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E' DIFFICILE
SPIEGARE SE NON HAI CAPITO GIA' |
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Se i minuti prima di
addormentarsi sono dedicati al bilancio
della giornata, i primi al risveglio sono
di programmazione.
Capita però che al mattino ci
siano ancora pensieri incompiuti, cose
irrisolte, situazioni da amaro in bocca
del giorno prima con le quali
capisci subito che dovrai convivere,
combattere, tentare di rimediare e nello
stesso tempo avere tanta
forza da lasciare inalterata la solita
indispensabile routine.
Quel lunedì dal sapore
amarissimo Mario non avrebbe potuto avere
risveglio peggiore, ma tornare indietro
di quarantotto ore era
impossibile ed ora doveva pensare
all'attività, ai fornitori, alle scadenze, e
per rivedere
lei doveva attendere cinque
giorni, forse.
Una sciocca, banale
discussione di cui a mala pena ricordava con
precisione la scintilla iniziale aveva
danneggiato forse
irrimediabilmente una relazione stupenda,
impeccabile, esemplare fino ad allora e
comunque a lui sembrava così.
Il suo grande rammarico era
forse di non avere capito come e quando era
il momento di smetterla, di non
insistere, di ritirarsi da
quella stupida competizione verbale favorita,
secondo lui, dalla lontananza, dallo
stress, da progetti fermi,
arenati.
Situazioni che fanno
diventare delle stupide cose tragedie e che
l'orgoglio, lo stupido orgoglio esaspera
nei momenti sbagliati.
Per la prima volta non hanno
fatto l'amore, e il rientro è stato un vero
calvario.
Sul treno tanto tempo per
riflettere sul suo passato, sulle sue
esperienze, per cercare di capire se
veramente
qualcosa in lei era cambiato
negli ultimi tre mesi, da quando era
ripartita per l'inizio del nuovo anno
scolastico.
All'improvviso ci sono solo
dubbi ed incertezze su entrambi.
La peggiore esperienza
sentimentale che aveva avuto gli aveva
lasciato un profondo senso di insicurezza
che stava venendo fuori.
Trentasettenne, aveva alle
spalle un matrimonio defunto ancor prima di
celebrarsi con la casa già arredata.
E fu appunto nel portare
delle nuove bellissime sedie appena arrivate
al negozio nell'appartamento che
avrebbe dovuto ospitare i
programmi futuri della bella coppia,
quindici giorni prima della sacra unione,
- 1 -
che sorprese la neo
avvocatessa Lara in superbe evoluzioni
sessuali con il compare di fede, sul loro
letto nuziale.
Li guardò impassibile, girò
loro le spalle e andò via, e naturalmente
annullò le nozze.
In seguito ha saputo che si è
specializzata affermandosi come
matrimonialista/divorzista.
Da allora la sua vita
sentimentale non ha avuto più picchi
meritevoli di attenzione e ora che
finalmente
poteva tornare a sperare, a
vivere, comincia a vedere grigio di nuovo.
Paradossalmente l'esperienza
viene dal buon senso, ma fai esperienza
quando il buon senso non l'hai avuto.
- - - - - - - - - - - -
Raffaella, bella
trentaquattrenne pescarese, insegna
matematica in un liceo scientifico di Modena.
Ha accettato la cattedra in
un'altra città per fuggire dalla sua
provincia, dalle sue origini, per essere
autonoma
potendo contare comunque su
alcuni parenti in quella zona.
L'unica relazione
sentimentale seria della sua vita è stata
quella con Mario, iniziata da più di due
anni
entrando nel suo negozio in
cui era esposta una moderna ed elegante
libreria con scrivania che aveva
necessità di acquistare.
Ora stava facendo di tutto
per ottenere il trasferimento e potersi
sposare, ma anche quest'anno nulla.
A volte piangere può sembrare
stupido, ma spesso le lacrime sanno
esprimere ciò che le parole non sanno
dire.
E di lacrime Raffaella ne
versò tante sul cuscino; di rabbia, di
frustrazione, di solitudine e anche di
qualcosa
che percepiva ma non sapeva
definire.
Al mattino anche lei aveva
concluso che avevano entrambi esagerato ed
era decisa a capirne bene la causa.
Fare chiarezza in se stessa
era assolutamente indispensabile.
Non era accaduto niente di
simile prima da quando stavano insieme.
Mentre si preparava per
andare al lavoro pensava che si osserva il
mondo con occhi superficiali,
dimenticando che certe cose
domani potrebbero allontanarli sempre più.
Sai di amare qualcuno quando
ci fai l'amore, lo baci, gli fai le coccole,
lo pensi, gli sorridi e giochi, ma lo
senti vicino anche nelle
situazioni difficili, nel momento del
bisogno.
Quando ami qualcuno
inevitabilmente gli dai il potere di farti
soffrire, ma devi fare di tutto per evitarlo.
-
2 -
La sua mentalità razionale da
matematica la indusse a staccarsi qualche
giorno da Mario, non tanto per
dimostrargli forza di volontà
quanto per capire col silenzio quanto gli
mancava.
Decise che non avrebbe
risposto a messaggi e telefonate per alcuni
giorni, riservandosi anche la decisione
di rivedersi o meno nel fine
settimana; teoricamente il viaggio toccava
a lei questa volta.
Entrambi avevano il sabato
libero e il venerdì sera potevano già
incontrarsi: avevano sempre fatto il
possibile per riuscirci.
La prima ora di lezione era
alle nove e trenta, e lei arrivò con il
giusto anticipo in sala professori per
preparare materiali e compiti
per le quattro ore successive in tre classi
diverse.
Mentre era assorta nel suo
lavoro sentì risuonare un saluto dietro di
lei.
-
Buongiorno Raffaella.
Era Bruno, il nuovo collega
di inglese, un simpatico quarantenne
coniugato con il sorriso e la battuta sempre
pronta.
-
Buongiorno Bruno – rispose accennando un
sorriso.
-
Tutto
bene bella collega? - le chiese dato che
aveva notato una sfumatura di malumore.
-
Si
certo, sono solo un po' presa, forse
stamattina ho messo poco zucchero nel caffè,
ne prenderò
un altro più
tardi.
La campanella suonò la fine
della prima ora mentre sorridevano, e si
diressero ognuno verso l'aula di
competenza.
Raffaella non era affascinata
o attratta da Bruno che comunque trovava
carino, simpatico, interessante e la
trattava con garbo e
rispetto, ma era consapevole di piacergli.
Di lui apprezzava molto la
voce suadente, la dialettica e l'aspetto
sicuro di se.
- - - - - - - - - - - - -
Inevitabilmente Mario quella
mattina non era di umore solare.
I suoi due dipendenti
predisponevano le consegne del giorno nel
deposito sul retro e scaricavano i mobili
appena arrivati da allestire
per l'esposizione.
La signora Maria, segretaria
da una vita, si stava destreggiando tra
fatture, pc e telefonate alle quali
rispondeva con una vocina da
usignolo, e lui, nel suo ufficio, non
riusciva ad isolare i pensieri che lo
- 3 -
rattristavano, che lo
incupivano.
Voleva rimediare, non voleva
perdere la sua donna e non doveva più
sbagliare.
Raffaella ha l'abitudine di
tenere il cellulare spento durante la
mattinata, lo accende solo di tanto in tanto
per vedere se qualcuno l'ha
cercata e stabilire se valeva la pena di
rispondere al messaggio o richiamare.
Il telefono quindi non era
risolutivo per questa situazione, inoltre
anche nel pomeriggio era impegnata tra
corsi professionali, rientri
a scuola, lezioni private, attività
didattiche correlate, consigli d'istituto,
rappresentanze sindacali e
volontariato, tanto che spesso non rientrava
a pranzo.
La sera poi se era stanca e
se decideva di leggere o di godersi un film
evitava più che mai di essere disturbata,
teneva spento anche il pc.
La immaginava incazzatissima
e sperava non avesse preso la decisione di
evitarlo.
Ora gli tornavano in mente
anche alcuni momenti della domenica appena
trascorsa, in cui stava parlando al
cellulare a bassa voce quasi
sussurrando, e poi scriveva un sms
nell'altra stanza.
Il momentaccio tra loro era
già iniziato ma non aveva ancora raggiunto
l'apice.
“ Fatti miei “
fu la risposta alla richiesta di sapere chi
fosse, mentre spegneva il telefono.
No, non è possibile, non ci
credo, non è da lei, non puoi pensarlo, si
ripeteva Mario respingendo l'idea,
l'ombra della gelosia.
Ma aveva paura, il tarlo lo
rodeva; la sto perdendo o l'ho già persa?
Decise di inviare un semplice
messaggio: “
Buongiorno Raffaella, vorrei tanto tornare
indietro nel tempo, a
due giorni fa, scusami,
stasera ci chiariremo sicuramente “.
Del suo passato, della sua
cultura aveva riassunto un concetto di A.
Einstein: E' meglio
essere ottimisti e
avere torto che essere
pessimisti e avere ragione.
La vita in realtà è come una
partita a carte, e noi dobbiamo giocarcela
fino in fondo se vogliamo sapere come
finirà, facendo le mosse
giuste, comunque finché le crediamo tali.
Troppo spesso ci allontaniamo
inconsapevolmente da ciò che in realtà
desideriamo più di ogni altra cosa al
mondo.
Il tempo per rimediare c'è.
Non credeva però che
Raffaella potesse aver deciso veramente di
non rispondergli.
- 4 -
Attese tutto il giorno, e la
sera … cellulare spento, nessuna risposta
nemmeno alle mail: da impazzire.
E se continua così cosa
faccio?, pensava triste ed amareggiato con
la sensazione che il mondo gli crollasse
addosso, in barba al suo
inguaribile ottimismo.
Odiava quei comportamenti da
stalker che infastidivano molto anche lei,
ma non sapeva che altro fare.
E se mi presentassi
all'improvviso? No, assolutamente no,
peggiorerei sicuramente la situazione,
ma l'attesa
e l'incertezza lo
struggevano.
- - - - - - - - - - - -
Dal canto suo Raffaella
viveva sensazioni e sentimenti simili; era
combattuta e stanca, ma una donna sa di
esagerare pur restando nella
convinzione che il suo è un atteggiamento
sacrosanto.
Con quei pensieri non
riusciva più a seguire la trama del romanzo
e spense la luce.
I pensieri con cui la sua
mente la accompagnava al riposo notturno
erano molto profondi, come la sua
sensibilità.
Se vuoi essere amato per
quello che sei non fingere di essere qualcun
altro
Non possiamo pretendere
che le cose cambino se continuiamo a fare le
stesse cose
C'è qualcosa dentro di te
che nessuno ti può toccare né togliere se tu
non vuoi, si chiama speranza
Temeva che l'eccessiva
razionalità potesse impedirle di realizzare
le sue aspirazioni.
Quando tutto sembra andare a
fondo hai due scelte: affondi o ti aggrappi
con le unghie e cominci la risalita.
- - - - - - - - - - - -
Alle sei Mario era già
sveglio, occhi aperti a guardare il
soffitto, lucidissimo nonostante le poche
ore di
sonno, con il pensiero
tornato a Raffaella e il tormento di non
sapere che pesci prendere, consapevole di
non
non essere più in grado di
immaginare le reazioni della donna amata che
voleva sposare, con la quale più che
mai voleva costruire il suo
futuro.
Sentiva che era la donna
ideale, carina, intelligente, colta, un po'
testarda e capricciosa si, ma altruista
dolce
e passionale, per lui era una
donna completa.
Chissà cosa pensa, se mi
sta mettendo alla prova, se mi nasconde
qualcosa, se sa che sto soffrendo così …
Immaginare di vivere senza di
lei sembrava un incubo, perderla sarebbe
stato peggio della più triste delle sue
esperienze, e poi alla sua
età quante decine di volte avrebbe
riflettuto prima di cominciare una nuova
storia,
- 5 -
senza contare poi che ormai
non frequentava più nessuno, eccezion fatta
per qualche vecchio amico
buontempone con i quali si
incontrava ancora per cene o partite serali
di calcetto o di tennis e che finivano
quasi sempre con discorsi
lamentosi su mogli, spese, tasse e
quant'altro.
Pensò di mandare fiori,
lettere, telegrammi o una mail da innamorato
pazzo, ma conoscendola sapeva che le
sarebbero sembrate tutte
stramberie e non avrebbero sicuramente
portato alcun esito positivo, anzi.
Trasferì le sue scarse
speranze alla sera, confidando in qualche
miracolo nel corso della giornata; uno
spiraglio che favorisse il
ritorno alla normalità, alla pace, al
miglioramento dei rapporti, per far
ripartire i
progetti e fare di tutto per
accelerarli.
- - - - - - - - - - - -
Di martedì Raffaella aveva in
comune con Bruno il buco alla terza ora;
solitamente si incontravano in aula
professori.
-
Certo –
esordì il professore – che la terza A è una
classe pessima: non studiano, non si fanno
coinvolgere,
disturbano, un vero caos almeno con me.
-
Non me
ne parlare; a volte non li reggo proprio,
soprattutto nelle ultime ore.
-
Che ne
dici di un buon caffè? Ben zuccherato
naturalmente – le propose sfoggiando il suo
sorriso
migliore.
-
Ma sì
dai, perché no, ne ho bisogno e poi oggi ho
tanti impegni e un po' di dolce in più mi
terrà su –
il sorriso con
cui gli rispose fu di circostanza, quasi
forzato.
Ad un osservatore di
passaggio apparivano alquanto impacciati
mentre discorrevano della loro missione di
educatori seduti ad un
tavolino del bar di fronte all'istituto.
-
Senti
Raffaella, ormai un'idea di me te la sei
sicuramente fatta ed io naturalmente ti ho
sempre
osservata e
ammirata in questi mesi, fosse tanto perché
sei una delle poche passabili tra i tanti
colleghi, e non
mi riferisco solo all'aspetto fisico.
Che ti succede?
Non ti ho mai visto con quell'aria triste,
anche se sei ugualmente bella ed intrigante
-
tentando di
strapparle un sorriso ed indurla a
sciogliersi in po’ – hai litigato con il tuo
uomo?
Non credere che
io sia esente da problemi, anzi, qui a
Modena non ho amici veri e mi piacerebbe
se ci potessimo
parlare più sinceramente.
- 6 -
Per lei sentire quelle parole
fu una sorpresa, ma nello stesso tempo un
sollievo; non si sarebbe aperta troppo
ma era venuta a sapere che
poteva contare su un amico con cui
eventualmente parlare, confidarsi, sfogarsi
un po’, sempre con prudenza.
-
Non è
difficile capirlo, vero? - questa volta il
sorriso era vero, di quelli che esaltano i
suoi lineamenti,
resi ancora più
dolci dai capelli castani a caschetto – Si,
ho avuto la prima vera discussione con Mario
da quando ci
conosciamo e ora tu capisci che ho da
pensare, ma non è niente di grave, stasera
ci
parlerò, non
merita di essere evitato ancora.
