selvaggio incubo. Nino fisso'
il suo mitra orami bagnato e penso' alla sua infanzia.
Le giornate trascorse vicino ad un ruscello o su in
montagna a caccia o forse il suo primo amore. Un obice
rombo' lontano con tono minaccioso e la magia di quei
pochi secondi scomparve nel nulla. I soldati uscirono
dai loro nascondigli ritornando il fuoco al nemico. Un
mortaio tuono', poi un moschetto accompagnato da
mitragliatori leggeri squarcio' quell'umido silenzio. Lo
stanco cervello fu immerso nuovamente in una sanguinosa
tristezza e nessuno si accorse che non pioveva piu'!
Nino ricordo' di aver visto la pioggia colare dalla
scarna e pallida faccia del mitragliere ormai morto e
penso' che avesse piovuto per un lungo tempo. Senti' un
rumore e con nervi a pezzi si giro' pronto a sparare ma
vide che si trattava di un giovane volontario che,
infiltrandosi tra le file del nemico, portava gli ordini
del generale. Comunico' che il plotone avrebbe dovuto
mantenere la posizione per almeno altre tre re. Dopo
sarebbero arrivati i rinforzi e i feriti evacuati con
elicotteri. Nino fisso' il giovane volontario. La sua
faccia era di uo strano pallore. Non aveva mai visto
prima un pallore cosi' bianco sul viso di un uomo.
Persino i visi di quei corpi morti erano meno pallidi.
Fisso' il giovane soldato, mentre con la mano destra
faceva il saluto militare cercando di schiacciare la
paura che si era impossessata del suo animo. "Hai forse
paura?", gli chiese Nino poggiandogli una mano sulla
spalla. Voleva aiutarlo a calmarsi e fargli capire che
ora era tra amici ma le spalle del giovane sembravano
essere fatte di legno. "Hai forse paura?", gli chiese
nuovamente Nino con delicatezza. Il giovane cerco'
vanamente di parlare, ma nessun suono usci' dalla sua
bocca. In quell'istante successe qualcosa di
incomprensibile, mostruoso e supernaturale. Nino senti'
un soffio d'aria calda passargli vicino la sua guancia
destra. Si piego' istintivamente. Quando si rialzo' vide
davanti ai suoi occhi, invece di quel viso pallido e
terrorizzato, un corpo senza testa. Il sangue schizzava
fuori dal collo come da una bottiglia di spumante. In
quella poltiglia di ossa, nervi e muscoli sanguinanti
sembro' a Nino di notare un rosso sorriso. Gli sembro'
di di vedere questo rossore nel sole, nel cielo e
pensava che presto avrebbe coperto l'intera terra,
mentre loro con precisione e con calma continuavano ad
uccidersi come lunatici. UNA BANDA DI EROI (VIETNAM) Un
soldato giaceva ferito su una brandina. Ricordava
vagamente di essere stato colpito al petto e di essere
caduto. Aveva una faccia scarna e senza colore, un
sottile naso ed occhi incavati. Era piu' morto che vivo
e sognava di ricevere una medaglia al valore. Nino tento'
invano di calmare il suo compagno. La febbre era
altissima e presto sarebbe andato a tenere compagnia a
tutti gli altri caduti al valore ma, nonostante tutto,
continuava a sorridere sognando la sua medaglia. "Hai
scritto a tua madre?", gli chiese Nino. Il soldato lo
fisso' con un viso pieno di terrore, animosita' ed ira e
non rispose. Nino rimase in silenzio. I lamenti dei
feriti si facevano sentire intorno a loro. Si alzo' per
uscire, ma fu afferrato dalla mano febbricitante del
soldato che lo fisso' dritto negli occhi. "Perche' siamo
in guerra? Perche' siamo in guerra?", chiese con tono
persistente ed impaurito stringendo la mano di Nino.
Tento' di rispondere ma il soldato continuo', "Perche'
continuiamo questa guerra? Mia madre mi aspetta! Ma Io
non potro' andare da lei, non la vedro' mai piu'! Sara'
possibile farle capire che sono morto per la mia patria?
Cosa vuol dire patria?.......". Incomincio' a delirare,
piangendo e lamentandosi. Nino, a testa bassa, corse
fuori a fumare una sigaretta nervoso e triste. Quella
sera i soldati decisero di riunirsi nello spiazzale.
