




Le cose andarono più o
meno così.
Anno 1986. Ore 10.45 ora
di religione.
Noi come sempre, nella
palestra della scuola, con l'unico Dio al quale ponevamo attenzione a 17 anni,
il pallone.
Nell'ora di attività
fisica di un'altra classe. Ma si sà, nella giungla del pallone, chi prima arriva
è conquistatore e noi avevamo conquistato la palestra per primi. Almeno fino a
quando non ci avessero buttati fuori.
Mi sembra fosse un
accanito scontro 2 contro 2 a porta unica, con pali fatti ovviamente di felpe e
tute raggomitolate. Ovviamente in porta Fabio.
Fabio era il nostro
portiere sacrificale. Convinto di essere stato messo in porta per le sue qualità
acrobatiche e per il fatto di respingere i palloni sparati a rete, non sapeva
che l'unico nostro obiettivo era quella di prenderlo a pallonate da ogni
possibile angolazione, da fermo, di prima o rimbalzo, purchè addosso.
Nella occasione specifica
però la partita era una viva sfida indoor, in cui regolarmente David e Dino
finivano sembre per scorticarsi contro le pareti pur di togliersi il pallone.
Stava terminando l'ora,
era prossima la chiusura dell'incontro. Non ricordo il punteggio.
Ricordo bene però che
David ad un dato momento chiese un triangolo che gli fu restituito con una palla
alta e lenta, arretrata rispetto a lui. La palla rimbalzò lentamente a terra
avvicinandosi al suo matador, il quale spalle alla porta allargò le braccia e
controllò la sfera con un elegante palleggio, portandola di fianco a sè sempre
sollevata da terra e mentre tutto sembrava procedere con una lentezza acquatica,
tutti capimmo che l'avrebbe fatto.
Ruotò di 180 gradi e
colpì il pallone con il collo pieno in una girata plastica, a soli 3 metri dal
portiere con una violenza che solo dopo molti anni capimmo fosse indotta
dall'immaginazione di trovarsi al Delle Alpi di Torino. Tutto prese velocità. La
palla si staccò dal piede di David con un rumore cupo e minaccioso di plastica e
dolore e dal basso verso l'alto si indirizzò verso il rassegnato Fabio, il quale
era già chiuso a uovo nell'attesa dell'immediato ed ennesimo impatto. Ma a Fabio
quel pallone non arrivò mai. I nostri occhi videro Fabio a secco e udimmo uno
suono aperto, come di uno grande schiaffo interporsi tra i due ragazzi. E non
solo il suono. Anche il viso dell'insegnante di educazione fisica. La signorina
Margherita. Nessuno l'aveva vista entrare. Forse, si dice, dovesse raccogliere i
birilli per la lezione femminile. E così la sua testa impattata dal famoso tango
mendoza n.5, si inclinò verso la porta mentre il pallone, sparato da circa un
metro e mezzo di distanza, era libero di allontanarsi con un rimbalzo alto,
lento e distratto nella direzione opposta.
Il tempo ebbe un istante
di sospensione. I nostri occhi spalancati su un'unica incredula imprecazione,
quelli dell'insegnante sorpresi dal dolore e poi ancora dal dolore e quando il
dolore si attenuò, da tanta tanta rabbia.
Quando la palla toccò
terra, la palestra risuonò di tutto il vuoto di cui era capace. E nel suo
deserto accolse finalmente il grido della signorina Margherita. Noi per la
verità non lo sentimmo, in quanto eravamo già seduti ai nostri banchi, pronti
all'ora successiva, quella di Latino, con sguardi d'angelo dipinti sui volti, ma
il presagio della tempesta.
Il secondo tempo vide la
porta della classe spalancarsi e la Margherita, o quello che ne restava dietro
un volto tumefatto, cercare l'assassino che l'aveva sfigurata. Qualcuno aveva
parlato.
David comunque non si
fece mettere al muro ed a sua difesa asserì che non era colpa sua se l'incauta
signora si fosse trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. Evitò di
rimproverarla per la mancata realizzazione.
Per settimane discutemmo
se il tiro fosse uscito dallo specchio della porta o fosse stata convalidata la
rete, e per mesi se alla Margherita non fosse poi in fondo esteticamente giovato
quel color rubizzo, purtroppo solo all'emivolto destro.
L'anno scolastico fu
condotto fino alla fine ed alla fine salvato.
Nessuno tenti di
convincere ancora oggi David del suo eccesso di zelo nel concludere l'azione.
Anche se con le porte di stracci, anche se a 3 metri dalla porta, anche se
nell'ora di religione in 2 contro 2... Vi risponderebbe che "era una palla
magnifica, capisci, non potevo non tirare al volo..."
Cambiano tante cose nella
vita, ma per alcuni la gioia di un goal... non ha prezzo.
Nick