-
Capisco,
comunque ora vi rivedrete e tornerà tutto a
posto – con aria rassicurante.
-
Questo
non lo so, ho una mezza idea di andare da
zia Lucia, non ci vediamo da tempo e mi
cerca
spesso, e un paio
di giorni in paese adesso non mi
dispiacerebbero affatto.
-
Molto
bene allora.
Vedi? Tu almeno
hai un'alternativa, una possibilità per
distrarti, vedere persone che ti vogliono
bene
e pensare,
riflettere.
-
E tu,
Bruno, non ne hai? Come stai combinato?
-
Eh, qui
potrei parlare per ore, cara mia. - le
rispose continuando a tentare di mantenere
quel sorriso
tranquillizzatore
– Sai come diceva Socrate: Se ti capita una
buona moglie sarai felice, se ti capita
una cattiva
moglie sarai filosofo.
Sono sposato con
Anna da otto anni e abbiamo un figlio di
sette anni ed uno di cinque.
Ci siamo
trasferiti da Bologna, dove sono nato e
vissuto, dopo la prematura morte di suo
padre, per
stare vicino alla
vedova e non chiudere il bar di famiglia che
ora mia moglie gestisce insieme a sua
sorella.
Da qui in poi per
farla breve ti dirò solo che l'amore inizia
quando ci si capisce senza parlare e finisce
quando ci si
parla senza capirsi – ora il sorriso era
meno luminoso.
Tra pochi minuti
abbiamo lezione, e se non fosse per la
zietta ti avrei invitato a cena, niente di
impegnativo, per
parlare un po'.
-
Sei
molto gentile Bruno, e molto caro –
sorridendo rilassata – avremo sicuramente
possibilità di
- 7 -
parlare, ora
però andiamo, ho compito in classe nella
quarta; grazie per la compagnia e per lo
zucchero.
-
Grazie a
te Raffaella, ammiro molto il tuo stile – e
si avviarono – comunque mi puoi trovare ogni
mattina alle otto
al bar a fare colazione – concluse
guardandola negli occhi.
- - - - - - - - - - - - - - -
Una discreta musica lounge di
sottofondo rendeva l'atmosfera gradevole ed
accogliente negli ampi locali ben
illuminati del negozio di
Mario che esponeva e vendeva arredamenti.
Un collaboratore stava
assistendo una coppia di coniugi nella
scelta della cameretta da regalare al loro
nipotino, e dopo aver
mostrato oltre ai vari modelli esposti i
cataloghi di altre aziende produttrici,
stava
schizzando abilmente su carta
millimetrata le varie possibilità per
ottimizzare la disposizione sulla piantina
della stanza rispetto
all'ingresso, ai punti cardinali e alla luce
naturale proveniente dalle finestre.
Mario progettava assieme
all'altro collaboratore l'allestimento di un
nuovo elegante settore con mobili in stile
e arredi più ricercati;
un'opportunità in più per attrarre nuovi
clienti, e stava studiando lo slogan con cui
pubblicizzarlo, una frase del
tipo … “ La vista
dell'antico affascina e incanta l'animo “ …
Fu in quel momento che la
vide entrare: avanzava con un incedere da
diva, spostando impercettibilmente lo
sguardo da un reparto
all'altro; capelli ricci lunghi sulle spalle
(sarà una permanente o ricci naturali?),
occhiali da sole, orecchini
pendenti, spolverino nero aperto su un
grazioso maglioncino azzurro e un
pantalone nero semiaderente
che rivelavano un intero percorso di curve
pericolose, borsa a braccetto nella
mano destra, bracciale con
charms al polso, tacco sottile.
A Mario sembrava che un alone
di luce e una musica suadente la
accompagnassero mentre sfilava su una
passerella immaginaria.
Era incantato da quella
scena, consapevole di vederla amplificata;
anche la sua mente si era attivata e stava
esprimendo una sequela di
aggettivi eloquenti: Armoniosa, opulenta,
giunonica, statuaria, formosa,
prosperosa, morbida
principesca abbondanza, esaltazione della
femminilità italica.
Quando si trovò a pochi metri
da lui si tolse gli occhiali con estrema,
studiata eleganza, dandogli la visione
totale del suo viso: aveva
due meravigliosi occhi verdi estremamente
espressivi, penetranti e fulminanti.
- 8 -
Mario tornò in sé sperando
che il suo sguardo che l'aveva seguita, di
cui si era sicuramente accorta, non
l'avesse infastidita,
ricordandosi all'improvviso che l'aveva
intravista già un paio di volte soffermarsi
per
qualche secondo a guardare le
sue vetrine.
-
Buona
sera signora, posso esserle utile? - e
mentre pronunciava questa frase lo raggiunse
anche la
fragranza leggera
del profumo di lei, dolce e sensuale.
-
Buona
sera, è lei il titolare?
-
Mario
Danesi, per servirla.
Anche il suono della sua voce
era incantevole, da favola.
Se fosse stato in grado di
creare una donna perfetta l'avrebbe
sicuramente immaginata così.
-
Piacere,
Elena De Vitis, sto valutando la possibilità
di cambiare l'arredamento del salotto e
vorrei
iniziare ad avere
un'idea più precisa, può mostrarmi qualcosa?
-
Ma certo
signora, abbiamo diverse soluzioni esposte e
tantissime altre possibilità da consultare
su
catalogo, si
accomodi prego – invitandola con un gesto
disinvolto a dirigersi verso l'allestimento
della zona
living.
Camminarle a fianco sembrava
un sogno e si sforzava di essere il più
professionale possibile, ma si sentiva
vibrare, era emozionato.
Questa non è una bionda,
diceva tra sé, riferendosi alle spassose
storielle che mettono in relazione l'appeal
delle donne ossigenate con il
loro livello d'intelligenza e ingenuità.
Da esperto professionista
riuscì a destare il suo interesse
descrivendo con dovizia di particolari le
tendenze,
i modelli, i materiali, i
colori, le combinazioni dei divani.
-
Naturalmente per consigli più approfonditi,
non dovendo rinnovare totalmente l'ambiente,
sarebbe il
caso mi
descrivesse con più precisione il mobilio
attuale.
-
Certo,
il mio progetto poi è di iniziare a portare
i mobili da sostituire in una piccola
mansarda
comunicante che
devo ancora arredare, ma sinceramente mi
rendo conto che adattarli è più difficile di
quello che
pensavo e odio le pacchianate.
Lei ha un
collaboratore da mandarmi per un primo
sopralluogo, immagino.
- 9 -
-
Sono io
stesso e sarebbe per me un grande onore
signora De Vitis: sono architetto
arredatore di
interni.
-
Benissimo, allora – sfoggiando un sorriso
discreto ma affascinante.
-
Mi
consideri pure a sua completa disposizione.
-
Domani a
quest'ora va bene per lei?
-
Va
benissimo.
-
Perfetto, sono all'ultimo piano di via Roma
16, prenderemo il caffè insieme – si
accomiatò la fata,
facendo qualche
passo all'indietro in direzione dell'uscita.
-
Grazie
signora De Vitis, permetta che la accompagni
– confermò Mario, assaporando ancora per
qualche secondo
cotanta bellezza, classe, morbida fragranza.
Tornando in ufficio si guardò
passando davanti ad un mobile con
specchiera; così facendo si rese conto di
avere uno sguardo stralunato,
quasi scioccato.
Wowwwww, pensò recandosi alla
scrivania, allora donne così esistono nella
vita reale, non porta la fede al
dito ed è superba: bella,
piena di fascino, e che classe!
Decise subito tutto il
materiale da portare con sé
all'appuntamento, proponendosi di farne il
miglior uso
possibile, prevedendo il tipo
di mobili che avrebbe trovato e
l'eventualità di suggerire pezzi giusti
anche per
una mansardina, con
l'obiettivo recondito di poterla rivedere
spesso; arredare gli ambienti un po' alla
volta,
avere l'occasione di meritare
la sua stima professionale e possibilmente
entrare nelle sue grazie.
L'arrivo dell'orario di
chiusura lo fece tornare lucido, ma era
realmente un sogno entrato nella sua
normalità.
La realtà lo riportò a
Raffaella, e mentre cenava per un attimo
pensò che se anche stasera non riusciva a
parlarle forse era meglio.
Poteva in qualche modo
tradirsi, avrebbe potuto non riuscire a
celare del tutto la forte emozione che
ancora
lo pervadeva.
Decise per un nuovo sms:
Ciao Raffaella,
posso chiamarti?
La prof era a casa, il suo
appartamento era piccolo ed accogliente, a
poche centinaia di metri dall'istituto;
l'aveva acquistato per
evitare i costi dell'affitto ed era un
investimento di facile ricapitalizzazione in
caso di
- 10 -
vendita, quando avesse
ottenuto il trasferimento per riavvicinarsi
ai suoi.
Dopo una giornata molto
impegnativa e stancante si era rilassata sul
divano, e si chiedeva se e quando Mario
si sarebbe fatto vivo:
toccava a lui chiamare.
Accolse con un sorriso il
messaggio e rispose: Ciao Mario, certo
che puoi, accendo subito skype, e
dispose
il portatile in modo da
rimanere distesa comoda.
-
Raffaella, bella mia , come stai? Mi sembra
un secolo che non ti vedo.
-
Sto bene
Mario grazie, e tu? Hai mangiato?
-
Non
molto, ma sono certo che ora mi torna la
fame e svuoto il frigo – disse sorridendo
allo schermo
davanti
all'immagine un po' sfocata dell'amata.
Però tu hai
l'aria stanca, mi pare.
-
In
effetti lo sono e andrò a dormire presto.
-
Dimmi
Raffaella, non sei più arrabbiata vero? Non
riesco ancora a credere che ci siamo … che
mi
sono comportato
così.
Cosa ci è
successo? Io non voglio perderti, ma so che
questi episodi non mi piacciono e non si
devono
ripetere.
-
Per me è
lo stesso, spero che quello che è successo
ci abbia insegnato qualcosa.
-
Ho avuto
paura di perderti però, per un po' mi sono
sentito perso.
Venerdì se vuoi
torno io e saprò farmi perdonare.
-
Stai
tranquillo dai, non devi farti perdonare
nulla, è successo e basta, piuttosto
facciamo in modo che
non accada più
ok?
-
Giusto
cara, a volte bisogna mettere da parte
l'orgoglio e aprire il cuore.
Solo così non si
perderanno le persone importanti della
propria vita.
Da soli si va più
veloci, ma insieme si va più lontano.
-
Mmmmmm …
ma quanta saggezza il mio uomo stasera –
sorridendo felice – comunque questo fine
settimana credo
di andare da zia Lucia; mi cerca da tempo e
vorrebbe rivedermi.
Mi rilasserò un
po' in campagna e … ti risponderò.
-11-
A proposito, era
con lei che parlavo domenica e poi le ho
mandato un messaggio, che ti credevi?
Ahahahahah.
-
Scusa
ancora Raffaella, mi si era proprio
annebbiata la mente e ci sono stato male,
però sarà dura
non rivederti
subito.
-
Si lo
so, ma ci farà bene vedrai – strizzando
l'occhio e sorridendo sensuale.
Ora raccontami,
come è andata oggi al negozio?
-
Al
solito direi – ma ebbe immediatamente un
brivido e benedisse dentro di sé la
ricezione video non
perfetta, come se
lei a quella distanza fosse in grado di
leggere impercettibili cambiamenti di
sguardi
e di umore e
sentì quasi che il suo viso stava cambiando
colore – ho iniziato a predisporre la zona
degli arredamenti
in stile come ti dicevo e abbiamo avuto dei
visitatori nella media.
Domani abbiamo un
paio di consegne ed un sopralluogo, - e per
sviare il discorso concluse - avevi
ragione, sono
stanco e tra un'ora al massimo mi metto al
letto; domattina sul presto passo dai miei,
prima di aprire.
-
Ok
Mario, ci sentiamo domani va bene?
-
Ma certo
stella mia, un bacione, ma che dico uno,
dieci, cento, mille, tutti per te – mimando
il gesto di
lanciarle dei
baci attraverso lo schermo con entrambe le
mani – ti adoro, riposa bene.
-
Grazie
tesoro, tantissimi baci anche a te, buona
notte.
-
Ciao.
Quando l'immagine scomparve
dal video Mario era felice e rilassato,
aveva ancora il suo amore.
Però si sentiva anche un po'
in colpa: il ricordo di Elena era vivissimo
e non vedeva l'ora di andarla a trovare.
- - - - - - - - - - - - - - -
Un risveglio finalmente
sereno per Raffaella, con un tiepido sole
che scaldava dolcemente la stanza;
si sentiva riposata e
rigenerata, pronta ad affrontare la
giornata.
Con Mario era tornato tutto
come prima e aveva un amico in più,
simpatico e di aspetto gradevole.
Stava per prepararsi la
colazione quando pensò di nuovo a Bruno e
sorrise; aveva diritto di frequentare degli
amici dopo tutto: “ Ma si,
è ancora presto, facciamo colazione al bar “
e iniziò a scendere le scale con
- 12 -
l'allegria nel cuore.
A volte gli schemi sembrano
già scritti da una matita invisibile: si
incontrarono a pochi metri dall'ingresso del
bar, si sorrisero come mai
avevano fatto e i loro sguardi illuminandosi
riflettevano il piacere di rivedersi.
-
Buon
giorno Raffaella, come sei solare di mattina
presto!
-
Buon
giorno Bruno, sei molto gentile.
Ed entrarono nel brusio del
locale affollato in cui a loro sembrava di
essere gli unici clienti.
Seduti ad un tavolino in
attesa della colazione classica con
cappuccini e cornetti provavano quasi timore
a
iniziare la conversazione.
Esordì Bruno naturalmente,
cercando di non mostrare tutta la sua
euforia di averla seduta di fronte.
-
Ti posso
dire che stamattina speravo che tu venissi?
-
Perché
no - gli rispose Raffaella mentre con un
cenno della mano rispondeva al saluto di una
collega -
sono qui, infatti
– concedendosi un minimo di risposta
civettuola.
-
E'
bellissimo vederti felice e allegra, sei
tornata ad essere proprio tu e rendi il
mondo più dolce.
Lasciami
indovinare: Tutto bene con Mario, vero? E
ieri notte poi hai dormito benissimo.
-
Si, hai
fatto centro, e sono anche disposta a dire
che parte del merito è tuo, però mi
piacerebbe sentirti
dire che anche
per te il sole oggi splende più di ieri.
-
Sinceramente vorrei dirlo anch'io, ma la
situazione è stazionaria, non c'è stato
nessun scossone
ultimamente e,
chissà, forse per il momento così è anche
meglio.
-
Mi
dispiace, Bruno, non so nulla della tua
storia ma credo che meriteresti una maggiore
serenità.
