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 Federica come stai? Hai riposato?

 Abbastanza bene grazie, non al top naturalmente ma sufficiente per prendere un the con voi, che ne dite?

 Va benissimo, Giulio è già qui; a tra poco allora

E rivolgendosi a Giulio

 Coraggio bello, andiamo a comprare dei biscotti da the.

 Uh Uhhhhhhhhhhhhh.

Naturalmente gli faceva piacere rivedere Fede, ma sapere della presenza di Gianna lo stuzzicava particolarmente

e mentalmente stabilì che nessuno avrebbe dovuto notarlo, sperando che anche lei pensasse la stessa cosa.

Era così.

La madre, gentilissima, li fece accomodare in salotto; Gianna indossava una simpaticissima tuta colorata e aveva

raccolto i capelli, Federica in pigiama e vestaglia, tutto rosa.

 Ma che bei occhietti da gattina che hai.

 Gianna, Matteo mi prende in giro – con la vocina da bambina.

 Ahahhahah .. hai ancora febbre?

 No per fortuna e se non risale credo che martedì torno alla vita normale.

La signora servì la calda bevanda con un elegante servizio in porcellana e i biscotti in un particolare e altrettanto

fine vassoio.

Durante l'allestimento della merenda i due complici si sono guardati per un lunghissimo interminabile secondo.

Ci sono sorrisi che sanno arrivare direttamente al cuore, e sono capaci anche di conquistarlo subito.

 E' chiaro – esordì Giulio – che la serata è solo rinviata, giuro solennemente che nessun motivo buono

che sia mi farà assentare.

 Vedremo – sospirò sorridendo Gianna.

Per il resto della visita le coppie parlarono tra di loro intensamente, come isolati, tanto che Giulio non ebbe

l'opportunità di sfornare nessuna delle sue battute.

Le ultime parole di Matteo furono:

 Tranquilla dai, ti vengo a prendere all'uscita del lavoro di sera e ne parliamo bene, ok?

 Va bene Matteo, grazie per essere venuto.

 Vederti è sempre un piacere Fede.

Giulio non fu molto loquace al ritorno; preferì tornarsene a casa e non riuscire.

Il mercoledì sera Matteo si presentò e zio Ugo concesse con piacere alla nipotina di anticipare l'uscita.

Pioveva ma non intensamente e procedevano sotto braccio protetti dal capiente ombrello.

Entrambi sapevano che c'era qualcosa da capire, da decidere, ed entrambi ci avevano pensato molto.

 Sei d'accordo se dico che ogni goccia di pioggia è una lacrima che scende?

Federica sorrise e lo strinse un po' più a se.

 Matteo, ho pensato molto.

 Anch'io ti assicuro.

 Sei speciale e mi piaci tanto e mi sono sentita un po' sollevata quando ho capito che anche tu come me

non sei riuscito ad andare oltre .. l'amicizia, e sappiamo anche che avremmo voluto.

 Non avercela con me ti prego, sei una stupenda e preziosissima ragazza e a te tengo molto.

Credi nella vera amicizia? Non sarà facile, non usciremo più in quattro.

 Sai Matteo, ci lasciamo dopo poco più di due mesi senza aver mai litigato, e sai perché?

Con te non è possibile, sei troppo giusto; passa o chiama quando vuoi, ma mi raccomando, sii sempre

te stesso.

Si, ogni goccia di pioggia è una lacrima che scende e loro noncuranti piangevano, sorridevano e si

abbracciavano.

Giulio procedeva nel reparto sportivo guardandosi intorno e con un'andatura quanto meno particolare.

Matteo lo nota e gli va incontro.

 Giulio, come mai qui? Ti aiuto?

 Gianna mi ha lasciato.

 Cosa? E quando?

 Un'ora fa Matteo, un'ora fa; l'ho chiamata e dopo pochi minuti … non eravamo più insieme.

Ehi, ma sei così triste per me? Grazie.

 Anche tra me e Federica pare sia finita.

 Impossibile.

 Invece si, ieri sera.

 Ma tutto ciò è incredibile, che cazzaccio sta succedendo?

Ho praticamente chiuso una vendita, avviso gli amici per festeggiare insieme e … guarda che novità.

Senti, ora devo andare, ho appuntamento dal notaio, ma stasera io e te andiamo in quel nuovo localino

vicino al porto per un buon brodetto; per favore accetta, ne parleremo, sento che ne abbiamo bisogno.

 Si ma ti invito io, vieni a casa mia, meglio più tranquillità.

 Ok, ora però scappo, tieni il cellulare acceso mi raccomando.

L'invito di Matteo è stato istintivo e almeno per ora non vuole capire se in qualche modo è collegato-influenzato

dalla cena con l'ex ragazza dell'amico.