Arrivarono alla spicciolata facendo vari rumori,
parlando, scherzando, ma presto il silenzio calo' su
quella moltitudine. Ognuno cercava di non guardare il
soldato vicino perche' tra loro era scesa un'atroce
paura. Erano coperti di polvere. I loro capelli lunghi e
sporchi, le facce coperte da lunga e folta barba,
avevano perso l'usuale aspetto di giovani aitanti
soldati. Tutti , guardandosi e vedendosi in quelle
condizioni, divennero terrificati. Nino cerco' invano un
viso familiare in quella moltitudine di uomini impauriti,
ma non riusci' a vedere nessuno. Tutti i soldati, ormai
stanchi e nervosi nei loro movimenti, tremavano ad ogni
piccolo rumore, guardandosi costantemente alle spalle,
cercando di riempire il vuoto misterioso dentro il quale
erano precipitati ed in cui avevano il terrore di
guardare. Erano strani uomini, uomini che Nino non
conosceva piu'. Nino ebbe tre giorni di riposo. Ando'
con i suoi compagni a Singapore. Riusci' a distrarsi
ammirando quelle belle donne indonesiane mentre lo
massaggiavano con manine esperte. I tre giorni passarono
pero' in fretta. Nino ed i suoi compagni furono inviati
vicino a Nha trang, un'altro villaggio vietnamita. Vide
tante facce nuove. Scrutando i visi dei soldati capi'
che molti erano pivellini ed inesperti. Tutto gli era
strano ed alieno. Persino gli alberi erano strani, come
lo era il tramontar del sole, quel tratto di fiume e
quell'acqua che aveva uno strano odore come se una volta
sgorgata dalla terra era entrata in un nuovo mondo, in
una nuova dimensione insieme ai morti, un mondo di
fenomeni misteriosi e di terrificanti fantasmi. Al
mattino il sole era giallo e freddo; enormi nuvole nere
e scure coprivano il cielo e mentre la terra sottostante
era oscurata, le loro facce in quell'oscurita'
sembravano pallide con un pallore simile a quello dei
morti. "Dove siamo?", chiese un soldato. "Chissa' come
stanno a casa mia", disse una voce. Le nuvole lentamente
sparirono all'orizzonte. I visi dei soldati diventarono
familiari a Nino ma nuovamente tutto divento' orribile,
incomprensibile e strano, cosi' terribile che tutti
erano impauriti al punto di perdere conoscenza. Tutti si
misero a parlare allo stesso tempo, toccandosi sulle
spalle, sulle ginocchia e sulle mani ed improvvisamente
rimasero in silenzio avvolti in quel caos
incomprensibile. "Come stanno a casa?", ripete' un'altro
soldato. "A casa? Quale casa? Forse esiste una casa in
questo maledetto mondo?", replico' un altro soldato. "Che
nessuno mi interrompa! Altrimenti faccio fuoco, faccio
un macello! A casa mia avevo l'abitudine di farmi due
volte al giorno la doccia, cercate di capirmi! Una
doccia con acqua calda e sapone profumato. Mentre ora
non posso nemmeno pulirmi il viso una volta al giorno.
La mia testa e' coperta con tanta forfora ed il mio
intero corpo prude tutto infiammato. Sto impazzendo per
tutta questa polvere e sporcizia mentre voi parlate
della casa! Mi sento come come un animale, odio me
stesso e la morte non mi sembra piu' tanto terribile.
Quale casa? Strade, finestre, persone. Io non andro' mai
piu' in mezzo alla strada per nessuna cosa al mondo, mai
piu'!". Alcuni risero alle sue parole. Qualcuno disse,
"Io andro' a casa!". Un'altro soldato ad alta voce
rispose, "A casa? Lo sentite! Il signorino vuole andare
a casa!". Tutti risero a quelle parole mentre il
silenzio nuovamente piombo' sulle loro anime. Nino
scopri' che nel suo plotone c'era uno strano dottore, un
tipo sulla quarantina che aveva amputato tantissimi
soldati. Era sempre sorridente. Un giorno, strizzando un
occhio, disse a Nino, "Siamo fortunati di ritornare a
casa, sembra che la guerra finira' presto. Questa guerra
si combatte per nulla". Nino lo fisso' in silenzio e
vide la stessa espressione di terrore che aveva notato
negli altri soldati piu' giovani. Il dottore si sedette
vicino a lui e riprese il suo discorso, "Credimi,
ritorneremo a casa presto! Hai mai visto dei pazzi
bisticciare tra di loro in un manicomio? No? Io invece
sono stato testimone di molte liti tra pazzi. Sai, i
pazzi bisticciano proprio come persone normali". Il
dottore ripete' quella frase molte volte, fino a che
Nino fu costretto a chiedergli, "Non ho afferrato il
significato!. Il dottore incalzo', " Ma e' semplice,
amico mio! Bisticciavano come persone normali. Non e'
difficile capire! I pazzi vennero separati quando gli
infermieri di turno gli buttarono addosso dell'acqua
fredda!", fini' col dire il dottore e Nino ricordando
che mesi prima una pioggia inaspettata aveva impaurito
lui e gli altri soldati si arrabbio' e rispose, "Lei
caro dottore ha perso il lume della ragione!". Senza
rispondere, il dottore strinse i suoi ginocchi
sghignazzando e guardando Nino sopra le spalle. Strizzo'
un occhio molte vole come per dire che loro conoscevano
qualcosa di molto comico che nessun altro sapeva. Poi
alzo' le braccia ed abbassandole lentamente tocco' con
due dita il lato della coperta dove giaceva un soldato
con le gambe amputate. "Riesci a capire tutto cio'?",
chiese il dottore con tono misterioso a Nino. Il giovane
rimase turbato da quel discorso e dalla vista di quel
giovane soldato al quale una mina anti-uomo aveva
maciullato entrambe le gambe. Il dottore nuovamente si
rivolse a Nino dicendo, "Chi ha detto che non bisogna
uccidere, distruggere e derubare? Noi continueremo ad
uccidere, distruggere e rubare. Tutti noi, come una
banda di bravi eroi, noi distruggeremo tutto; i loro
palazzi, i loro musei e le loro universita', e poi
giulivi come fanciulli, ridendo allegramente, danzeremo
sulle loro rovine".
>>>Segue

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