-
Senti
Raffaella, ti assicuro che non è
assolutamente mia intenzione interferire,
turbare la tua vita
privata, ma ti
dispiacerebbe darmi il tuo numero? Vorrei
solo avere la possibilità di parlarti con
più
calma, da veri
amici.
Si osservarono a lungo in
silenzio.
Lui si chiedeva se aveva
osato troppo, con il rischio di rovinare
un'amicizia appena nata.
Lei era sinceramente tentata
di offrire questa possibilità, ma dare il
suo numero telefonico sembrava un gesto
troppo intimo, date le
circostanze.
- 13 -
Gli sguardi si erano fatti
più seri.
-
Sono
certa che sei un uomo serio e sincero, e
aggiungo anche simpatico – tornando a
sorridere -
ma il numero no
dai, almeno per ora, e poi io il cellulare
lo uso poco, è quasi sempre spento.
-
Capisco
– rispose Bruno abbassando lo sguardo.
-
Ti
accontenti del mio indirizzo di posta
elettronica?
-
Davvero
me lo daresti? Oh Raffaella, per un attimo
avrei voluto sprofondare nella desolazione,
mi
va benissimo! -
le rispose felice, ma avrebbe voluto gridare
dalla gioia - e a te non creerò dei
problemi se ti
mando una e-mail?
-
Tranquillo Bruno, non la leggerà nessun
altro.
-
E sai
anche che con un buon amico a volte si può
mangiare qualcosa insieme …
La risposta fu un semplice
sguardo compiaciuto e senza malizia.
-
Ora però
andiamo – concluse Raffaella con tono dolce
– odio arrivare in ritardo.
Si incamminarono uno affianco
all'altra, con un po' di batticuore.
- - - - - - - - - - - - - -
Qualunque genitore desidera
una figlia come Elena; ogni uomo sogna di
sposare una donna come lei.
Bresciana con madre
calabrese, la sua radiosa bellezza rivelava
le origini meridionali.
Figlia di un benestante
industriale della ceramica, è stata
cresciuta come un fiore e con i più sani
principi
morali.
Ha ricevuto un'impeccabile
educazione classica, inoltre è molto sveglia
ed intelligente, di animo nobile e
sensibile, gentile,
rispettosa dell'ambiente e amante degli
animali, appassionata alla lettura e di
indole molto
realista, pragmatica, oltre
che seria ed onesta.
A trentadue anni Elena
incarna la perfezione ideale; l'orgoglio dei
genitori.
Fu il genitore a presentarle
l'ingegner Enrico, figlio di un noto e
facoltoso costruttore abruzzese, che aveva
ormai preso le redine
dell'impero edile ereditato da suo padre.
Elena quel giorno era in
ufficio con l'adorato padre, del quale era
la segretaria personale, e il giovane era
andato ad ordinare
personalmente tutti i materiali per una
palazzina di imminente costruzione.
- 14 -
Simpatizzarono subito; era
una ragazza illibata fino ad allora e non
aveva mai avuto una relazione, ad
eccezione di piccole storie
di baci ed abbracci da ragazzini, e vivevano
a notevole distanza l'uno dall'altra, e
questo rendeva difficile
potersi frequentare.
I genitori allora, auspicando
il meglio per una figlia così amata,
apparentemente senza forzare la
mano riuscirono in meno di un
anno a predisporre il matrimonio, comunque
secondo il volere di Elena.
E il loro matrimonio è stato
davvero felice ed agiato.
Sono stati bene, hanno
vissuto d'amore e d'accordo, progettato un
futuro ancora più luminoso, frequentato i
migliori ambienti, nei quali
naturalmente venivano invidiati.
La vita però è piena di
insidie ed Enrico, fino ad allora marito
stupendo ed impeccabile, cade nella più
stupida delle trappole,
quella del sesso facile con un'amica della
cerchia più ristretta.
Era una donna trascurata e
tradita più e più volte dal marito; gli
restava accanto per non abbandonare quel
lusso in cui si era abituata
a vivere, nel frattempo cercava di
accelerare con una soddisfazione maligna la
fine
della loro unione perfetta,
quasi per pareggiare i conti con la vita che
era stata ingiustamente avara con lei.
Per Elena fu un colpo
tremendo, un affronto immenso, un'offesa
insospettabile alla sua serietà.
La passione, la devozione per
il marito, l'amore eterno giurato; tutto in
frantumi, fino ad arrivare al limite
della depressione.
Si chiedeva come sia
possibile che un uomo tradisca una moglie
così innamorata, così sensuale e splendida
amante, così unica, con una
stupida donna invidiosa ed insoddisfatta
della propria vita, il cui passatempo
sembrava essere fare del male
agli altri?
E' l'esempio tangibile di
come l'universo femminile, per quanto
straordinariamente affascinante e
intrigante,
sia allo stesso tempo
complicato, e va ricordato che fin troppo
spesso può nascondere insidie, rivalità e
malvagità.
Enrico si è dimostrato un
debole ed essendosi montato la testa, non
aveva saputo conservare quel prezioso
tesoro.
Il tutto in soli quattro anni
di matrimonio, e dopo aver finalmente preso
la decisione di avere un figlio.
La reazione di Elena è stata
tremenda, anche verso i genitori complici
involontari, a suo modo di vedere,
dello sciagurato per averle
fatto pressioni per convincerla a sposarlo e
pure per aver tentato di convincerla
- 15 -
a soprassedere
all'increscioso episodio.
Il patrocinio di una nota
avvocatessa, giovane ma agguerrita,
evidenziando l'aspetto della integrità
morale
della sua assistita e del
progetto di diventare madre ormai sfumato
con conseguente danno morale ed
esistenziale, Elena ha
ottenuto il massimo vantaggio possibile
dalla separazione con il consenso del
traditore
più che pentito per attutire
lo scandalo, spese legali comprese.
Il risultato è stato: Una
cospicua somma come buonuscita, più un
elegante appartamento in centro con
mansarda e garage, oltre a un
cospicuo mensile corrisposto puntualmente.
Da parte loro i genitori per
dimostrarle che il loro amore era immutabile
e dal momento che Elena non voleva
tornare a vivere a Brescia,
le inviavano la stessa cifra mensile di
Enrico, in aggiunta allo stipendio di una
governante fissa, in più
soddisfacevano qualsiasi altra richiesta
della loro figlia.
Dopo un anno la bella bruna
si era completamente ripresa e aveva
tagliato definitivamente i ponti con il suo
passato, con le vecchie
amicizie; non doveva che da passare in banca
di tanto in tanto.
Sentiva però che gli anni
migliori erano andati via, e anche se
giustizia era fatta nessun prezzo colmava
quel
vuoto.
I quattro chili che aveva
messo su la rendevano incredibilmente
femminile, e iniziava a sentire la
solitudine.
Era una donna calda,
passionale; aveva represso tutta la sua
sensualità a lungo, ma ora che la sua mente
era
finalmente tornata sgombra
sentiva di nuovo la necessità di avere un
uomo accanto.
Era però disgustata da tutti
gli sguardi libidinosi che incontrava per
strada e le sciocche inutili avances che
riceveva: un vero squallore,
ma il suo sangue nascostamente ribolliva.
Era giovane, bella e molto,
molto forte di carattere, voleva essere
felice.
Stare in solitudine è come
sedersi di fronte a un saggio maestro che ti
guarda e ti ascolta dal profondo: se sei
attento ti da mille risposte
in quel silenzio.
La speranza è un rischio che
bisogna correre, ed Elena si trovava al
massimo fulgore della sua fioritura.
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Mario si sentiva
elettrizzato.
L'immagine di Elena gli
invadeva la mente nei momenti più impensati:
mentre si radeva, mentre faceva
colazione, in ufficio.
- 16 -
Sarà pure un atteggiamento da
ragazzini, ma l'immaginazione volava senza
freni fino a che gli sembrava di
sentire la voce, quel
perfetto accordo di equilibrio, sensualità e
classe, rilassante e confortante, e a lui
quelle sensazioni piaceva
viverle.
L'escalation di emozioni lo
portava anche a pensieri inebrianti.
Immaginava dei brividi, dei
piccoli sussulti e dei gemiti soffocati in
risposta dei baci, delle carezze sui
fianchi, Presentiva gli
sguardi languidi la fragranza unica del suo
profumo.
Stava esagerando, lo sapeva,
e per questo con acrobazie mentali
maschiliste tentava di giustificare se
stesso.
“ Lo fanno tutti … Non lo
verrebbe a sapere nessuno … In fondo un uomo
è vecchio quando non ha più sogni
ma soltanto rimpianti …
Non aspettarti mai niente da nessuno così
non rimarrai mai deluso … La felicità va
cercata, il destino va
scritto, la vita va goduta … “
Nei pressi della palazzina in
via Roma i pensieri razionali e
professionali ripresero il sopravvento.
Aveva cercato di immaginare
l'arredamento che avrebbe trovato e secondo
lui era allegro, moderno e
razionale; un po' come un
libro di cui dalla legatura, se ben
eseguita, capisci l'importanza e la qualità
del
testo.
Emozionato come un
adolescente percorse il vialetto d'ingresso
e citofonò.
-
Si ?
-
Salve
signora De Vitis, sono Mario Danesi.
-
Ben
arrivato, salga pure.
In attesa dell'ascensore
ammirò l'ampio e luminoso vano e i grossi
vasi di piante e fiori.
Lei lo attendeva
sull'ingresso dell'appartamento a fianco
dell'ascensore ed era elegantissima anche
con gli
abiti più semplici: Jeans,
camicetta bianca con colletto coreano,
scarpe comode; nulla di aderente ma per
questo ugualmente unica.
-
Ben
rivista signora.
-
Benvenuto architetto, si accomodi prego.
Si sorrisero stringendosi
timidamente la mano e Mario notò delle
piccolissime macchie d'inchiostro sulle
dita a testimonianza che
Elena nell'attesa stava scrivendo.
Un romanzo con segnalibro ed
una cartellina chiusa con una elegante
stilografica sul tavolino potevano
- 17 -
essere la testimonianza.
-
Si metta
pure comodo, avvio il caffè.
-
Grazie.
Davvero un bell'appartamento,
con tanta luce.
Pavimenti chiari, pareti dai
tenui colori pastello e una bella alternanza
di quadri e sobrie applique.
All'ampia terrazza, ricca di
verde e fiori, con vista mare si accedeva
dal salone e dalla adiacente comoda
cucina.
Due porte conducevano
sicuramente ai servizi e alla zona notte.
Al lato opposto del salone
una libreria in legno scuro alta due metri a
forma di chiave di violino le cui
rotondità erano state
sapientemente modellate in palchetti a
scaletta che accoglievano, all'interno e
all'esterno
della figura stessa,
probabilmente le sue letture preferite.
Di fianco un impianto
stereofonico con gli altoparlanti
sapientemente sparsi; a seguire l'ingresso
dello studio.
Sull'altra parete una gustosa
scala a semichiocciola che conduceva alla
mansarda.
I mobili erano moderni, dai
gusti e colori raffinati; i tendaggi chiari
dello stesso colore del divano e delle
poltrone, il tavolino in
cristallo.
Tutto veramente bello,
elegante e razionale.
Il profumo del caffè
accompagnò l'ingresso della sempre
sorridente padrona di casa che appoggiò il
vassoio
sul tavolino.
-
Mi sono
permesso di dare un'occhiata in giro.
-
Ha fatto
bene architetto, da vero professionista;
quanto zucchero?
-
Due
grazie.
Ed ebbe la possibilità di
ammirare la grazia delle sue movenze mentre
si sedeva sulla morbida pelle del
divano, mentre versava il
caffè, lo girava, lo sorseggiava di fronte a
lui.
-
Mi
permetta signora Elena, ha un appartamento
arredato con molto stile e tutto è
perfettamente
conservato – ma
avrebbe voluto chiedere ben altro e di
personale – cosa la induce a voler cambiare
qualcosa?
-18 -
-
Grazie –
rispose compiaciuta – la prima idea era di
creare delle novità dal momento che avevo
deciso
di arredare la
mansarda; comprendo però che senza un aiuto
è un'operazione ardua per me.
-
Che ne
dice allora di visitarla questa mansarda?
Riusciremo sicuramente a trovare la giusta
soluzione.
-
Ma
certo, venga prego – avviandosi verso la
scala.
-
Un
angolo davvero notevole questo signora, mi
compiaccio per il gusto.
Un sorriso diverso dagli
altri, quasi malizioso, fu la risposta al
graziato complimento.
Salendo le scale avrebbe
voluto ammirarla dal basso, ma tenne gli
occhi bassi, sarebbe stato molto stupido
fare quel tipo di figuraccia.
La mansarda, in perfette
condizioni e appena tinteggiata, era
totalmente sgombra e si prestava a diverse
soluzioni; Mario non ci
vedeva affatto alcun arredo presente in casa
per grandezze, stile e colori, e questo
illustrò alla bella dama.
-
Secondo
me signora potremmo ottenere, se intendesse
lasciare inalterato il resto, ottimi
risultati senza
spese eccessive;
può decidere per esempio di creare un
piccolo e completo appartamento o in
alternativa un
ambiente salotto/ricevimento particolare,
diversificando lo stile generale e con un
delizioso angolo
bar.
Dipende anche
dalle esigenze famigliari.
Elena ascoltava assorta e
concentrata, mostrando un altro spaccato del
suo immenso fascino.
-
Con il
suo permesso – riprese Mario – le suggerisco
di sfogliare alcuni cataloghi; l'occhio
vuole la sua
parte e una buona
dose di immaginazione aiuta senz'altro a
farsi un'idea per una giusta soluzione.
-
Naturalmente – rispose quasi riscuotendosi
da un dolce torpore affascinata com'era
dalla voce di
Mario e dalla sua
esposizione – torniamo sotto? Ho anche la
piantina.
-
Con
piacere – e la seguì per le scale gustando
lo spettacolo dall'alto.
Mario prese la valigetta,
estrasse alcuni cataloghi, li appoggiò sul
tavolino e si spostò vicino ad Elena
con estrema naturalezza e
all'unisono si sedettero vicini e i corpi si
toccarono.
Fu un contatto veloce e per
entrambi ci fu un lungo brivido; fecero
finta di nulla e iniziarono a consultare i
cataloghi.
Nella mezz'ora successiva
arredarono mentalmente e su carta almeno
dieci volte quella mansarda, spesso
- 19 -
anche divertendosi con gusto.
Parlando scoprì che era
divorziata e senza figli, ma lei non chiese
nulla, anche se avrebbe voluto.
-
Comunque
Elena, lei ha tutto il tempo che vuole per
decidere e propongo di lasciarle i cataloghi
in
visione; quando
si è soli si riflette meglio – e lo disse
guardandola negli occhi per lunghi secondi.
Elena capì perfettamente che
desiderava rivederla e ne era felice, ma,
sforzandosi, non lo fece capire.
