|
Compagne di
scuola
Quando si
diventa adulti è bello talvolta rivivere con la
memoria il tempo passato, riesumando il tempo
che ci ha regalato delle sensazioni piacevoli.
Spesso mi
ritrovavo a pensare alla mia infanzia, all’ età
scolastica e a tutte le mia compagne.
Un giorno
mentre sfogliavo le foto, uscì come d’ incanto
una foto di gruppo della mia scolaresca del
periodo delle elementari.
Indossavamo
grembiulini bianchi con fiocchi azzurri .
Il mio era più
grande degli altri, a me piaceva portare un
fiocco grande, anche se poi lo portavo sempre
storto.
Mi soffermai a
lungo a guardare la foto, a ricordare tutti i
particolari, e mi venne in mente un film che
avevo visto in TV, (Compagni di scuola) così
dissi tra me: quasi quasi faccio una
rimpatriata.
Di anni ne
erano passati parecchi, e tutti ci eravamo persi
di vista, comunque decisi di fare una ricerca
delle mie compagne.
La prima
telefonata fu drammatica, mi ci volle un’ ora
per far capire alla nonna chi ero, e dopo tante
spiegazioni credo che non abbia capito
ugualmente. Mi disse comunque che la nipote era
scappata con l’ amante lasciando i bambini alla
madre.
Non mi sentivo
troppo incoraggiata dalla prima telefonata, ma
poi pensai: non saranno mica tutte così..
Feci così la
seconda telefonata, chiamai Stefania.
Avevo un buon
ricordo di lei, e ricordo anche che era molto
brava a disegnare.
Mi
rispose una voce maschile, mi presentai e gli
dissi che avrei voluto organizzare una serata in
pizzeria con tutte le mie compagna di scuola.
Ci fu un lungo
silenzio, pensai che fosse caduta la linea
telefonica, ma dopo un po’ l’uomo con una voce
alquanto alterata mi disse: senti un po’ ma non
hai niente altro da fare che scocciare la gente?
E chiuse la comunicazione.
Già con due
telefonate mi sentivo sull’orlo del fallimento,
e mi venne la voglia di abbandonare l’idea.
Decisi di fare
un terzo tentativo e di chiamare Giuseppina .
Ricordo che
con lei facevamo la gara a chi portava i capelli
più lunghi .
Mi accesi una
sigaretta per calmarmi mentre formavo il numero
telefonico.
Mi rispose una
voce femminile e le dissi: sono una tua compagna
di scuola, le raccontai della foto che avevo
ritrovato e dell’ idea che mi era venuta di
organizzare un incontro tra amiche.
Lei fu
entusiasta della cosa e mi disse che avrebbe
partecipato con piacere.
La sua
adesione mi ridiede la carica, così dopo ore di
tentativi riuscii a mettere d’accordo dieci
amiche,un numero di persone sufficiente per
trascorrere una serata e rievocare i vecchi
tempi.
Per il giorno
stabilito fissai loro l’appuntamento davanti ad
una pizzeria di zona, non troppo lontano dalle
nostre abitazioni.
Io arrivai
all’appuntamento prima di tutti, non volevo
sfigurare come organizzatrice.
Ero li in
attesa quando la prima persona che vidi
arrivare, mi rattristò; pensai: ha mandato la
nonna per dire che la figlia non era potuta
venire, e invece no, era proprio lei.
Subito dopo di
lei arrivarono tutte le altre.
Mio Dio!
Dissi, va bene che il tempo passa per tutti ma
per loro aveva proprio corso velocemente.
Ci sedemmo
tutte insieme intorno a un lungo tavolo, e io
dissi: che bello ritrovarci dopo tanto tempo
tutte insieme.
Eravamo tutte
sedute e ci guardavamo, non ce n’ era una che
parlava, o che dicesse qualcosa.
Dio mio che
tristezza pensai, ma che ho invitato delle
mummie?
Si sentiva
solo la mia voce che faceva domande ora all’un
ora all’altra come se io fossi stata una maestra
che faceva le interrogazioni , facendo domande
sulla loro vita.
Loro
rispondevano a tutte le domande, poi il
silenzio.
Pensai: ma chi
me lo ha fatto fare, queste stavano meglio
esposte nel museo delle cere.
Eravamo andate
li per mangiare una pizza, ma quando arrivò il
cameriere ognuna di loro ordinò una cosa
diversa, chi gli spaghetti, chi le fettuccine.
Sembravano tutte galline che mangiavano senza
alzare lo sguardo, io le osservavo in silenzio e
pensavo: ma guarda come mangiano, una di loro
chiese addirittura
un quartino di
vino.
Io rimasi
senza parole. Arrivarono poi i secondi piatti,
fritti di pesce con relativi contorni.
Finita la cena
si alzarono in gruppo ringraziandomi della bella
serata e della cena.
Come della
cena, mica penseranno che glie la offra io?
Ebbene signori
miei è questo che hanno pensato, e hanno
lasciato a me il conto da pagare.
E’ stata la
serata più brutta e noiosa della mia vita.
Andando via mi
sentivo senza parole, svuotata dentro e dei
soldi, e mi davo della cretina anzi doppiamente
cretina dal momento che avevo visto il film e
ne conoscevo l’ epilogo.
Mirella



|