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In
cima alla strada bianca
che
mena alla cascina,
arrivammo una mattina,
Gioiosi! Anche se
impolverati, e di
apparenza stanca.
In
mezzo a polli e papere,
con amor fummo accolti,
la
festa ella fu grande per
il nostro primo ritorno,
tosto
il vitello grasso; a
cuocer misero al forno,
ed
intorno al prolungato
tavolo a sedersi fummo
in molti.
Dopo
di avere orato come ne
èra l’usanza,
si
cominciò a mangiare, e
bere in allegria,
fu
apprezzato l’arrosto, il
generoso vino e la dolce
euforìa
per il
gusto nostrano, nonché
per l’abbondanza.
Ma
pure alle meglio cose il
tempo da fine un giorno!
Ci
furono altre feste, ci
furon altri ritorni,
poi ad
uno di questi tanto
agognati giorni,
più
non ci ritrovammo alla
vecchia cascina
con il
suo vecchio forno.
Furon
sacrificati!
Per
meglio avvicinarsi alla
nuova casa di Dio,
lasciarono la cascina e
dissero al forno, addio,
noi
fummo un po' delusi per
non dire attristati.
Giunti
nel nuovo ambiente tutto
non fu si dolce!!...
Vi fu
anche amaro fiele!
Quell’
alito fraterno cangiò in
vanaglorioso vento,
soltanto d’alcuni il
savio, e buon
accorgimento
evitò
il crollo unanime della
torre di babele.
Molti
furon gli afflitti,
altri ebbero dolore,
ci fu
chi ti rimpianse oh
piccola adunanza accanto
alla cascina!
Che
sia nel sole torrido o
nella fredda brina,
giammai avesti a
spartire con dissidenti
ipocriti la casa del
Signore.
Anch’io rimpiango ancora
in cima alla strada
bianca,
quel
forno, la cantina, e la
dura cassapanca,
ma più
di tutto ancora di ciò
che mi è mancato
è il
vecchio prolungato
tavolo emanante calore,
di
convitati ornato,
con
Egli in capo a tutti!
Predicarci l’amore;
nel
modo suo il più innato.
Ollens02/004



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