-
Certo
Mario, è un'ottima idea, le farò sapere e ..
grazie per la visita – accennando verso
l'uscita.
-
E' stato
un onore per me signora, grazie a lei, buona
serata.
-
Altrettanto.
Quando chiuse la porta ci si
appoggiò con le spalle e chiuse gli occhi.
- - - - - - - - - - - - - -
Raffaella si dedicò alla
lettura della prima lunga e-mail di Bruno
dopo aver cenato e parlato qualche minuto
con il suo promesso sposo nel
loro consueto, tradizionale contatto skipe.
Si accorse che
inconsapevolmente aveva un po' accelerato la
fine della conversazione.
Già durante la giornata aveva
pensato al collega con piacere, sorridendo.
Si sentiva forte, sicura di
se e capace di gestire tutte le sue
emozioni, e la intrigava anche avere i suoi
piccoli
segreti.
Le piaceva essere corteggiata
e viveva questa curiosità tutta femminile di
vedere come il piacente amico lo
avrebbe fatto: “Chissà, se
non c'era Mario – si trovò a pensare -
… e i problemi che avrà con la moglie “.
A volte si chiedeva se era
sicurezza o insicurezza quella sua di dare
tutto per scontato perché corrispondeva
alla conclusione di un
ragionamento logico; la tentazione era una
sfida con se stessa.
Bruno era in linea.
Nel leggere lo immaginava
seminascosto in casa e al pc con una banale
scusa di lavoro e magari con il
figlio piccolo a cui badare,
ma felice come un bambino che finalmente
ottiene e prova il giocattolo che
tanto desiderava: l'amica
vera e, forse, anche qualcosa di più.
Dopo averla nuovamente
ringraziata Bruno raccontò parte della sua
vita coniugale sottolineando come la
moglie fosse cambiata dal
loro trasferimento a Modena.
- 20 -
La madre e casalinga
esemplare dopo la morte del padre aveva
acuito eccessivamente le sue
caratteristiche.
Era diventata incredibilmente
apprensiva e possessiva; il suo umore a
volte cambiava all'improvviso e
sembrava sfiorasse
l'esaurimento.
Non era mai stata l'amante
ideale, ma ora addirittura quelle poche
volte che si concedeva, tra un dolore e
un mal di testa, gli sembrava
lo facesse per obbligo, per dovere, senza
trasporto.
Era smaniosa e spesso lo
esasperava, ma la conosceva bene e la amava
ancora, e attendeva pazientemente
i momenti migliori, di
tranquillità, per riapprezzare come era
veramente; ma erano sempre più rari e lui
non voleva staccarsi dai
figli e doveva fare di tutto affinché non
subissero condizionamenti e scompensi
psicologici.
In questa sua insoddisfazione
c'era la ricerca di qualcuno che lo capisse
a fondo; una chiara richiesta
d'affetto.
Un fine, particolare
tentativo di corteggiamento che con il tempo
poteva diventare una vera e propria
dichiarazione.
Per Raffaella il vantaggio di
quella forma di comunicazione era che poteva
evitare gli sguardi espressivi
che chiedono risposte
immediate e che comunicano sensazioni
precise.
Quell'uomo gli era sempre più
simpatico, e ora che lo conosceva un po' di
più provava tenerezza a pena.
Rispose con frasi dolci che
dimostravano tutta la sua comprensione
esortandolo a credere nei valori, a
ponderare bene, a non
prendere decisioni azzardate dettate dalla
rabbia, dall'impulsività, cercare sempre di
non distruggere; non ebbe il
coraggio di scrivere .. conta su di me ..,
ma dentro di se avrebbe voluto farlo.
Una serata decisamente
diversa dalle solite.
Si salutarono promettendosi
altri momenti così nel fine settimana e
fugaci momenti a scuola e al bar.
Raffaella rilesse tutto e
pensò molto:
Diventerò anch'io come sua moglie? Povero
Bruno, ha tanta vitalità
inespressa dentro; è il
tipo che … se potesse … se dipendesse da lui
… spaccherebbe il mondo.
Gli manca il piacere di
vivere tranquillo e osserva pensando che il
giardino degli altri è più verde del
suo; ha le mani legate ed
è ormai abituato a non reagire per non
danneggiare i fragili equilibri della sua
famiglia, ma si sente solo
e oppresso e ha bisogno di uno spazio
personale, di qualcuna.
- 21 -
- - - - - - - - - - - - - - -
- - - - - - - - -
Il venerdì pomeriggio Elena
annunciò telefonicamente la sua visita alla
solerte segretaria e Mario la accolse
sull'ingresso dell'ufficio.
Le tolse il fardello dei
cataloghi e la fece accomodare.
Seduti l'uno di fronte
all'altra si guardarono con un garbato
sorriso.
-
Allora
signora Elena, ha preso una decisione? -
esordì Mario pregando dentro di se di
rivederla ancora
e continuare a
sognarla.
-
Si
architetto, giusto un paio di particolari e
la sua approvazione naturalmente –
sorridendo soddisfatta
- ho deciso per
l'appartamento piccolo ma completo.
Mario si complimentò
sinceramente per le scelte tanto le
approvava; per lui era una ulteriore
dimostrazione
di come una persona in gamba
potesse, anche solo scegliendo degli
oggetti, dimostrare le proprie
caratteristiche, la propria
cultura.
Chiamò Maria e le diede tutti
i dati affinché potesse informarsi con
precisione sui tempi di consegna e
preparare il conto sul quale
avrebbe effettuato un congruo sconto.
-
Se siamo
fortunati entro una settimana potremo
completare l'operazione; le festività
natalizie sono
prossime e
potrebbe magari avere parenti o amici da
ospitare – porgendole il conto corretto
della
riduzione.
-
Per me
va benissimo – rispose Elena appoggiandosi
rilassata sullo schienale della sedia –
anche se
probabilmente
passerò parte delle feste a Brescia, dai
miei – offrendo un'altra piccola
informazione.
-
Per un
lavoro a regola d'arte e terminare in un
orario giusto per lei va bene se arriviamo
alle nove?
-
Nessun
problema, mi avvisi pure con il giusto
anticipo – dettando il suo numero personale.
- - - - - - - - - - - - - - -
- - - - - - -
Per tutto il fine settimana
Bruno, che non viveva momenti così intensi e
felici da tanto tempo, appena
poteva scriveva qualcosa a
Raffaella; lo faceva senza mai esagerare ma
esprimendo benissimo il suo
desiderio di conoscerla
sempre di più.
Lei era lusingata da tanta
galanteria e immaginava la sua voce mentre
leggeva … il tuo
uomo è davvero
- 22 -
fortunato … se fossi in
lui ti sposerei subito … sei il sogno per
cui si farebbe qualsiasi cosa …
Ogni volta che andava verso
il pc sperava di leggere una nuova email ed
era sempre combattuta di misurare
le sue senza evitare di far
trasparire il piacere di rispondere e
decise, dentro di se, di accettare un invito
a
cena prima di rientrare a
Pescara per le feste.
Bruno gli piaceva ma era
certa che sarebbe riuscita a non spingersi
troppo.
Sempre più spesso però si
chiedeva se questa sua razionalità era una
forzatura e quindi un punto debole.
Mario era tantissimo per lei
e aveva un po' di paura di cadere in
tentazione, ma è femmina e curiosa.
Nei film e nei romanzi che la
appassionavano queste trame sono ricorrenti
e ricordava con piacere quando
immaginava di essere la
protagonista: Gli
amici si scelgono per qualcosa di nostro che
riconosciamo il loro,
magari il senso
dell'umorismo, magari la follia, il modo di
pensare o magari il cuore; fatto sta che
ogni
amico è una parte di noi.
Alla fine il bello
dell'amore è proprio il fatto di poterti
innamorare di chiunque: è solo un amico, e
ti
innamori; è antipatico, e
poi ti innamori; siamo così diversi, e ti
innamori.
L'amore non si sceglie,
l'amore ti sfonda la porta di casa e ti
trascina da chi gli pare.
E la sfida continua.
- - - - - - - - - - - - - - -
- - - - - -
Mario si sentiva strano e
smanioso; non sapeva cosa fare.
Sentiva la mancanza di
Raffaella, dei suoi sorrisi, dei suoi
discorsi, delle loro effusioni, ma non
riusciva, e
non voleva, a scacciare
l'immagine fissa di Elena.
Passava spesso sotto casa sua
sperando di incontrarla e andò persino alla
messa più importante della chiesa
più vicina, ma niente, non la
vide.
Avrebbe voluto citofonarle o
chiamarla al telefono, ma che avrebbe detto?
Passavo per caso …. prendiamo
un aperitivo …; si rendeva
conto che erano scuse sciocche e comunque
non aveva il coraggio.
Era combattuto da una miriade
di pensieri.
Si chiedeva se poteva essere
l'uomo per una donna così esuberante, così
tanta, così tutto.
E poi cosa sapeva di lei?
All'improvviso gli sembrava un sogno
irrealizzabile.
- 23 -
Cosa pensava Elena di lui?
Non aveva indizi che lo inducevano a
provare.
Con Raffaella invece, bella e
senza eccessi fisici, si sentiva sicuro; si
conoscevano ormai da anni e forse
non era il caso di sfidare il
futuro programmato e sinceramente lei non lo
meritava.
Ma Elena era apparsa come un
fulmine a ciel sereno e non aveva mai
vissuto sensazioni così potenti,.
Non voleva avere rimpianti
per non aver provato; non aveva mai
conosciuto una donna così.
Si stava convincendo che
alcuni momenti quando arrivano bisogna
coglierli per poi decidere se iniziare
una nuova pagina e magari una
nuova favola.
L'audacia è un misto di
coscienza e incoscienza indispensabile per
avere successo nella vita; la vita di un
uomo diventa meschina o
grande proporzionalmente alla sua audacia.
Un vincitore è un sognatore
che non ha mai smesso di sognare.
- - - - - - - - - - - - - - -
- - - - - - - - - - - -
La settimana si avviò
pigramente con la solita routine e senza
novità significative.
Fu calma fino al giovedì
mattina alle sette e trenta quando
Raffaella telefonò a Mario per comunicare
che era
stata costretta a prendere
dei giorni di malattia dal momento che i
prodromi che le aveva descritto in
precedenza erano diventati
febbre alta.
Naturalmente era
sconsigliabile incontrarsi ed ormai era
chiaro che si sarebbero rivisti per le feste
di fine
anno.
Triste ed amareggiato Mario
si recò al lavoro e questa volta trovò la
bella sorpresa: nella fornitura appena
arrivata c'erano tutti i
mobili di Elena; poteva chiamarla.
Controllò personalmente i
documenti, si incoraggiò con un caffè, si
schiarì la voce e compose emozionato
il numero.
-
Pronto?
-
Signora
Elena buongiorno, Mario Danesi.
-
Buongiorno architetto, come sta?
A quelle dolci note Mario
immaginò gli occhi verdi e lo splendido
sorriso; gli sembrava di non vederla da
un secolo.
- 24 -
-
Molto
bene grazie, e sono anche in grado di
annunciarle che domani, se è disponibile,
siamo in grado
di arredare totalmente la
sua gradevole mansarda.
-
Ma
certo, disponibilissima – finalmente, pensò,
posso rivederlo, provando anche un piccolo
brivido –
mi conferma anche
l'orario?
-
Si, alle
nove saremo puntualissimi e per metà
pomeriggio avremo sicuramente terminato.
-
Molto
bene allora, farò preparare l'ambiente.
-
Grazie
signora Elena, le auguro una buona giornata.
-
Anche a
lei architetto.
Entrambi rimasero alcuni
secondi a pensare al momento in cui si
sarebbero nuovamente guardati negli occhi.
Vivevano emozioni forti,
sospirate, nascoste nel cuore; di quelle che
vorresti condividere con il mondo intero
ma che devono essere
nascoste, protette talmente tanto da
caricare l'anima fino a portarla quasi a
scoppiare,
tanto da averne paura.
- - - - - - - - - - - - - - -
- - - - - - - -
Prima di iniziare a rompere
gli imballaggi Elena invitò Mario ed i suoi
due aiutanti in salotto per un caffè
che Teresa, la governante,
aveva preparato.
Solo nell'accomiatarsi Mario,
sarebbe tornato nel pomeriggio, finalmente
poté esprimersi con gli occhi,
e fu ricambiato.
A volte basta uno sguardo per
capire una persona, un sorriso per vederla
felice, pochi gesti per sentirsi
importanti.
Naturalmente anche Elena
fantasticava con la mente, soprattutto
mentre i lavori volgevano al termine a
Mario sarebbe tornato di lì a
poco.
Non aveva più fatto nuove
amicizie anche solo per non subire approcci
ed avance.
Non aveva permesso più a
nessuno di avvicinarla, gli sembravano
tutti sciocchi ed insipidi.
Mario era stata una piacevole
sorpresa e gli piaceva.
Era apparso così,
all'improvviso; carino, senza fede al dito,
colto e dai modi garbati, all'apparenza
affidabile,
premuroso, tranquillo,
maturo, sicuro e silenzioso, ma non sapeva
altro.
- 25 -
Era solo voglia di sesso?
“ E
se è impegnato? E come faccio a saperlo? Non
voglio proprio fare come quella troia che mi
ha rovinato
il matrimonio, questo mai!
Però mi faccio sempre mille problemi per non
ferire gli altri, ma com'è che gli
altri feriscono senza
farsi nessun problema?”
Alle diciassette Mario tornò
e visibilmente soddisfatto del lavoro
ringraziò e congedò i dipendenti.
Rimasero soli discorrendo
divertiti del nuovo arredamento e poi
scesero in salotto per completare la
pratica.
Entrambi temevano che tutto
poteva finire così e sarebbero rimasti solo
conoscenti e forse amici.
Il leggero profumo che veniva
dalla cucina determinò il futuro della
serata.
-
Mi
conceda una piccola libertà Elena, è da
qualche minuto che avrei voluto – esordì
Mario mimando
con gesti e
sguardi il piacere di sentire tali odori –
questa fragranza ha deliziosamente invaso la
casa,
da gran cuoca.
-
Grazie
Mario – per la prima volta volontariamente
usò solo il nome – il merito di questo
spezzatino
e verdure è della
grande Teresa, ma anche io sono brava sa? -
fingendosi simpaticamente imbronciata.
-
Ma non
ne dubito affatto – rispose sorridendo
rilassato.
Alcuni secondi come per
trovare il coraggio e ….
-
La posso
invitare a cena? Se non ha impegni
naturalmente.
Un invito a cena di Elena,
soli in casa sua; Mario non riusciva a
crederci e cercò di celare lo stupore.
-
Sono
libero e onoratissimo, ma non vorrei
disturbare.
-
Lei non
disturba affatto, è un piacere per me, e poi
si deve pur festeggiare per il lavoro e
onorare la
cuoca – rispose
con un sorriso affabile ed inclinando
leggermente la testa -
-
Mi
consenta almeno di dettare una condizione.
