Che giornata!

 

Era un giorno come tanti altri,una bella giornata di sole che aveva acceso il desiderio di uscire di casa e passeggiare tra la gente.

Cosi mi preparai,un paio di jeans,una maglietta sportiva e le mie scarpe da ginnastica,comodissime,alle quali non rinuncio quando ho voglia di fare due passi.

Mi guardai allo specchio,mi feci una coda alta e mi misi un po’ di lucida labbra.

Mentre scendevo le scale di casa,pensavo a quanto mi sentissi bene. Era una giornata positiva e quindi i miei pensieri non potevano non essere ottimisti.

Era tanto tempo che non mi sentivo cosi,raggiante,serena,altruista. Infatti mentre mi accingevo a passeggiare ,notai una vecchietta sul ciglio della strada. Attirò  la mia attenzione perché era sola ed aveva difficoltà nell’attraversarla . Mi avvicinai a lei e con fare gentile le chiesi,con un bel sorriso stampato,in modo da tranquillizzarla,se potevo aiutarla . Era cosi carina,una nonnina con i capelli bianchi raccolti,una statura esile e barcollante,teneva in una mano una busta con dentro delle cose che sembrava essere pesante e le toglieva l’equilibrio ancor di più. Insomma una volta avvicinatami, faccio il gesto per toglierle quel peso dalle mani e lei… comincia ad urlare: “aiuto mi stanno derubando,correte è una ladra “. Provai a farle capire che si sbagliava,ma non mi ascoltava,era impazzita,io mi guardai attorno,mi accorsi che la gente mi fissava malamente e mentre qualcuno con fare minaccioso si prodigava a venire a salvare la nonnina,io spaventata cominciai a correre e fuggii nel parco,dove mi sentii subito al sicuro.

Mi appoggiai ad un albero, cercando di riprendere fiato. Pensai mamma mia è faticoso aiutare gli altri. Non mi feci prendere dallo sconforto,come mi ero detta,era una bella giornata e non me la sarei fatta rovinare. Quel parco era meraviglioso,tutto era in fiore,c’erano i bambini che correvano felici mentre giocavano,giovani innamorati romanticamente presi dalla loro passione e anziani seduti sulle panchine a cercare di scacciare la solitudine. Era fantastico,si respirava pace. Io mi aggiravo lentamente per gustarmi tutto,quando vidi dei bambini che giocavano a pallone. Mi incamminai verso di loro. Ad un certo punto vidi che un bambino,nel lanciare il pallone,diede un calcio fortissimo catapultandolo lontanissimo. Andò a nascondersi dietro degli alberi,cosi senza pensarci due volte mi feci avanti dicendogli che sarei andata io a prenderlo. Mi disse grazie. Camminai un po’ e quando lo trovai era bucato. Accidenti pensai,chissà quanto ci resteranno male. Quando tornai indietro con il pallone bucato il bambino scoppiò a piangere: “cattiva me lo hai bucato!”, “ma no,non sono stata io”cercavo disperatamente di calmarlo e consolarlo,ma più gli parlavo e più piangeva. Cosi la madre,insieme alle altre madri si avvicinarono urlandomi contro: “cosa stai facendo ai nostri figli,vergognati a molestare dei bambini”. Come potete ben immaginare ci rimasi malissimo,essere accusata ingiustamente e di una cosa del genere mi fece veramente stare male. Anche lì riuscii a divincolarmi dalle mamme furibonde e anche …pericolose.

Oddio mio,ma come è nervosa la gente,non ti da nemmeno modo di spiegare. Decisi di sdraiarmi a terra,su quel prato ben curato e profumato di fiori appena sbocciati. Pensavo a quanto fosse bella la natura,rigenerante per la mente stanca del tran tran quotidiano. I miei occhi si deliziavano nel vedere queste distese di fiori,tutti colorati,le farfalline,anch’esse colorate,fare acrobazie nel cielo,le formichine passeggiare tutte insieme come brave sorelline,le cavallette rincorrersi saltando da una foglia ad un’altra,le api assaggiare il nettare delle rose. Decisi di guardare da vicino come facevano,mi avvicinai ad una bellissima rosa dove un’ape era intenta a mangiare: “che bella che sei,stai tranquilla non ti faccio niente”. Improvvisamente si voltò,mi guardò negli occhi e mi attaccò,provai a fuggirle,ma fu un tentativo inutile,mi centrò in pieno,diritta sul naso. Io cominciai ad urlare e dimenare le mani,mi allontanai in gran fretta e mi misi al riparo. Mi toccavo il naso,ora indolenzito ed anche gonfio,mentre pensavo che forse sarebbe stato meglio non essere curiosa. Dovetti cominciare a sospettare che quella giornata,non era proprio la più bella e fortunata della mia vita. Ma tutto sommato in me,c’era ancora un pizzico di ottimismo,del resto non ero stata schiacciata da un treno in corsa. Mi sentivo stanca,guardai l’orologio e mi accorsi che erano trascorse delle ore,cosi mi incamminai verso casa. Pensavo tra me e me,dovrei farlo più spesso,uscire e divagarmi. Speriamo comunque che la prossima volta sarà più rilassante. Mi sorpresi di non aver mai perso il

 buon' umore. Mentre percorrevo il marciapiede di casa mia,già mi pregustavo mentalmente il resto della giornata,una bella doccia,una buona cenetta e un bellissimo film. Finalmente sono arrivata,mancano pochi passi ma…eccola là,messa lì a mia insaputa,mi sta aspettando,una cacca di cane proprio vicino le scale di casa. L’ho presa in pieno: “ meeeerdaaaa!!!”scivolando e cadendo. Mi si avvicinò un uomo mortificato:”Signorina mi scusi tanto è stato il mio cane”,“no,no,non si preoccupi,tanto porta fortuna”. Quando entrai a casa,sporca e puzzolente,andai diritta alla lavatrice,ma indovinate un po’? la fortuna ancora non si era fatta vedere,la mia lavatrice era rotta. Imparai molto da quella giornata,infatti decisi,che quando mi sentivo bene,felice ed ottimista,di non uscire più di casa,almeno lì potevo continuare ad esserlo.

 

Paola Antonelli 2007