TOTO

 

 

Quando ti abbiamo preso in braccio per la prima volta eri poco più grande di un batuffolo, una palla di peli e sotto al naso tenevi  una piuma di piccione. 

Piccolo  dolce tutto marrone. Ti abbiamo guardato negli occhi e abbiamo scelto il tuo nome Tòto.

Da quel 4 gennaio, il giorno del compleanno di papà, sei entrato nella nostra vita e, soprattutto nei nostri cuori.. Ti abbiamo  insegnato molte cose anche se alcune per il tuo carattere forte non c’è stato proprio verso.

Ma l’unico ad averci insegnato  qualcosa di veramente importante, bè quello sei stato tu.

Ci hai insegnato la fedeltà, quella che può esistere solo tra il cane e il suo padrone,  ci ihai

nsegnato cosa vuol dire amare incondizionatamente, e soprattutto ci hai insegnato ad amarti e così non sei più il cane di famiglia  ma il nostro fratellino e il figlio maschio di mamma e papà.

Piccolino mio con quei tuoi occhi dolci e languidi con quelle tue  orecchie lunghe e morbide con quel tuo sguardo tenero e con il tuo cuoricino, il cuoricino di un cane, quel cuoricino che batte

 forte forte per i suoi padroni sei entrato nella nostra vita e per sempre nei farai parte.

Non so se tu mi comprendi fino in fondo  quando spesso mi trovo a parlare con te come se fossi il mio migliore amico, io non so se comprendi tutti i miei stati d’animo,

io non so bene cosa ci sia nella tua testolina buffa, spero solo che quando ti dico che TI AMO tu mi possa leggere negli occhi  come io leggo nei tuoi. Grazie totino mio per essere il mio cane.

Marzia

 

 

 

 

 

RESPIRO

Spesso ho voglia di restare sola, di parlare con me stessa, di tornare alle origini al contatto con la natura, quella natura che dalle sue viscere ci ha dato vita. Allora me ne vado salgo in macchina metto in moto e provo un brivido a sentire il rumore della chiave che gira perché so che quel piccolo gesto mi porterà lontano.  Ed eccomi qui a correre sull’autostrada e vedo l’asfalto nero e fumante scorrere sotto di me e perdersi tra le ruote delle macchine. Corro, non troppo per non perdermi la visione del paesaggio ai miei lati, scorro con la coda degli occhi gli alberi che sembrano animarsi al passaggio delle auto, sembrano correre nella direzione contraria quasi a voler scappare. Percorro con uno strano entusiasmo la mia strada, osservo le linee bianche di vernice che disegnano un’anaconda lunghissima, una spirale interminabile. Scendo dalla mia auto, un torpore rilassante avvolge le mie gambe, e quasi strisciando mi porto sulla riva, ascolto, osservo assaporo quell’aria fresca e un po’ salata che mi porta il vento, sposto i miei lunghi capelli dal viso, come se il vento volesse farmi un dispetto e nascondermi quella meravigliosa vista. Ed eccolo lì in tutta la sua immensità in tutta la sua maestosità, il mare. Fresco, caldo, salato, limpido e liscio e tanto altro ancora; tutto può, tutto è.

Lo guardo ammirata lascio che i miei occhi si invaghiscano di lui che non possano vedere nient’altro che tale meraviglia. Mi avvicino curiosa un po’ impaurita da tanta grandezza e lo sfioro, con la mano le dita leggermente aperte sfioro quella schiuma bianca, quelle piccole onde che si portano avanti e poi si tirano indietro quasi scappano, come un bambino che per dispetto ha rubato la caramella preferita del nonno. Tolgo le scarpe, mi sento costretta , voglio liberarmi, con i piedi tocco la sabbia, calda, la stringo tra le dita, mi fa il solletico e sorrido, sorrido davanti alla natura alla sua bellezza. Provo gioia, provo amore e passione. Poi allungo il mio sguardo, più in là, lì dove cielo e terra si toccano e si fondono.                                                    Marzia