-
Non
accetto condizioni …. quale? - passando da
una scherzosa espressione altezzosa ad una
di felice
curiosità.
-
Ci diamo
del tu? - guardandola sorridendo ma
intensamente.
-
Si !
- 26 -
Procedeva tutto
meravigliosamente seppur nell'imbarazzo ed
emozione reciproco; avrebbero voluto dire
mille cose, urlare la loro
felicità, ma riuscivano solo a guardarsi e
sorridersi immaginando, come leggendo un
fumetto, cosa stesse pensando
l'altro.
Si sentivano come se ..
adesso o mai più … e con il pil alle
stelle.
Mario dentro di se pensava ..
non fare il
cretino, non esiste solo il sesso, nelle mie
condizioni anche solo
l'amicizia con una donna
così è un grande onore …
Elena ruppe gli indugi da
persona intelligente e perfetta padrona di
casa allentando la tensione palpabile.
-
Io direi
che è l'orario perfetto per un aperitivo; un
prosecco?
-
Con
noccioline ed in cucina? - aggiunse
entusiasta Mario.
-
Ma si
dai, vieni.
Al frizzantino quindi il
compito di rendere tutto spontaneo e
genuino.
Si sciolsero e poterono
parlare esprimendosi sinceri, farsi
finalmente conoscere grazie alla spontaneità
di
cui avevano tanto bisogno,
come due fiumi in piena.
Si osservavano e si
raccontarono con gusto accompagnando con
sguardi a volte allegri, a volte
dispiaciuti,
a volte stupiti.
Nessun imbarazzo nel
descrivere gli episodi più significativi
della loro vita; sentivano di poterlo fare,
si
fidavano e si comprendevano
perfettamente.
Il momento più particolare fu
quando realizzarono che la bravissima
avvocatessa che aveva combattuto
per la soddisfazione di Elena
non era altri che Lara, la fallita promessa
sposa di Mario.
-
Certo
che ha imparato bene, questa si che è una
coincidenza che merita un altro goccio.
-
Con
piacere – ribadì Elena – ma dimmi, tu che
idea hai dell'amore, quello vero?
-
Una
volta ho parlato con una signora molto
anziana e mi disse che tutte le volte che
vedeva suo
marito tornare
dal lavoro dalla finestra della cucina le
tremavano le gambe dall'emozione, e
chiamandomi
giovanotto mi fece l'esempio delle
mandorle che a volte hanno due noccioli
all'interno.
Diceva che lei e
suo marito erano così, legati stretti come
due noccioli di mandorla, incastrati uno
nell'altro, uno
concavo e uno convesso, devono adattarsi e
combaciare.
- 27 -
Ecco, finché non
troverai una persona che ti faccia sentire
così, una persona che sia il tuo nocciolo
di mandorla,
allora potrai star certo che non sarà quella
con cui passare il resto della tua vita.
A quelle parole Elena si
sentì quasi alle lacrime; trovava
quell'esempio affascinante, stupendo,
perfettamente
calzante con le sue idee.
-
E tu
Elena – continuò Mario – cosa pensi
dell'amicizia, quella vera? Ci credi? -
consapevole di far
percepire
pienamente il suo pensiero, il suo stato
d'animo.
-
Se
l'amicizia vera è vera sarà sempre presente
– rispose Elena dopo pochi secondi di
riflessione – con
i suoi casini, con
i suoi divertimenti, i suoi segreti, i suoi
silenzi, ma soprattutto con il cuore; non
conta la distanza
o il tempo, le persone belle sono quelle che
soltanto a guardarle ti mettono in pace
con il mondo,
quelle che hanno conosciuto il male ma hanno
scelto il bene.
La falsità si
paga, è solo questione di tempo, e poi ci
sono i nostri pensieri; solo noi conosciamo
i loro colori,
solo noi decidiamo le parole ed i gesti per
sfogarci.
Possono tagliarti
le ali ma non potranno impedirti di volare.
La voce era calma e suadente,
gli sguardi intensi e il silenzio regnò per
pochi ma interminabili secondi.
Poi come ridestati e tornando
a gustosi sorrisi si organizzarono per la
cena.
Prepararono insieme
muovendosi allegri e con gran disinvoltura
nella cucina senza celare la voglia di
fingersi
sbadati per sfiorarsi
talvolta anche avvicinandosi viso a viso.
Si sentivano liberi e felici
come due ragazzini e continuarono
seriamente o scherzando per tutta la serata.
Solo quando finirono di
sparecchiare si trovarono stavolta
involontariamente l'uno di fronte all'altra.
Durante l'ennesimo intenso
sguardo Mario trovò il coraggio di
accarezzarle i capelli e dirle ..
-
Mi piaci
tantissimo Elena, sei una donna eccezionale,
ma non potrò mai lasciare Raffaella,
mi sentirei un
verme, non è giusto e non me la sento.
Elena gli sfiorò la bocca
delicatamente con due dita come per farlo
tacere ..
-
Sono
felice di sapere che un uomo come te esiste
– e gli si avvicinò ancor di più offrendo le
sue labbra
leggermente
socchiuse.
Una serata indimenticabile
che ripeterono la sera successiva con uguale
ed insaziabile ardore e passione.
- 28 -
L'attrazione era reciproca,
ai massimi livelli, e si concessero
totalmente e voluttuosamente l'uno
all'altra.
Erano innamorati persi,
attratti all'inverosimile, ma dopo tanti
baci, carezze e sospiri capirono che
dovevano
affrontare ognuno il loro
futuro, non cadere nei sensi di colpa e non
essere costretti a nascondersi come due
volgari amanti.
-
Tu pensi
sia il caso – iniziò Mario accarezzandole il
viso nudi nel letto – continuare a vederci?
Mai nessuna mi è
piaciuta come te, ma mi disturberebbe troppo
danneggiarti in qualsiasi modo, non lo
meriteresti.
-
Si
Mario, hai ragione – rispose Elena
stringendolo forte a se con gli occhi lucidi
e la voce quasi
singhiozzante -
e spero che non ti senta usato.
Non preoccuparti,
non la considero una delusione.
E' stato
bellissimo conoscerti e mi mancherai; sei un
uomo in gamba e onesto e spero che di tanto
in tanto ci
risentiremo.
-
Ma certo
cara, mi mancherai tantissimo anche tu e non
ti dimenticherò mai.
Sono certo che ci
saranno tanti momenti in cui vorrei tirarti
fuori dai miei sogni per abbracciarti
davvero.
-
Grazie
Mario, è reciproco; resti ancora un po'?
-
Con
grande piacere.
E ripresero a baciarsi
vivendo il paradosso di lasciarsi amandosi.
Tre giorni dopo Elena gli
comunicò che non se la sentiva di rimanere a
Pescara; anticipava la partenza per
Brescia e sarebbe tornata
dopo l'epifania.
- - - - - - - - - - - - - - –
- - - - - - -
“Buonasera Raffaella, lo
accetti un invito a cena per augurarci
personalmente buone feste?”
Dopo tanto pensare con queste
semplici parole Bruno si apprestava ad
inviare una email alla bella
collega, ma non si decideva a
premere il tasto invio.
Si erano visti la mattina
nelle ultime ore di lezione dell'anno ma non
aveva avuto la possibilità di
parlarle da sola per più di
dieci secondi, e comunque temeva ancora di
essere troppo sfacciato,
- 29 -
inopportuno, coraggio che
magari avrebbe trovato se si fossero visti
per colazione, ma quel freddo mattino
non accadde.
La loro era diventata in poco
tempo una bella amicizia, spontanea,
gratificante e senza alcun eccesso;
una comoda e piacevole spalla
d'appoggio.
Lui però era cotto, cotto e
rispettoso.
A volte pensava potesse
essere ricambiato e si sentiva euforico e
coraggioso; a volte invece al contrario
e si sentiva vuoto e
scoraggiato.
Lei però sarebbe partita per
Pescara e Bruno avrebbe voluto almeno il
ricordo di una serata insieme per
colmare idealmente il vuoto
per la sua assenza fino alla riapertura
delle scuole.
Senza contare poi che
probabilmente avrebbe fatto delle avance,
seppur eleganti, ad una donna impegnata
e amata e che non vede il suo
uomo da tempo.
Ma si dai, non c'è niente
di male, e poi Raffaella è una donna in
gamba.
La vita ogni tanto lo fa;
ti piazza davanti uno sguardo e non lo
dimentichi più, anche se guarda altrove.
Il bello è proprio questo:
la possibilità di trovare ogni tanto persone
speciali, come se il destino decidesse
di farsi perdonare
facendoci un regalo in grande stile.
Provaci e fatti conoscere,
si vedrà.
E finalmente inviò il
messaggio.
-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
Raffaella aveva deciso da
tempo che avrebbe accettato un invito a cena
di Bruno, convinta che non ci fosse
nulla di male nel frequentare
un simpatico amico.
Finora questa possibilità era
stata solo elegantemente accennata.
Era curiosa di vedere come
avrebbe gestito la serata e le reciproche
aspettative ed era realmente attratta
da quell'uomo, dai suoi modi,
dalla sua sensibilità, dalla voce, dalla sua
storia.
Quella frase, sintetica e
completa nello stesso tempo, giunge solo
poco prima della sua partenza per tornare
dai suoi, dal suo promesso.
Forse, pensava, non ha avuto
il coraggio di farlo prima o proprio non ha
potuto.
- 30 -
Ora la rileggeva con le mani
sulle guance e gli occhi felici ed increduli
a metà tra il “finalmente si è deciso”
e “e ora cosa faccio?”
Sorridendo fantasticò
immaginandosi davanti allo specchio intenta
alla cura delle ultime sfumature al viso,
al profumo, ai gioielli e
all'abito da sera nero mentre il suo
cavaliere, colpito da cotanta beltà, era
pronto
per aprirle la portiera e
condurla ad una cena romantica all'altezza
dei migliori romanzi.
La realtà però esigeva che
non doveva dare impressioni sbagliate.
La simpatia e l'attrazione
sono una cosa, la passione un'altra e
accettare un invito sapendo di essere
corteggiata non doveva essere
un limite alla possibilità di migliorare
ancor di più un rapporto di vera amicizia
e rispetto reciproco che lei
davvero desiderava.
Cercò di essere più
diplomatica possibile:
Ciao Bruno :) si accetto
volentieri, sono felice di augurarti le
buone feste e inoltre … ho
davvero una gran voglia di pizza.
Ti va di venirmi a
prendere alle venti domani sera? C'è una
bellissima pizzeria napoletana e ci
arriveremo
con una passeggiata.
Sarà un bel ricordo che mi
terrà compagnia l'indomani in viaggio.
Grazie Raffaella, mi fai
felice e sarò puntualissimo, rispose il
sognatore, ma avrebbe sperato di meglio.
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-
La lenta passeggiata di
ritorno è stata il riassunto perfetto della
serata.
Avevano parlato tanto, si
erano confessati, avevano sorriso rilassati
e compiaciuti, si erano aperti e Raffaella
aveva accettato di buon grado
il fine ed elegante corteggiamento di Bruno
rattristandosi nel sentire alcune
vicende della sua vita
personale.
Bella sportiva ed elegante
indossava jeans aderenti, maglioncino
fantasia lungo sui fianchi, cappotto chiaro
con sciarpa di seta e
camminava alla destra donando il braccio.
La lentezza dell'andatura,
comunque accettata, portò inevitabilmente ad
aiutare in qualche modo il tentativo
di Bruno di farsi accettare e
realizzare il suo sogno.
Raffaella percepiva benissimo
l'impaccio del collega e sentiva che stava
per arrivare il momento difficile;
questa volta non c'era il
filtro dello schermo del pc che crea le
attese, le riflessioni, le speranze.
- 31 -
Guardandosi negli occhi
avrebbe concesso di leggere tutte le
sfumature degli occhi, della voce, dei
sentimenti, dell'animo, ed
era reciproco.
Doveva decidere se prendere
la pillola rossa o quella blu, la follia o
la saggezza, e il pensiero volò a Mario;
entrambi avevano detto che
sarebbero stati ad una cena augurale con i
colleghi.
Erano ormai a pochi metri dal
portone.
-
Raffaella – si decise Bruno con la voce
emozionata e invitandola, con un
leggerissimo movimento, a
fermarsi di
fronte a lui – permettimi di dimostrarti
quanto mi piaci e quanto tengo a te.
Ora Raffaella avrebbe voluto
evitare lo sguardo da quegli occhi tristi e
speranzosi nello stesso tempo
combattuta com'era dal
decidere qualcosa che aveva programmato ma
non stabilito.
Le sembrava che il tempo si
fosse fermato e non sentiva affatto il
freddo della notte.
Avrebbe voluto appoggiarsi al
muro.
-
Bruno –
si decise dopo l'interminabile silenzio –
non posso … mi piaci tanto ma non posso
credimi;
non sono pronta,
non me la sento, non è il momento giusto per
me questo, ho i miei limiti.
Ti vorrei
aiutare, davvero, ma … - abbassando per un
attimo lo sguardo – Tu sei importante per
me,
rimanimi amico ti
prego, non te la prendere, sei una persona
stupenda, ma le cose stanno così.
Gli occhi di Bruno ora erano
solo tristi, ma appoggiandole le mani sulle
spalle le sussurro:
-
Raffaella, i tuoi limiti sono i tuoi pregi;
sei meravigliosa e se sentirai una presenza
vicino non
preoccuparti,
sono io – e la baciò delicatamente sulle
labbra – sogni d'oro – e attese che
scomparisse
nell'androne
memorizzando fino all'ultimo istante la sua
dolce visione.
Appena rientrata nel suo
appartamento Raffaella si lasciò cadere sul
divano.
Aveva detto di no ma era
ugualmente elettrizzata.
Un uomo, un piacevole uomo le
aveva chiesto con classe di stare con lui e
non le era dispiaciuto affatto,
ma i suoi forti valori morali
avevano avuto il sopravvento sulla sua
femminilità.
Era rammaricata per Bruno, ma
era certa che aveva capito e ora lo stimava
ancora di più.
“I tuoi limiti sono i tuoi
pregi” ..,.
bellissimo.
Lei l'affetto di qualcuno lo
aveva, ma sapeva anche che senza di lei
Bruno poteva deprimersi di più.
- 32 -
Lo sguardo andò sul tavolino
dove aveva lasciato il cellulare e lo
accese.
C'era un messaggio di Mario.
“Ciao tesoro, non vedo
l'ora di riabbracciarti domani; Spero che i
più bei sussurri della notte ti
accompagnino in un riposo
magico e armonioso.
Buonanotte angelo dei miei
sogni” … ti amo.”
.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,
Quindici minuti prima
dell'arrivo del treno Mario era già seduto
in attesa su una panchina al binario tre.
