Oh Italia che nel mondo rinomata,

sei per l’arte la storia e la bellezza;

per il tuo clima da tutti sei invidiata,

del tuo bel canto, e del tuo idioma bella la ricchezza.

 

In torno a te d’azzurro sei bagnata;

maestosa è la corona dei tuoi monti,

tutto in te è bello o terra da me amata!

Belli i tuoi laghi, i tuoi monumenti, le tue fonti.

 

Solo è mancato a te il più che importante!

L’arte di nutrire tutti i figli tuoi.

Come tanti altri; tu m’hai costretto ad essere emigrante.

Italia mia! Perché ai tu più prole che nutrir non puoi?

 

Ora son vecchio e il sacrificio mio ben vano è stato,

amo la Francia, amo l’Italia, eppure; quasi senza una patria mi ritrovo;

qui son straniero, come straniero son la dove son nato,

e vado, e vengo, e mi dimeno come una fiera che non ha più covo.

 

I francesi mi chiamano il rital, o il maccaroni,

 gli italiani dicon di me; il francese è di ritorno

quando rimembrare l’infanzia torno nel mio bel suol natio,

 l’animo in festa sia pur per un breve soggiorno,

mi fan capire che da altri è già occupato, e che di fatto ei non è più mio.

 

 

D’intender ciò è afflitto il cuore mio più ch’io non possa;

eppur come a sua volta Ei disse, dir  non vorrei anch’io:

Ingrata patria; tu non avrai in consegna le mie ossa!!

ollens6-00