Fa dei segni ai suoi collaboratori, si eclissa in magazzino e digita il numero di Gianna.

 Ciao, ti posso disturbare un attimo?

 Ciao Matteo, ma certo, dimmi pure.

 E' appena passato Giulio.

 Capisco, e ti ha raccontato.

 Posso chiederti perché?

 Cosa vuoi che ti dica, io e te bene o male ne avevamo già parlato, poi quella chiacchierata del the, il mio

momento, … diciamo che ci condizionavamo a vicenda e non è giusto.

Inoltre ho parlato molto con Fede.

 Chiarissimo Gianna, come sempre con te.

Ora però cambia tutto e mi sento un po' in colpa, forse dovevo muovermi diversamente.

 No Matteo, io credo invece che ci siamo comportati tutti benissimo, anche lui e me ne compiaccio.

E' sempre comunque un ragazzo vivo, in gamba, e un grande amico.

 E tu come stai?

 Un po' tesa e anche dispiaciuta, ma me la cavo, e poi ho tanto da fare e non posso permettermi di

lasciarmi andare ora; la vita ha strani schemi e lasciar lavorare solo l'istinto a volte va bene.

 Troveresti di cattivo gusto ricevere un messaggio o una chiamata tanto per sapere come stai e come

procedono gli esami?

 Guai a te se non lo fai invece.

Non imbarazzarti, se vuoi eviteremo che lo sappia Fede, ma fa sempre quello che senti e … attento sai,

potrei farlo anch'io.

 Sei una grande Gianna, grandissima, e tua sorella non è da meno; buonissime cose allora.

 Ciao Matteo, buona giornata.

Hanno cucinato, mangiato, bevuto e parlato, per meglio dire si sono sfogati.

 Ormai le cose stanno così Giulio, che ci vuoi fare.

Dispiace tantissimo anche a me, ma almeno sappiamo tutti di essere stati sinceri e il tempo cancellerà

questi momenti e resteranno solo i bei ricordi.

Che vogliamo fare ora?

 Beh, se hai la lampada magica possiamo chiedere tre desideri, diversamente cosa ne pensi di un grappino

al circolo? Offro io.

 Si, perché sai di perdere.

 Mmmmmmmm.


 Eccoli, il gatto e la volpe … mi pare di vedervi un po' sfriccicarelli …

 Visto che ci ama? Ottima vista bambola, un primo giro di grappe per noi e quello che desideri per te,

ma non un ginseng; offro mì.

In teoria è tutto facile, nella realtà invece a volte i conti non tornano.

Le azioni si possono comandare, i pensieri no.

Si mancavano e tutti ne risentivano.


Le poche volte che i maschietti si incontravano non toccavano mai l'argomento e sembravano fare enormi sforzi

per dimostrare di essere sempre gli stessi.

Anche nel rapporto tra le ragazze , unico e speciale come sempre, si avvertiva una minima differenza, magari

solo un motivo in meno per parlare.

Il film della vita continua per tutti; i ritmi, gli orari, le pause, ma immancabili i momenti cupi affiorano.

E' inevitabile, un po' di voglia di fare va via.

Se Giulio per qualche motivo si trova in centro, seppur a malincuore evita di passare nei pressi della profumeria,

per non parlare della possibilità di chiamare la ex, quasi timore.

Gianna faceva più pause del solito a volte sbuffando e battendo la penna sul tavolo per andare a bere un

bicchiere d'acqua, ma sapeva che non era sete; non conosceva questo stato di nervosismo.

Federica faticava a prendere sonno e di giorno spesso si sentiva svogliata; il sensibile zione capiva e non le

diceva nulla.

Matteo metteva un ardore particolare nel suo lavoro come per stancarsi sempre più e non permettere al cervello

di pensare ad altro.

Sottovalutava però la sua materia grigia che come un tergicristallo spazzava tutto e inseriva immagini di Gianna,

e lo faceva mentre guidava, mentre mangiava, mentre leggeva, facendogli tornare in mente tanti attimi,

tanti atteggiamenti, tante parole, tante sfumature.

Insomma in ogni momento libero diveniva un'immagine fissa, costante; era amore?

Entrambe gli avevano detto di non sparire, ma il suo carattere e l'amicizia con Giulio glielo impedivano.

Come poteva in quella strana situazione dimostrare le sue segrete passioni?

Che avrebbero pensato gli altri?

E i giorni passavano.

Decise di passare l'intero mercoledì di riposo a casa; nessuna prospettiva lo allettava, nemmeno il biliardo o la

bici, voleva solo poltrire, poi si vede.

Scelse la quinta di Beethoven per sottofondo e tornò sul letto con la sua preziosissima cartellina verde custode

dei suoi scritti, dei suoi ritagli, che tanto amava leggere e memorizzare, spesso anche commuovendosi un po'.