Gli sembrava di non vedere la
sua donna da un secolo e mai come ora era
convinto che in questo periodo di
feste voleva stare il più
possibile con lei ed impostare finalmente e
definitivamente il loro futuro.
Fissando i binari pensò ad
Elena.
Il ricordo del contatto con
il suo corpo era ancora vivissimo e se ne
inebriava ogni volta che il pensiero
diveniva sogno.
Capiva che dopo averla
conosciuta e considerato il proprio passato
doveva dare una svolta alla sua vita.
A quella donna, pensava, devo
molto; mi ha aperto gli occhi e le dirò
sempre grazie.
Ogni persona, rifletteva ad
una frase di un noto cantautore, fa un
rumore diverso quando inciampa nella
nostra vita.
Il problema è il fracasso che
creano; ci sono quelli che ti mettono sotto
sopra e quelli che semplicemente
ti completano.
Se ami, devi amare forte.
All'avvicinarsi del treno si
promise di mandarle un messaggio se non
addirittura chiamarla per augurarle
delle felici e spensierate
festività.
Si alzò osservando il
convoglio sfrecciare davanti ai suoi occhi
rallentando.
La vide scendere due vagoni
più indietro e la raggiunse raggiante.
-
Quanto
tempo Raffaella – abbracciandola e
baciandola con affetto – mi sei mancata
tanto.
-
Si
Mario, tanto davvero, ma ora sono qui.
Gli occhi di entrambi
sembravano stelle brillanti.
- 33 -
Materializzò una splendida
rosa rossa, il suo fiore preferito, le prese
il bagaglio e si avviarono sorridenti
verso l'uscita.
-
Ti
accompagno a casa e torno al negozio per la
chiusura, va bene?
E cosa pensi di
fare stasera?
-
Stasera
resto a casa dai, e poi di che ti lamenti –
rispose sorridendo – sei a cena con noi e
non credo
che vai via
subito.
-
Ok ok,
ma domani non azzardarti a prendere impegni
eh? - ricambiando il sorriso – abbiamo
tante … cose da
dirci.
-
Si, si
può fare – fingendo un tono serioso –
diciamo che vengo a trovarti al negozio nel
pomeriggio.
-
E mi
raccomando, resta leggera a pranzo –
strizzando l'occhio.
-
Mmmmmm …
chissà cosa mi aspetta allora.
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-
Già dagli antipasti, nel
piccolo e grazioso locale vicino al porto
tanto caro a loro per la genuinità della
cucina
di pesce a carattere
familiare, Mario parlò delle sue intenzioni
toccandole una mano.
-
Sposiamoci Raffaella, facciamo un figlio e
sposiamoci; ci ho pensato tanto in questi
giorni e io
voglio vivere qui
con te per sempre.
-
Anch'io
Mario, ma dimmi - sporgendosi in avanti in
un simpatico atteggiamento di attesa
di qualche
rivelazione – cosa ha pensato il
macchiavellico sposo?
-
Cosa
accadrebbe se, per esempio, la professoressa
Raffaella diventa mamma a settembre e
la signora Danesi
a maggio? - fissandola con allegria ed
intensità.
La felicità di Raffaella era
alle stelle.
I suoi occhi, lucidi e quasi
piangenti per la sorpresa e l'emozione,
esprimevano perfettamente lo stato
d'animo, ma non riusciva a
proferir parola.
Mario prese la mano che aveva
continuato ad accarezzare, la baciò sul
dorso, la voltò delicatamente e
sul palmo appoggiò una
piccola elegante confezione.
-
Questo è
per te amore mio, il ferrari fresco ci
aspetta a casa.
- 34 -
Un brillante da due carati,
stupendo.
Non si era mai sentita così;
i suoi occhi volavano dalla pietra a Mario
che continuava ad osservarla
sorridente e le corde vocali
sembravano bloccate, poi finalmente …
-
Si
Mario, voglio stare con te per sempre.
-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.--.-.-.-.-.-.-.-
Appena entrati
nell'appartamento si unirono in un
lunghissimo bacio appassionato, il bacio che
si sarebbero
voluti dare al ristorante,
tra la folla, mentre parlavano pregustando
la scelta dell'abito da sposa, la festa, il
corredino, la culla, ma anche
di domande di trasferimento e di
assegnazione, maternità, aspettativa, tempi
burocratici.
-
Beviamo
qualcosa? - propose Mario mentre le sfilava
il cappotto.
-
Tra un
pò Mario, voglio fare una doccia prima.
-
Ma
certo, la facciamo insieme.
-
Ehi
birbante – sorridendo fingendosi stupita –
certo che no.
-
Almeno
fatti asciugare – con la faccia triste.
-
Woww ..
emmm … no tesoro mio, aspettami dai, faccio
presto, usa l'altro bagno.
Gli si avvicinò offrendo
nuovamente le labbra, gli accarezzò con
delicatezza una guancia, si avviò con
movimenti sexi e lo sguardo
libidinoso che alimentò ancor di più il
fuoco.
Mario preparò lo spumante in
camera ed iniziò a prepararsi.
-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-
Raffaella entrò in camera
immergendosi nelle luci soffuse con immensa
eleganza ed una meravigliosa
vestaglietta nera
trasparente.
Mario attendeva disteso dalla
parte più lontana del letto e lei si
avvicinò come una pantera, lenta e sinuosa,
fissandolo negli occhi fino a
porgergli delicatamente le labbra sulle sue
inebriandolo del suo profumo
notturno, dolce, soave.
Si amarono con trasporto e
passione come mai avevano fatto, e lo
specchio rifletteva lo splendido
spettacolo di ombre
voluttuose e movimenti armonici.
-
35 -
Al mattino Mario ammirava
Raffaella dolcemente addormentata al suo
fianco pensando ..
Il sesso è bello perché si
vive il ricordo fino a quando non si rifarà
…
e al suo risveglio con un
bacio le sussurrò …
Ho un motivo in più per
vivere oggi, so di rivederti stasera ..
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-
“ Meravigliosa Elena, sono
tentato di chiamarti e lo farò, ma sono
talmente tante le cose che vorrei dirti
che mi procurerebbero
sicuramente dei lunghi silenzi per
l'emozione.
Mi sento un uomo diverso
ed è grazie a te.
Sono felice di averti
conosciuta e spero che la vita mi dia la
possibilità di aiutarti e starti vicino in
qualche
modo; nessuno che conosco
merita davvero la felicità come te per come
sei, per cosa emani.
Con il tempo, e a furia di
schiaffi, impari che la fiducia non puoi
concederla a tutti.
Impari che è un bene
prezioso che chiunque deve conquistare.
Impari che è la porta per
il tuo io interiore.
Le persone preziose nella
nostra vita sono quelle che vengono in mente
all'improvviso, quelle che lasciano
tracce invisibili ma
indistruttibili.
Non importano i tempi e i
modi in cui ci sono passati accanto.
Resteranno perché assumono
le sembianze di alcuni preziosi dettagli
della vita.
Quell'insieme di piccole
attenzioni che nel silenzio di un tramonto
ha la luna per il mare.
Ti auguro dei giorni di
pace e di serenità totale con tutte le
persone che ti vogliono bene, con la
certezza
che il prossimo sarà
l'anno più bello della tua vita finora ed il
peggiore dei successivi, con tutto il cuore
…
Mario “
Poche le parole di risposta
di Elena, ma di un sapore eccelso.
“ Grazie Mario, ti sento
sempre molto vicino.
Tu sei un uomo speciale e
non ti dimenticherò mai con tutto il nostro
segreto.
Sono la tua prima tifosa;
anche tu mi hai dato molto credimi.
Mi sento onorata di averti
conosciuto e ti risentirò volentieri.
Che la vita ti sorrida
sempre, auguri”.
Elena “
- 36 -
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-
Per Bruno le vacanze
natalizie si rivelarono un disastro, un vero
incubo.
Avrebbe preferito diecimila
volte lavorare normalmente a scuola, avere i
soliti impegni e problemi
nel suo ambiente.
Purtroppo l'idea errata ma
saldamente radicata dell'insegnante che non
fa niente e che lavora solo poche
ore al giorno in questo
periodo era anche il pensiero di Anna, sua
moglie, dettato comunque dalla sua
attuale condizione
psicologica.
Pur di non esasperare la così
precaria situazione e sperando che proprio
il periodo festivo non la acuisse,
si adattò a collaborare al
bar sostituendola, aiutando anche in casa,
facendo la spesa, lasciandole cioè più
tempo libero; meno stress
le farà bene, immaginava..
Ma non fu così, era ancor più
nervosa, apprensiva, esasperante e
insopportabile; non le andava bene mai
niente.
Pensare a Raffaella lo
aiutava; appena poteva si incantava al
ricordo di certi momenti, di alcuni sguardi,
di belle frasi.
Era felice per lei, ma dentro
di se invidiava Mario, la sua fortuna.
Si chiedeva se ogni tanto era
nei suoi pensieri e preferì non inviare
nessuna email perché avrebbe finito
per sfogarsi e non lo trovava
affatto elegante.
La sera del trenta dicembre
era particolarmente cupo, come il tempo.
Due avventori abituali
accamparono scuse infinite per non lasciare
il bar ritardando la normale chiusura
e questo contribuì non poco
ad innervosirlo.
Li avrebbe volentieri buttati
fuori prendendoli per il colletto e la cinta
come nei saloon dei film western.
Non erano stati
particolarmente sgarbati e insistenti, solo
un po alticci, allegri e insolenti; in
condizioni
di umore normale sarebbe
stato un episodio di poco conto, quasi
simpatico, ma quella sera no.
Poi finalmente riuscì a
chiudere, salutò il giovane barista e si
avviò verso casa triste e a testa bassa
e con due buste colme da
riportare.
Pensava alla spensieratezza e
l'allegria con le quali le famiglie normali
l'indomani sera avrebbero festeggiato
l'arrivo dell'anno nuovo e
già si immaginava mentre osservava suocera,
cognati, nipoti, cucinare e
- 37 -
rumoreggiare confusamente in
casa sua con tanta finta ed ipocrita
allegria, il tutto condito da ridicoli
discorsi e ricordi di
famiglia; che noia.
Prima di aprire la porta di
casa si soffermò e con un profondo respiro
pensò speriamo bene e rientrò.
Si accorse subito che sarebbe
stato meglio continuare a passeggiare al
freddo della sera.
Anna gli apparve mentre
appoggiava le buste a terra e si toglieva il
cappotto.
Era sciatta, trasandata,
spettinata, con gli occhi, marcati da
evidenti borse, quasi fuori dalle orbite e
senza
espressione, all'apparenza
allucinati.
Esordì con la voce acida e
fredda e il tono apprensivo.
-
Ma ti
sembra questa l'ora di tornare? Che vai
facendo?
-
Anna
calmati su - rispose tranquillo Bruno – vedi
che al bar …...
Ma lei lo interruppe subito
incalzandolo.
-
Tu hai
sempre qualche scusa; dovevo uscire e non ci
sono riuscita, ho avuto problemi con la
lavatrice,
la casa è
sporca, mamma ha mal di testa e bisogna
riaccompagnarla a casa, per domani non so da
dove
incominciare, su di te non ci si può contare
….
Era quello che temeva, la
tiritera odiosa e senza senso che non
sopportava.
E bla bla bla e bla bla bla …
ormai Bruno ribolliva dentro.
Non sentiva più neanche le
parole che gli diceva tanto si sforzava di
non reagire, ma non ci riuscì; questo
atteggiamento condizionava
tutti in casa e lui ormai aveva esaurito la
pazienza, si sentiva come una pentola a
pressione.
-
E no,
adesso basta, vieni con me!!!!! - le ordinò
conducendola in camera afferrandola per un
braccio.
Chiuse la porta, la fece
sedere sul bordo del letto e gli si pose di
fronte leggermente chinato in avanti e con
un'espressione che
probabilmente lei non conosceva.
-
Ma si
può sapere perché ti comporti sempre come
una pazza? - iniziò con un tono rude ma
riuscendo
a non urlare – ma
cosa ti dice quella testa? Si è fusa? Vedi
che se stai cercando di allontanarmi ci stai
riuscendo bene,
capito? - sospese qualche secondo mentre
lei, presa alla sprovvista, lo guardava
fisso
con gli occhi
sbarrati, increduli e impauriti – Sei sempre
incazzata, inviperita, pronta solo al
- 38 -
rimprovero e la
lamentela … e senza motivo.
Ma ti rendi conto
almeno? Ti accorgi di quello che fai e cosa
provoca in tutti noi con il tuo modo di
fare? Io così non
ti sopporto più .. capitooooooooo? Qualunque
cosa si fa per te non va bene, ti dico
vai dal medico,
ti accompagno, vediamo cosa si può fare, ma
tu .. ma che ne
sai, che ne sapete voi ..
perché non vuoi essere
aiutata? Come vuoi finire? Come le vuoi
veder crescere quelle due creature?
Così ti va bene?
Quello che ti dico ora non dimenticarlo mai:
Curati, vedi cosa vuoi fare, sei voluta
tornare in questa
città del cavolo e qui hai tutte le persone
a te care mentre io per accontentarti faccio
il massimo
possibile e mi manca tutto.
Riguardati Anna,
riguardati e non solo allo specchio –
indicandolo con un gesto della mano -
altrimenti tra
noi sarà finita !!!
Le voltò le spalle, uscì
dalla camera, portò le buste in cucina, mise
a posto i contenuti, sorrise ai figli e ci
andò a giocare nella loro
cameretta.
Si sentiva peggio di prima e
capiva che probabilmente aveva esagerato, ma
non tornò nella stanza dove
Anna, ora consolata dalla
madre, era ancora immobile ed esterrefatta
mentre realizzava cosa le era successo.
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.--.-.--.-
Un lunedì mattina di metà
gennaio all'orario di apertura delle banche
Mario era già nella saletta d'attesa
dell'ufficio di Ettore, il
direttore della filiale di cui era
correntista.
Erano coetanei e amici da
sempre.
Dopo aver frequentato insieme
le scuole primarie e secondarie scelsero due
facoltà distinte ma rimasero
sempre in contatto avendo
instaurato un'amicizia seria, allegra e
sincera, cementata da alcuni passatempi in
comune e da reciproci
pensieri e segreti.
Per gli amici, con i quali si
frequentavano per delle rimpatriate a base
di cene, tennis, calcetto o poker,
erano “ gli scapoloni “
e di questo se ne rammaricavano quando
si incontravano soli.
Mario ora aveva Raffaella e
tanta voglia di futuro; Ettore invece
sembrava demotivato legato com'era ai
ricordi del suo passato e
sfogava tutto nel lavoro sul quale si era
ormai buttato a capofitto con grosse
propositi di carriera.
Si sentiva sfortunato.
- 39 -
A venti anni, ancora
studente, aveva sposato Giulia realizzando
una fuga d'amore per comprometterla e per
averla vicino per sempre.
