Uno sconosciuto.

Passi lenti,inquietanti dietro me. Aumento la velocità delle mie falcate,inizio ad ansimare per lo sforzo,per la paura di essere raggiunta. Vengo assalita dal terrore,chissà che vorrà da me,cosa vorrà farmi?. Continuo a camminare ma non mi volto,non voglio vedere il suo volto,incontrare i suoi occhi. Mi guardo intorno però,sperando di incontrare qualcuno che possa aiutarmi,salvarmi da quello sconosciuto. Il sudore oramai iniziava a bagnarmi la fronte,ad appannarmi gli occhi,anche le forze stavano per abbandonarmi,sapevo che a quel passo non sarei resistita a lungo. Così immaginavo cosa potessi fare se mi avesse catturata,avrei potuto urlare,reagire e prenderlo a botte,fare finta di svenire,dirgli che ero malata. Non ero però più padrona della mia mente,anche lei mi stava lasciando in preda al panico,nemico,si sa,della ragione. Ora comincio a parlarmi ad alta voce,in modo da rientrare in me stessa. Mi interrogo sul perché mi stesse capitando tutto questo,proprio a me che non avevo fatto mai del male a nessuno. Proprio a me,sempre prudente,altruista,pronta ad aiutare il prossimo. Le gambe iniziano a tremare,i miei passi si fanno più lenti mentre quelli dell’uomo sconosciuto accorciano le distanze. Non posso morire così,in mezzo ad una strada,a venticinque anni,per mano di uno psicopatico. Non voglio finire sulla copertina di una rivista,dove il mondo conosce la tua morte ma non la tua vita. Eccolo,ora lo sento respirare,è ad un metro da me.

Vorrei correre,gridare,ma non riesco a fare niente,sono in balia del terrore. Il mio corpo ora è rigido,è come se già sentissi le sue mani afferrarmi e trascinarmi via. Mani possenti,dalle quali è impossibile liberarsi. Signore la prego mi lasci stare. Lo stavo supplicando,mi piegai ai suoi piedi,ero come un topo vittima di un gatto. Non sapevo cosa aspettarmi,cosa sarebbe accaduto da lì a pochi istanti. Ancora non avevo il coraggio di guardare,come se nell’imbattermi nel suo volto,mi avrebbe dato la certezza che tutto questo stesse accadendomi veramente. Rimanevo china,ripiegata su me stessa,sperando che questo essere avrebbe avuto un po’ di compassione. Continuavo a sentire il suo respiro,affannato,eccitato,che si confondeva con  il mio,spezzato,terrorizzato. Pensavo che forse quello sarebbe stato il mio ultimo momento sulla terra,che non avrei più rivisto i miei genitori. Iniziai a piangere,non ce la facevo più ad aspettare,oramai volevo che agisse per dare fine a questa agonia,alla mia angoscia. Ti prego,gli urlai,fai qualcosa,non lasciare che la paura mi uccida cosi lentamente. Lui si mise a ridere,una risata sadica,divertita della mia impotenza. Ti accontenterò,per te ora sarà la fine,non hai via di scampo e sarai la mia vittima. Afferrò un coltello dalla sua tasca,lo puntò diritto verso la mia gola e con tutta la forza…drin drin drin…pronto Sara sono Giulia,che stai facendo?

Sto vedendo un thriller in tv,si intitola uno sconosciuto,fa venire i brividi,ma non potevi chiamarmi fra cinque minuti?mi hai fatto perdere il finale.

   Paola Antonelli.