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Le
mie palpebre sono chiuse ma
non dormono i miei occhi!
Insieme alla
mente ed al pensiero, sono
intenti a sfogliare il
diario della mia vita.
Quando giungono a quella
pagina che mai ho
dimenticato,
una
sensazione di tristezza mi
coglie, sento la calda scia
d’una lacrima scendere
furtiva lungo la mia gota
fino ad arrivare sulle mie
labbra.
Macchinalmente assaporo quel
liquido ancora tiepido che
trovo di un gusto d’amaro
rimpianto;
una amarezza
strana come fosse di qualche
cosa che ho lasciato passare
inconsciamente, di un sogno
utopico. Delle immagini
risorgono, e come in un film
sfilano davanti ai miei
occhi chiusi… ero nella mia
valle!
Nel mezzo di
essa scorreva il ruscello!
Seduto sul
greto ascoltavo il lieve
mormorio delle sue acque
scorrere libere e gioiose.
Cullato da
quell’armonioso suono, mi
sorprendevo a sognare ad
occhi aperti le cose belle
che un giorno avrei voluto
realizzare.
Le rondini
gioiose solcavano il cielo,
e con il loro stridio
sembrava quasi dialogassero
con il ruscello, che
generoso, permetteva loro di
prelevare dalle sue rive
tutto il materiale
necessario alla costruzione
della loro abitazione.
Immerso nei
miei sogni mi vedevo anch’io
costruire un nido non
lontano dal mio ruscello, ed
avanzando rapidamente con la
fantasia, mi vedevo già
insieme ai miei cari… i più
piccini rincorrersi e
rotolarsi nel prato con
infinita felicità.
A quel punto
il titolo di un film sfilò
davanti alla mia mente:
( Com’èra
verde la mia valle!)
Anche la mia
valle èra verde, come èrano
verdi i miei sogni,
com’èra
limpida e chiara l’acqua del
mio ruscello!
Ma qui finì
il sogno ed incominciò la
realtà, la dura realtà della
vita.
Il mio
ruscello non poté fornirmi
il materiale necessario per
costruire il mio nido, e
dovetti partire lontano
verso un ruscello più grande
più rumoroso e molto meno
limpido del mio, ma più
ricco di materie prime,
grazie alle quali potei
cominciare la mia
costruzione.
Molta acqua
era passata sotto ai ponti
quando finalmente potei
abitare quel nido tanto
agognato che oggi occupo
insieme ai miei cari;
ma ben
lontano dalla mia valle e
dal mio ruscello, i miei
bimbi non possono giocare a
ruzzoloni come me lo
immaginavo per mancanza di
quello spazio verde che
vedevo nei miei sogni .
Oggi quando
ritorno in quella valle per
rimembrare la mia giovinezza
insieme ai miei cari non la
riconosco più.
Non ritrovo
la verdura di quel sito
meraviglioso, che con la
mente, né odo più il lieto
mormorio del mio ruscello,
al suo posto un rivolo
oleoso e silente scorre
lentamente quasi con fatica
per la sua densità causata
dagli scarichi della vicina
fabbrica sorta nel
frattempo, scacciando le
rondini con il denso fumo
delle sue ciminiere.
Oggi è
ricca; ma come è triste la
mia valle!
I sorrisi una
volta spontanei, sono oggi
freddi quasi forzati.
Le belle
serate al chiaro di luna
nelle àie dei coltivatori a
sfogliare il granoturco,
cantando stornelli con una
gioiosa spontaneità non sono
più che un lontano ricordo.
Certo tutto
non è negativo, alcune cose
buone per chi non aveva
nulla ci sono;
alcuni hanno
perfino un appartamentino
con affitto moderato ma
l’obbligo di non lasciare il
lavoro per non perdere la
casa.
Cosi sotto
una forma di schiavitù
moderna sono legati al
grande padrone, che dà loro
un poco di felicità, ma non
il tempo per gioirne gli
effetti.
Finalmente
riflettendoci bene mi
domando: a che cosa serve un
modernismo che ci rende è
vero la vita più facile, ma
ci toglie il senso
dell’amicizia, e del
rispetto tra noi, non fa
che renderci indifferenti ed
egoisti, fino al punto di
fingere il non sapere che
ancora oggi forse piu
d’allora ci sono bimbi nel
mondo che muoiono di fame e
di stenti, allorché i
medesimi miliardari di una
volta sono oggi ancor più
miliardari e più insensibili
alla miseria degli altri.
A questo
punto ipocritamente,
soltanto sottovoce mi
domando:
Non si stava
meglio quando si stava
peggio?
ollens
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