Le famiglie non si odiavano
ma loro erano ciechi d'amore, fin da
bambini, e maggiormente da quando
quattro anni prima la
famiglia di lei si era trasferita a Boston
per lavoro e si potevano vedere solo due
mesi
l'anno quando tornava in
Italia.
Quell'estate decisero di
vivere il loro romanzo d'amore dal quale
nacque Franco.
Undici anni dopo però ci fu
un tragico incidente.
L'utilitaria di Giulia, ferma
ad un semaforo a poche centinaia di metri da
casa, subì un violento
tamponamento da un pirata
della strada che la spinse in avanti
coinvolgendola in una tragica combinazione
di carambole con altri
veicoli dalle quali ne uscì senza vita.
Inoltre per accontentare i
sogni e le aspirazioni del figlio,
innamoratissimo degli U.S.A. E dei racconti
che
la madre le faceva da
bambino, acconsentì alcuni anni dopo al suo
trasferimento a Boston presso i nonni e
gli zii, dove avrebbe potuto
studiare e costruire il proprio futuro
mantenendo comunque un fortissimo
legame con il padre.
Un uomo forte reagisce bene
alle brutture e alle ingiustizie della vita
e Ettore fu bravo in questo anche se
inevitabilmente qualcosa nel
suo modo di essere era cambiato, la sua
natura originale era mutata.
Era un buon partito e negli
ultimi anni aveva conosciuto diverse donne,
ma con nessuna aveva mai sentito
scattare la molla; era ancora
prigioniero dei ricordi e le relazioni non
duravano più di un paio di mesi.
Tanta energia fisica e
psichica repressa gli aveva donato una
caratteristica; le sue mani erano calde, mai
sudate.
Una vitalità compressa che il
suo corpo sprigionava in quel modo creando
una sorta di equilibrio psico
fisico automatico.
Anche per questo era ambito
dall'altro sesso; i suoi massaggi erano
straordinari.
Mario nell'attesa riguardava
con calma la documentazione richiudendo la
cartellina e alzandosi in piedi
nell'avvertire l'arrivo di
Ettore; ma ad entrare nel salottino fu
Elena.
Si trovarono di fronte
guardandosi dapprima esterrefatti e poi
sorridenti, ma con il cuore in subbuglio.
- 40 -
-
Ciao
Elena – esordì Mario – che piacere vederti –
titubante dall'offrire la mano o avvicinarsi
per
baciarla.
-
Ciao
Mario, ne sono molto felice anch'io -
rispose allegra Elena avvicinandosi di più
per offrire le
guance avendo
capito l'imbarazzo di Mario.
-
Come
stai bellissima, avrei voluto chiamarti
dieci volte al giorno credimi, raccontarti
tutto ….
-
Va bene
così Mario, non ti preoccupare, io sto bene
grazie e prima o poi parleremo un po' –
rispose
dolcemente
continuando a guardarsi negli occhi.
Anche tu devi
parlare con il direttore?
-
Si,
Ettore è anche un mio caro amico ed ho
preferito incontrarlo per lavoro subito
stamattina, dopo
ho altri impegni;
pensa che ieri sera siamo stati insieme.
Inoltre –
accentuando il sorriso – il mese scorso
quando ho portato il tuo assegno ti abbiamo
nominata; aveva
immediatamente riconosciuto la firma, come
in estasi.
E' un mio
carissimo amico ma non ho mai parlato di
noi, non ti preoccupare, però ho capito che
è
segretamente
innamorato di te, e a ragione – concluse
Mario con un sorriso a trentadue denti
mentre
continuava ad
osservare la straordinaria grazia
dell'espressione del volto di Elena.
-
Beh,
quanto meno non è volgare, ma solo timido –
rispose elegantemente.
Entrambi avrebbero voluto
continuare la conversazione ma accorgendosi
dell'arrivo del direttore si
allontanarono all'unisono
assumendo un atteggiamento consono al
momento.
-
Buongiorno signora De Vitis, ciao Mario, vi
prego di scusarmi per il ritardo – salutò
Ettore al suo
ingresso, e mente
apriva la porta dello studio si rivolse
ridendo a Mario – ma non potevi proprio
evitare di
scalciarmi come un asino ieri sera? Mi fa
male ancora lo stinco accidenti.
-
Ecco,
così la prossima volta non mi rubi il
pallone ahahahahah.
-
Si si,
vieni Mario accomodati – entrando in ufficio
– con permesso signora.
Mario e Elena si scambiarono
un impercettibile segno d'intesa.
-
Ti
faccio portare un caffè?
-
No
Ettore grazie, già fatto – rispose porgendo
i documenti – e non fare lo gnorri con me,
ho notato
-
41 -
benissimo come la
guardavi; che bellissima donna vero? -
stuzzicò Mario che in quei pochi secondi
e per la prima
volta li immaginò intimi; sono due persone
in gamba, pensò, hai visto mai.
-
Ma dai
Mario che dici, è una cliente.
-
Si ma ..
che cliente; cosa pensi quando viene qui e
la vedi muovere, la senti parlare, quando le
stringi
la mano e ti
arriva la sua fragranza?
Non fare il
timidone con me sai – strizzando sorridente
l'occhio.
-
E se non
le piaccio? E come lo capirei con il
rapporto così professionale che abbiamo.
-
Questo
non lo so, ma pensa quanti bei massaggi con
quelle calde manine su quelle forme morbide
e voluttuose.
Io non la conosco
bene purtroppo, però secondo me siete
compatibili, molto compatibili credimi.
Ettore sembrava non dar retta
alle parole di Mario sforzandosi di non
mostrare il suo imbarazzo che l'amico
evinceva chiaramente da come
osservava e catalogava i documenti.
-
Ma dai
Ettore – riprese Mario - ma davvero hai
deciso di restare così?
Ti stai
stempiando alla grande, prendi pochissimo
sole d'estate e tra qualche anno con quegli
occhiali
sembrerai un topo
d'archivio; ti manca solo la pesca solitaria
come hobby.
Il futuro esiste
e lei secondo me se ci sai fare, e la classe
almeno quella non ti manca, è sicuramente
meglio delle
altre; sai che è divorziata si?
-
Si,
questo lo so – tornando finalmente a
guardarlo.
-
E
allora? Vuoi che ti spari una serie di
citazioni di quelle che tanto piacciono a
voi intellettuali
bancari?
“ Fin quando non lo puoi
smentire puoi solo crederci “
“ La mente è
come un paracadute, funziona solo se lo apri
“
“ Gli ostacoli
sono quelle cose spaventose che vedi solo
quando togli gli occhi dalla meta “
“ C'è tanta
gente infelice che tuttavia non prende
l'iniziativa di cambiare la propria
situazione
perché
condizionata …... “
-
Ahahahahh basta Mario – lo interruppe Ettore
– sei stato chiaro, direi proprio
cristallino, ora mi
- 42 -
preparo e .. o la
va o la spacca, va bene? - continuando a
sorridere.
-
Bravo,
ma senza esagerare; alle donne così piace il
tipo timido, arrossisci ma non troppo ok?
E aggiusta quella
cravatta … e schiarisci la voce … e pulisci
bene gli occhiali, la ammirerai meglio -
concluse
scherzando e alzandosi dalla sedia.
-
Tu sei
matto amico mio, ma grazie per il consiglio.
-
Ciao
Ettore, e bada che poi ti chiamo.
Nel salutare Elena all'uscita
Mario si sentiva euforico e curioso e
stringendole delicatamente la mano le
disse allegro:
-
Prego
signora De Vitis, il direttore può
riceverla.
-
Grazie,
arrivederci architetto – rispose lei come se
stesse al gioco.
. - . - . - . - . - . - . - .
- . - . - . -
Bruno e Raffaella dopo tanti
giorni di lontananza si raccontarono tutte
le loro differenti esperienze ed
emozioni con lunghe email e
durante le loro colazioni sempre più
frequenti, talvolta anche pomeridiane, al
bar di fronte la scuola,
felicissimi di farlo.
A nessuno mai avevano dato la
possibilità di essere così partecipi della
loro vita privata; erano amici, si
fidavano e ne avevano
bisogno.
Raffaella fu dapprima molto
dispiaciuta per la tristezza con la quale il
suo caro amico aveva trascorso gli
ultimi giorni dell'anno, ma
si rallegrò nel sapere che finalmente
l'unità familiare si stava ricomponendo dopo
il clamoroso sfogo di Bruno;
finalmente Anna aveva iniziato delle cure
che con il tempo l'avrebbe riportata
al giusto equilibrio aiutata
e confortata dal marito e da tutte le
persone che le volevano bene.
Bruno da parte sua celò un
minimo di rammarico maschilista, che
comunque la sensibilità di Raffaella
percepì chiaramente, alla
notizia del matrimonio programmato, ma ne
era ugualmente felice.
Aveva perso ogni possibilità
di conquistarla, ma non si sentiva un
innamorato frustrato; si rendeva
perfettamente conto che
probabilmente lei, con la sua comprensione,
la sincerità, le parole confortevoli,
aveva notevolmente
contribuito alla ricostruzione della sua
serenità.
Con lei vicino come amica si
sentiva un uomo più completo; gli aveva
restituito fiducia verso i valori della
- 43 -
vita e avevano sempre voglia
di leggersi e di vedersi, come due complici.
Raffaella si svegliò in
anticipo rispetto alle abitudini e notò
subito che il suo umore non era il solito.
Fisicamente si sentiva
riposata ma era decisamente nervosa.
La sera prima non era
accaduto nulla di male, anzi; aveva parlato
e scherzato con Mario e scambiato poche
simpatiche email con Bruno
dandosi un appuntamento anticipato al bar
per parlare un po' di più e anche
questa stava diventando una
consuetudine.
Alla fine, ormai stanca, si
era dolcemente addormentata.
Forse,
pensò, mi avrà rattristato qualche sogno
che non ricordo, tentando di trovare una
spiegazione
sbrigativa.
Bruno naturalmente avvertì
questo suo stato e si accontentò della
risposta sincera di Raffaella.
-
Davvero
Bruno, non lo so, so solo che stamani mi
sono svegliata così, tranquillo, passerà
presto;
ordiniamo? Ho un
certo languorino – sforzandosi di sorridere.
Iniziò a cambiare espressione
guardando il cappuccino e con il cornetto in
mano; si sentì all'improvviso
invadere da una sensazione
strana che le saliva dal ventre e le
provocava calore.
-
Che
succede Raffaella? Sei impallidita, ti senti
bene? - chiese Bruno serio e preoccupato.
Lei non rispose, si sentiva
bloccata ed impaurita e cercava di capire
cosa le stava accadendo, finché ebbe
un forte improvviso senso di
nausea che non poté nascondere.
Gli ormoni mutano.
Fece cadere il cornetto
farcito come per allontanarne l'odore e si
appoggiò allo schienale della sedia per
riprendere fiato con lo
sguardo incredulo ed esterrefatto.
A quel punto Bruno capì; le
si avvicinò il più possibile e con un
sorriso a trentadue denti le disse:
-
Raffaella, stella bella, ma tu sei incinta …
congratulazioni amica mia.
Rilassati dai, è
la natura; va tutto bene, sono i tuoi sogni
che finalmente iniziano ad avverarsi ed
io sono
onoratissimo di aver vissuto questi momenti
con te.
-
Oddio
Bruno, mi sa che hai proprio ragione.
-
Coraggio
allora, questa fase non sarà lunga e
sicuramente lo sai; una nuova vita si sta
creando dentro
- 44 -
di te, sarai madre, una
meravigliosa madre.
-
Grazie
Bruno, sei gentilissimo e io …
emozionatissima.
-
Cosa
starà facendo ora Mario? Chiamalo dai, fallo
felice e chiamalo subito, io mi allontano.
-
No
Bruno, aspetta, devo prima capire come mi
sento e cosa fare adesso.
-
Giusto –
la confortò Bruno – ora si va dal preside
per prendere la giornata di permesso, poi
dal
medico ed infine a casa a
riposare, riflettere, progettare e sorridere
alla vita.
-
Si Bruno
farò così, e hai ragione anche su Mario, lo
chiamo subito, è giusto.
-
Brava
Raffaella, ma ad una condizione …
-
Quale?
-
Dammi
due minuti per papparmi la colazione –
rispose allegramente.
-
Ahahahahah … ma certo mattacchione – ridendo
finalmente di gusto.
. - . - . - . - . - . - . - .
- . - . - . - . - . -
-
Pronto …
Elena?
-
Ciao
Mario – rispose felice – che bella sorpresa.
-
Ciao
bella amica mia, scusami se ti disturbo, non
l'ho mai fatto ma ora non posso proprio
mantenermi,
ho bisogno di
parlare e sei l'unica che merita una mia
emozione forte, la più forte.
-
Ma certo
caro, sono qui e mi fa davvero piacere,
dimmi pure.
Fiero della sua approvazione
Mario le raccontò tutta la sua storia dopo
averla conosciuta, a partire da quando
tornò a Brescia.
-
Sto per
partire per Modena Elena, Raffaella mi ha
chiamato e ha appena scoperto di aspettare
un
bambino, il nostro bambino;
voglio starle vicino almeno un po' subito.
-
Mario …
ma cosa mi dici, tutto ciò è stupendo – e lo
disse emozionandosi, con il calore agli
occhi –
auguri e sai quanto sono
sinceri.
Sarai un padre
perfetto e il bimbo avrà due genitori che si
amano.
-
Grazie
Elena, so che sei sincera, quanto vorrei che
fossi così felice anche tu, credimi.
-
Grazie
Mario, ma dimmi, sono la prima a saperlo?
Ettore sa già la notizia?
- 45 -
-
No,
l'ultima volta che l'ho visto eravamo
insieme, l'ho risentito una sola volta
giorni fa per disdire
una serata;
abbiamo troppi impegni ultimamente ma appena
posso ci rivediamo e ne parlo.
-
Allora
ti faccio una confessione: Il tuo amicone mi
ha chiesto di vedermi a cena.
-
Davvero?
Ma è magnifico Elena, Ettore è molto in
gamba oltre ad essere serissimo e ti
assicuro che
sa essere
brillante simpatico e spigliato.
Posso chiederti
cosa ne pensi? Io personalmente, permettimi
di esprimermi così, vi vedo molto bene.
-
E' un
brav'uomo e si vede benissimo – rispose con
il solito stupendo tono che faceva
facilmente
immaginare
un'espressione dolcissima – e diciamo che …
gli occhiali non gli stanno male,
soprattutto
se cambia
montatura.
-
Ahahahahaha sei grande Elena, unica.
Allora hai
accettato vero?
-
Si, è
stato molto galante e con un minimo di
imbarazzo che non guastava affatto; è una
personalmente
gradevole alla
quale ci si può affezionare, vedremo –
acuendo simpaticamente un sospiro dai tanti
significati.
