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IL MIO SALUTO |
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Due anni e mezzo fa circa nell’arco di 4 mesi io e la mia famiglia perdemmo mia zia Giovanna e mia nonna Titina. Il tumore ce le portò via senza che noi potessimo far nulla e senza neppure darci il tempo di accorgecene. voglio parlare in questa sede della loro malattia e del nostro immenso e incurabile dolore, voglio solo dar vita a quella parte della mia fantasia che nei momenti di estrema solitudine mi aiuta a reNon spirare. Spesso mi capita di pensarle, di ricordarle, con i loro sorrisi con le loro guance paffute con i loro capelli bianchi e, in questi pensieri, spesso sorrido; poi ecco però che riaffiora il dolore, il dolore per averle perse per non averle salutate come avrei voluto, per non averle amate e godute come avrei dovuto. Ed ecco lì, che senza far rumore fa capolino quel maledetto e fastidioso senso di colpa quell’angoscia che come un cane rabbioso morde e non molla la presa. E maledico l’incoscienza, la leggerezza, l’ingenuità che non mi hanno fatto ragionare e che mi hanno fatto credere che loro sarebbero state con me per sempre e che avrei avuto tutto il tempo del mondo tutta la vita per stare loro accanto per viverle. E invece no, la vita si fa viva, la ruota gira e la direzione è La mia famiglia, mia zia mia nonna,e la morte se le porta via e io resto li ferma immobile impassibile a guardare gli eventi, l’evento… il più tragico, il più doloroso, la fine della vita terrena, e loro se ne vanno. Ed eccomi qui a distanza di anni a fare i conti con la mia coscienza, o forse dovrei dire incoscienza? Dov’è tutto quel tempo che pensavo di avere, tutto quello che con loro avrei ancora voluto fare??? Non mi hanno vista vestita da sposa, ma io ci contavo, non vedranno mai i miei figli non saranno mai le bisnonne che avrebbero voluto essere, ma anche su questo io ci contavo. Come ho potuto pensare che sarebbero state accanto a me per sempre? Come ho potuto credere che i nostri natali sarebbero stati sempre uguali, sempre lì tutti attorno allo stesso tavolo tutti noi, sempre noi? Non lo so, credo che forse l’amore che si nutre per i componenti della propria famiglia ci porti a credere che siano tutti immortali e che a te un simile dolore non possa toccare. E poi eccolo li inaspettato bussa alla tua porta e tu gli apri senza sapere esattamente cosa sta accadendo e lui entra piano in punta di piedi, si intrufola nella tua vita, quella vita che tu avevi tenuto sotto una finta campana di vetro. Toc!!! un solo tocco, il dolore bussa una volta e tu incosciente ignaro apri e vieni sommerso. Ora questi pensieri in una mente che credo sia più matura e protetta,(ma di fronte alla morte siamo tutti indifesi e immaturi), c’è un pensiero che ogni tanto nella solitudine e nel dolore si fa piano piano spazio, è il pensiero che giò giò e titti, così per gioco le chiamavamo, sono lì in un posto meraviglioso, fresco, luminoso, sereno, limpido e camminano vicine come lo sono state per tutta la loro vita e sorridono e corrono leggere e felici. E le immagino così mano nella mano che ci osservano con amore a volte sorridono a noi che da quaggiù alziamo gli occhi verso l’alto sperando di incontrare in una stella i loro teneri occhi di nonna e di zia. Nonna, Zia, la vostra vita qui sulla terra è stata dura triste e dolorosa, spero che dove siete ora il dolore non esista e che la tristezza sia bandita e soprattutto spero nel vostro perdono per noi, per me che vi ho creduto per sempre e che invece ora posso solo abbracciarvi nei sogni e nei pensieri. MI MANCATE MOLTO. MARZIA
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