Pure il mio pesco...

 

 

 

Avevo un fico d’ una bellezza vera;

Appena ritorto!

E con le foglie al vento

sventolanti  come una bandiera.

dopo un estate afoso,

ormai aride e stanche;

cadevano in autunno

lasciando al fico prendere un riposo,

prima di rivestir di nuovo le sue branche.

 

Èra l’orgoglio mio, e del mio orto.

 Il gèlo di quel verno a tradimento

me lo ha gelato quelle notti bianche,

ed ei perì così senza un lamento.

 

Per avere perduto un caro amico

dal dispiacere morì pure il mio pèsco

intimo amico del defunto fico,

tanto che insieme

tutte le sere prendevano il fresco.

 

Al sol pensarci ancora mi rattristo.

Quando a primavera scesi a salutare

m’accorsi allora che il verno fu tristo

e nulla più purtroppo potei fare.

Ora son quì  per cercare la rima

poiché per me erano poesia,

Aimé nulla!

Piu  nulla, è oggi come prima;

L’orto mio è triste e io pien di nostalgia.

Di frasi in prosa ora vado a caccia,

scrivo, poi gètto, e di nuovo ripesco

da quel cestino della cartastraccia.

Ma l’ovvio non viene, non rièsco,

Sono avvilito.

Oggi anche il cielo è afflitto,

e pentito, piange a grossi goccioloni.

L’occasione colgo,

ed approfitto

cosi con lui mi dolgo:

Oh cielo! perché hai permesso al gèlo questa brutta azione?

 

Ollens 2010