-
Ti ho
conosciuto Elena, so che sarai in grado di
capire, di scegliere, ponderare.
Vi racconterete
le proprie storie che io già conosco e
scoprirete tante cose di voi stessi.
Il mio momento
magico, che so di dovere a te, mi incoraggia
a dirti una cosa: Tu dovresti fare un
figlio, stupenda
donna, sarebbe sicuramente il più bello e il
più completo degli esseri umani.
Ti auguro tanta
fortuna, e non farti scrupoli, se ti va
chiamami.
-
Va bene
Mario, grazie di tutto e fa buon viaggio – e
lo disse con la pelle d'oca.
In autostrada Mario pensava
alle straordinarie combinazioni che potevano
verificarsi.
Tanti mesi di piatta,
monotona vita fatta di routine, di apatia e
strani pensieri e poi, all'improvviso, la
possibile forse ultima
possibilità per sé e le persone a lui più
vicine.
La vita.
. - . - . - . - . - . - . - .
- . - . - . - .-
- 46 -
Gli scapoloni prima di
sedersi al tavolo prenotato andarono a
salutare “la sacerdotessa dei fornelli”;
così
scherzosamente chiamavano
Grazia, la simpatica signorona titolare e
splendida super cuoca del solito
ristorantino a conduzione
familiare vicino al porto al quale erano
tanto affezionati per la riservatezza
dell'ambiente e per la
genuinità degli squisiti sapori che con
sapiente maestria riusciva ad offrire ai
clienti.
La musica soft di sottofondo
favoriva la tranquillità necessaria per
sentirsi a proprio agio; anche se il piccolo
locale era pieno la
sensazione era sempre di essere soli.
Volevano passare una serata
importante e particolare senza sapere bene
se per farsi confidenze, raccontarsi
o festeggiare.
Inevitabilmente si
ritrovarono a filosofeggiare sulle donne,
sulla vita.
-
Qui non
si capisce bene chi deve offrire la cena –
esordì scherzosamente Mario – siamo allo
stesso
tavolo dove ho
chiesto a Raffaella di cambiare tutto in un
attimo ed in questo stesso locale ti sei
rivelato ad
Elena.
Ora io sto per
sposare la gemma preziosa che già custodisce
nostro figlio e tu hai trovato finalmente
la tua stella.
Siamo due uomini
fortunati? Sicuramente secondo me abbiamo
finito di cercare.
-
Lo spero
Mario, anzi ne sono sicuro.
Da quando l'ho
conosciuta meglio mi sento bene, la mente
spazia ed ho sempre voglia di rivederla.
E' diversa dalle
altre, sono pazzamente innamorato e ora
sorrido alla vita.
La settimana
prossima andiamo a Brescia dai suoi ed in
estate a Boston.
-
Grande
Ettore, bravissimo, siete proprio una coppia
perfetta – rispose Mario che comunque con
la mente riviveva
ancora alcuni sprazzi di indimenticabili
momenti trascorsi con lei – e poi, con
quella nuova
montatura di occhiali stai meglio, sembri
più giovane; è stata lei vero?
-
Si –
rispose compiaciuto – e comunque grazie
compare, ma dimmi, come sta Raffaella?
-
E'
raggiante, non vede l'ora di diventare
mamma, ed io papà naturalmente.
Datti da fare
anche tu dai, non far passare troppo tempo;
tanto per cominciare sarete i miei
testimoni, e ci
tengo tantissimo.
- 47 -
-
Domani
lo dico ad Elena, ne sarà felice.
-
E la
settimana prossima Raffaella sarà a Pescara
quindi ceneremo tutti insieme ok?
-
Ok capo
– rispose Ettore alzando il bicchiere per
suggellare con un brindisi l'impegno mentre
venivano serviti
i primi assaggi.
-
Ma tu
ricordi quanti discorsi ci siamo fatti in
questi anni sulla vita, sulle donne, e come
sono cambiati
man mano che gli
anni passavano?
-
Certo
che si amico mio, gli eventi della vita e le
esperienze modificano idee e giudizi; se sei
bravo
e fortunato ti
tempri, ma senza di loro sicuramente non si
può vivere, solo che in qualche modo deve
nascere la
scintilla che ti permette di superare le tue
barriere e questo è compito della natura con
le
sue alchimie.
-
Infatti,
e poi se manca il romanticismo è tutto così
insipido …
-
Ei
giovanotto, non ti metterai a sparare
citazioni proprio ora con gli antipasti
vero? - disse Ettore
con aria
scherzosamente preoccupata.
-
E perché
no – rispose di gusto Mario – ne ho un paio
carine che ci stanno benissimo credimi.
-
Ahahahah
… e te pareva.
-
Le donne
sono diverse da noi, e non solo per le
appendici fisiche naturalmente – ribadì
Mario ridendo
- il loro è un
universo intricato, vivono di sensibilità
originali, hanno un istinto particolare per
certe
cose.
-
Ok dai,
continua pure allora, vai forte quando sei
te stesso; io però non faccio raffreddare
nulla …
mmmmmm .. senti
qua – riprese Ettore con un'espressione
estasiata dai sapori che gustava.
-
Se è per
questo nemmeno io, stasera mi sembra anche
più buono del solito – alzando il pollice
verso la
sacerdotessa che dall'ingresso della cucina
osservava con aria seria e soddisfatta
gli avventori in
una simpatica posa dittatoriale con le mani
sui fianchi, con tanto di grembiule
infarinato e con
la retina bianca protettiva in testa.
Nei minuti d'attesa dei primi
piatti Mario riprese con le sue
elucubrazioni.
-
Quando
sono tra di loro le donne parlano di moda,
delle ultime tendenze, dei colori
dell'arredamento,
-
48 -
osservano la vita
di coppia degli altri, seguono il gossip; a
loro piacciono le missioni impossibili
che si sposano
con l'orgoglio tipicamente femminile.
-
Giusto
Mario, approvo totalmente e aggiungo che in
fondo è proprio per questo che non mi sono
mai deciso con
altre in questi anni.
Diciamo che
ognuno di noi dovrebbe riuscire a conoscere
approfonditamente la donna che ha queste
caratteristiche
naturali nel limite accettabile rispetto
alle proprie.
Ho detto una cosa
troppo maschilista? O magari se preferisci
troppo da bancario? - rispose Ettore in
tono scherzoso ma
interessato all'argomento.
-
Ma si
dai, in fondo non si finisce mai di
imparare, si incassa e si porta a casa; la
vita riserva incontri
di ogni tipo:
Alcuni ti immettono su buone strade, con
altri vai per fossi.
-
Però
questa differenza psico/mentale tra i due
sessi è sempre stata sfruttata dall'uomo nei
secoli;
maschio
cacciatore, femmina preda.
-
Si è
vero – rispose Mario – ma ti ricordi quando
eravamo ragazzi?
Se ad una bella
ragazza super corteggiata tu dimostri poco
interesse lei ne risente e le tue
possibilità
aumentano.
Vuoi tenerti
stretta la tua ragazza? Falla immaginare che
potrebbe avere un rivale con una frase tipo
… ultimamente ti
vedo ingrassata … e il suo orgoglio verrà
fuori; non amano perdere, portare a
termine le
operazioni con qualsiasi mezzo è il loro
obiettivo.
-
Molto
però dipende dalla loro indole, dalle
aspirazioni, dall'ambiente in cui sono
cresciute e nel quale
si ritrovano in
seguito.
-
Infatti,
e poi nella vita ti criticheranno sempre,
parleranno male di te e sarà difficile che
incontri
qualcuno al quale
puoi piacere così come sei; quindi, continua
Charlie Chaplin – e nel nominare
l'autore della
citazione si sorrisero come due ragazzini –
vivi, fai quello che ti dice il cuore, la
vita
è come un'opera
di teatro che non ha prove iniziali: canta,
balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno
della tua vita
prima che l'opera finisca senza applausi.
-
L'amore
non è un vestito confezionato – continuò
Ettore – ma stoffa da tagliare, preparare e
cucire;
- 49 -
non è un
appartamento chiavi in mano, ma una casa da
concepire, costruire, conservare e, spesso,
riparare; M.
Quoist.
Visto? Mi sono
preparato – alzando nuovamente il calice e
sorridendo all'amico.
-
Bene
Ettore, molto bene … il direttore finalmente
è in gran forma, la cura Elena funziona
allora, avrai
le mani fumanti
in questo periodo.
-
E si,
avevi proprio ragione, altro che pesca
solitaria.
-
Gli
uomini vorrebbero essere il primo amore di
una donna; questa è la loro sciocca vanità.
Le donne hanno un
istinto più sottile per le cose; a loro
piace essere l'ultimo amore di un uomo:
Oscar Wilde.
-
Ad ogni
uomo corrisponde un seduttore: baci
perugina.
La risata che ne scaturì
coinvolse anche la sacerdotessa Grazia che
li stava servendo personalmente un
caciucco alla viareggina
profumato, fumante e consigliato da lei
stessa; finse un simpatico rimprovero
e andò via osservando gli
altri tavoli e scambiando battute con i
clienti.
-
Si Mario
è complesso – continuò Ettore – ma alla fine
uomini e donne esistono; è l'amore che
conta, il resto è
difficile da spiegare.
-
Esatto,
è difficile – e dopo una breve pausa –
senti? - indicando senza voltarsi un
altoparlante sulla
parete alle sue
spalle – lo dice anche Guccini … “
E' difficile spiegare se non hai capito già
“.
. - . - . - . - . - . - . - .
- . - . - . - . - . - . - . -
Il grande giorno è arrivato.
Per Mario e Raffaella era il
più bello della loro vita, il più
desiderato.
Se la natura aveva deciso di
manifestare con la sua potenza il piacere di
vedere la coppia felice non avrebbe
potuto creare una regia
migliore.
Una splendida giornata di
sole con una leggera brezza che accarezzava
dolcemente i volti della piccola
sorridente folla davanti alla
chiesa.
Era tutto pronto.
La rappresentazione perfetta
del significato del rito; l'unione di due
principi, prima incompleti poi uniti
- 50 -
a formare una terza cosa: Lo
sposo simbolo del dio divino aspetta la
sposa, simbolo dell'anima, che fa il suo
percorso per raggiungerlo con
l'approvazione della comunità.
La chiesa era colma di
invitati e stupendamente addobbata di fiori
soprattutto lungo il percorso della navata
ai lati del tappeto rosso.
Un leggero brusio ed i volti
impazienti che si giravano verso l'ingresso
facevano percepire l'imminente arrivo
di Raffaella.
Il maestro Giovanni, il
migliore organista della città, rivedeva con
il suo allievo violinista alcune sfumature
dei brani celestiali che
aveva scelto per l'occasione.
Lo sposo, elegantissimo e con
una rosa bianca con sfumature rosa
all'occhiello, era dinnanzi all'altare con
il
viso sorridente, luminoso;
sembrava che quel mattino avesse rubato i
primi raggi di sole per nutrirsi ed
inebriarsi di quella luce, ma
la sua luce era lei … lei che finalmente
stava diventando sua moglie.
Era il giorno della
realizzazione dei loro sogni, dei progetti
che finalmente vedono il futuro prendere
forma.
L'apoteosi di una storia.
Una donna innamorata da
amare, un figlio da coccolare.
Il passato che sparisce ma
che ha reso forti, indistruttibili.
Per celare l'emozione
dell'attesa Mario e le coppie di testimoni
parlavano e scherzavano tentando di
allentare
la tensione.
Bruno e Anna, finalmente
rigenerata, erano quella da parte di
Raffaella.
-
Grazie
Bruno per aver accettato di venire e ancor
di più per essere stato vicino a Raffaella –
gli
disse Mario
appoggiando affettuosamente la mano sulla
sua spalla – ora capisco davvero perché
teneva tanto alla
vostra presenza; sei un grande.
-
No
Mario, non devi ringraziarmi, ti assicuro
che è un onore essere vostri ospiti da ieri.
Il vero grande
sei tu; bravo, complimenti e auguri –
rispose sorridendo – li meritate tutti.
Ettore e Elena, naturalmente
fantastica ed osservatissima, erano
perfettamente a loro agio in quel ruolo di
intimi e vivevano il momento
magico per i loro amici senza alcun
imbarazzo.
Più di una volta restarono in
silenzio sorridenti per imbarazzare ancor di
più lo sposo che non riusciva a
proferir parola per arrivare
insieme in pochi secondi ad una risata
liberatoria.
- 51 -
Il brusio aumentò
all'improvviso; la sposa era arrivata.
La lussuosa auto blu arrivò
lenta per arrestarsi dolcemente davanti alla
gradinata all'altezza del tappeto.
I presenti si animarono
felici.
La madre di Raffaella si
affrettò ad aprire lo sportello e aiutarla a
scendere per poi abbracciarla e piangere
dalla gioia.
Raffaella era stupenda,
meravigliosa
Indossava un vestito molto
semplice, al ginocchio, che esaltava la sua
bella figura e celava bene sotto il
giacchino i mesi di
gravidanza.
Salì con il bouchet in mano
con estrema eleganza e porse il braccio al
padre che lo attendeva guardandola
fiero.
Si sorrisero e si avviarono
verso l'altare seguiti dai due paggetti e
dalle damigelle con le quali aveva salito
la gradinata.
Le note del canone di
Pachelbel iniziarono ad elevarsi.
Gli sguardi ammirati erano
tutti per lei, per la sua grazia, per la sua
bellezza.
Il passo lento, misurato, e
lei sorrideva agli amici e ai parenti.
Mario la osservava orgoglioso,
i testimoni erano incantati.
A pochi metri di distanza si
fissarono negli occhi, lucidi e sinceri, e
lui fece qualche passo avanti per
accoglierla.
-
Ciao
bella signora …
-
Oh …
amore mio …
E la funzione iniziò.
. - . - . - . - . - . - . - .
- . - . -
Un'ora di favola, di
atmosfera incantata, il magico momento del
si, le fedi, le voci spezzate dall'emozione,
le lacrime di felicità.
E poi tante foto, tanti baci;
tutti volevano manifestare personalmente
agli sposi i loro auguri e il piacere di
vederli così felici.
- 52 -
Fuori la chiesa mentre già
gli invitati si preparavano per il corteo di
auto Mario si rese conto che in tutta
quella festiva ressa non
aveva più visto Ettore e Elena.
Li cercò quindi con gli occhi
e li notò a pochi metri da lui in un
atteggiamento strano: confabulavano con
un fare misterioso
guardandolo, sorridendo e a volte anche
indicandolo.
Subito dopo Elena incominciò
ad avvicinarsi seguita dallo sguardo
divertito di Ettore.
-
Auguri
Mario – le disse baciandolo.
Lui la guardò con
un'espressione che valeva mille parole, ma
prima ancora che riuscisse a dire qualcosa
Elena continuò fissandolo
sorridente:
-
Tra due
mesi sarete i nostri unici testimoni.
Mario


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